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Bedevil – Non installarla horror che diventa virale

ROMA – Bedevil – Non installarla ovvero l’horror che viaggia in rete attraverso una malefica app. Un’applicazione per smartphone che “può ascoltarti, può osservarti, vuole ucciderti”

Bedevil – Non installarla, l’horror diventa virale

Che fine hanno fatto gli assassini cinematografici in carne ed ossa? Dove sono i vari Freddy Krueger, gli Hannibal Lecter, i Leatherface? Con tutti loro il male era “umano”, concreto e, in qualche modo, prevedibile. Albergava in tutti gli spettatori una speranza di salvezza, di potercela fare. Grazie ad un eroico poliziotto, forse, o anche solo alla furbizia di una potenziale vittima. Insomma tutti erano in attesa di quel “colpo di scena” finale e della scritta “happy end”. Ma, oggi, il “maligno” si trasforma e diventa irreale, si evolve. Fino a qualche decennio fa viaggiava nelle videocassette, poi, ha optato per i cavi del telefono e, ora, con Bedevil – Non installarla, trova casa nei vari Play e App Store. Come un comune virus si insinua nei nostri device, si appropria dei nostri dati, dei nostri segreti, ci ascolta, ci osserva “vuole ucciderci”.

Bedevil – Non installarla, il film

Cinque ragazzi di un college scaricano la stessa applicazione per smartphone, Bedevil. All’apparenza assomiglia a Cortona o, forse, a Siri. È un assistente personale, insomma. Ma dietro il volto celato dal display, l’applicazione carpisce dati e segreti dei giovani. Si intrufola nelle loro vite, sente e scopre le loro paure. È di queste che moriranno uno ad uno (forse). Saranno tutti vittima dei loro peggiori incubi. Ma…

Bedevil – Non installarla, uscita e cast

Il film, in uscita in Italia il prossimo 28 giugno, è diretto da Abel e Burlee Vang. Gli stessi di Final Destination. Tra i premi vinti anche il Nicholl Fellowships in Screenwriting, dell’Academy Awards, destinato ai giovani sceneggiatori. Nessun cast stellare ma solo giovani e bravi attori. Tra questi Saxon Sharbino del remake di Poltergeist e Amelia Robbins della tv-serie Touch. Il film è molto ben fatto e non deve essere inscritto nella categoria dei soliti horror. La riflessione che induce è, infatti, profonda. Mette in discussione la nostra dipendenza dalla tecnologia, la nostra cieca fiducia in essa.