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Dai social lotta al terrorismo. Ma bug rivela “investigatori” di Facebook

Facebook lotta al terrorismoROMA – La lotta al terrorismo passa anche dal monitoraggio continuo dei social network. Facebook, su questo, è in prima linea con la sua task force di “investigatori” a caccia di post propagandistici. Ma non è semplice come si può pensare. Individuare e intervenire sui profili dei terroristi o dei loro fiancheggiatori comporta dei rischi come nella vita reale. Il bug scoperto in questi giorni, che mette a rischio l’identità di chi lavora alla task force, è la prova più evidente.

Facebook lotta al terrorismo e difesa della privacy

Quando di parla di social network la prima cosa che viene alla mente è la privacy. Ma come si concilia questa con la lotta al terrorismo? Il terreno della discussione è minato e dai confini molto labili. Per individuare post “sospetti” è necessario entrare nei profili degli utenti, “spiare” identità e monitorare le loro attività. Un lavoro che fa storcere il naso ma necessario se si vogliono “troncare” le comunicazioni sospette, la propaganda e risalire agli autori e fiancheggiatori dei gruppi estremisti. Domande su come procedere o meglio “hard question” che investono i social in pieno. “La nostra posizione sul terrorismo è abbastanza chiara”, spiegano da Facebook.  “Non deve trovare posto in nessun luogo, né su Facebook né altrove su internet”. Mark Zuckerberg ammette che quello dello scontro tra difesa della privacy e lotta alle campagne di odio è “un dibattito che durerà anni”. Ma, poi, sottolinea “abbiamo la responsabilità di impegnarci per la sicurezza della nostra comunità”. È lo stesso social che, a questo punto, chiede aiuto agli utenti aprendo un blog per alimentare il dibattito. Tutte le domande e i suggerimenti sul tema possono essere inviati a [email protected]

Facebook lotta al terrorismo, a rischio identità task force

Gli uomini assunti da Fecebook per individuare i post inneggianti al terrorismo sono oltre un centinaio, diverse migliaia quelli, invece, chiamati a monitorare h24 l’intero social. Un bug nel sistema, però, ha svelato parte di queste identità mettendo in serio pericolo gli uomini della task force. L’inchiesta che ha svelato la falla nel sistema di sicurezza è quella del quotidiano inglese The Guardian. Il magazine ha raccolto le testimonianze di alcuni membri di Facebook in servizio a Dublino. Uno di loro ha anche lasciato il Paese, con tutta la famiglia, per paura di possibili ritorsioni. Le identità, complete o parziali, svelate dal bug sono oltre un migliaio. Uomini e donne chiamati a setacciare, per 13 euro l’ora, il social network alla caccia delle “campagne di odio”. Sì perché, giusto ricordare, che oltre al terrorismo gli uomini di Fb si occupano anche di omofobia, bullismo, odio razziale. La falla ora è stata riparata ma il danno è fatto. Con molta probabilità nuovi “investigatori” prenderanno il posto di quelli “svelati” e la “caccia” riprenderà a pieno regime.