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“Vadi ragioniere, vadi”: l’Italia ricorda Paolo Villaggio

“È morta anche la mia giovinezza. Fantozzi è stato l’unico uomo che mi abbia veramente amato”.
Così Anna Mazzamauro scrive sui social il suo omaggio a Paolo Villaggio, morto questa mattina a Roma all’età di 84 anni.
Con lui se ne vanno Ugo Fantozzi, Giandomenico Fracchia e tutti i personaggi che hanno fatto la storia della tv.
“Ho saputo della sua morte dai telegiornali” ha raccontato all’agenzia Dire, Plinio Fernando, l’indimenticabile “Mariangela”.
“Mi e’ dispiaciuto molto, sapevo che ultimamente non stava bene. Provo dispiacere. Era un grande attore, lo conoscevo da 40 anni. L’ultima volta ci siamo visti 3 anni fa alla Festa del cinema a Roma. Tra noi c’era un rapporto di stima, cordiale, di amicizia anche se superficiale, legata soprattutto ai film che giravamo”.

La “signorina Silvani” non è l’unica a rivolgere una parola social in suo ricordo.
Su Twitter, Facebook e Instagram l’Italia piange il suo gigante della comicità.

 

Il cinismo. L’intelligenza. La cattiveria. Il senso dell’umorismo e del ridicolo.

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No Paolo, non ci credo dimmmi che è una gag per spiazzarci tutti ancora una volta! Non te ne puoi andare, tu no. Tu che hai cambiato il modo di far ridere in TV con “Quelli della domenica” . Tu che al cinema hai portato un personaggio come Fantozzi entrato nella storia della nostra letteratura, il nostro Charlot all’italiana. Non posso dimenticare quando 10 anni fa sei venuto al mio “Monte Carlo Film Festival” e mi chiamasti dall’hotel due ore prima del Gala nel quale ti avrei premiato ” Ezio ma sei sicuro che devo mettere lo smoking?” “È sì Paolo, dai ce l’hanno tutti” e lui “allora mandami 4 sarte , anzi 4 scaricatori di porto che mi aiutino a infilarlo”. Si presentò come vedete nella foto, confezionato e compresso dentro a quell’involucro “L’ho fatto per te – mi disse – ma potrei esplodere in qualsiasi momento”. Sul palco fu devastantemente divertente, felice per la festa che gli avevo preparato. L’anno dopo fummo premiati entrambi ai Globi d’Oro di Roma. Quando salì sul palco disse “L’anno scorso sono stato premiato al Festival di Greggio. A Monaco sono stato benissimo: Ezio ti annuncio che torno anche quest’anno con tutta la famiglia e ci fermiamo 2 mesi “. Eri unico. Te ne sei andato ma non ti libererai facilmente di noi, saremo sempre con te. E tu con noi. Ciao Paolo

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Un altro pezzetto d’infanzia che ci lascia. Ciao grande Paolo,ci mancherai molto. Riposa in pace. 🎬❤️

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Sono almeno due ore che penso a come mettere insieme le parole necessarie a rendere onore alla figura iconica che era Paolo Villaggio; ossia da quando mi sono svegliato, ho preso in mano in telefono e ho scoperto che uno degli ultimi eroi della mia infanzia si è spento così, all’improvviso. Che torto che mi è stato fatto! E lo dico senza grande ironia, perché in fondo quando arrivi ad essere una figura talmente grande, che tocca i cuori di così tante persone, appartieni un po’ a tutti. E Paolo Villaggio era così. Forse era uno degli ultimi eredi di una tradizione squisitamente italiana di intrattenimento sagace, intelligente e in grado di battere i tasti dolenti di una società sempre più ingrigita, che non sa più bene se vive per lavorare o lavora per vivere. Era un uomo dalla mente brillante, di quelli che segnano non solo la propria generazione, ma anche le dodici successive. Era un colosso, sullo schermo quanto dal vivo. Ricordo ancora il giorno in cui ho avuto la fortuna di poterlo incontrare per un’intervista e la paura di non riuscire a tenere testa al mostro di carisma che avevo davanti. E invece mi sono trovato a parlare con qualcuno che sembrava più un vecchio amico dalla scorza dura che il genio creativo dietro a personaggi che non dimenticheremo mai. Certo, il ragionier Fantozzi ci ha fatto ridere fino alle lacrime, ma nascondeva un sottobosco critico e pungente che – tra una lingua di fuori e un volo dalla finestra per prendere l’autobus in orario – spingeva a riflettere. Il professor Kranz, Giandomenico Fracchia…Mi verrebbe da citare tutto il lavoro di ingegno e recitazione di un uomo come Villaggio, sempre pronto a scagliarsi contro i diktat sociali e culturali, ma basterebbe? In fondo lo faranno altri meglio di me in questi giorni. Quindi io mi limito al mio ruolo: il fan, il ragazzino davanti alla televisione che pensa, cresce e soprattutto ride. E forse, alla fine di questo fiume di parole, non c’è modo migliore di salutare l’ultima grande avventura di Paolo che con una risata.

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