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La storia dietro il prodotto, una lavatrice protagonista del concorso di design “DisegnoDilegno”

ROMA – È stata premiata sabato 15 luglio, a 2.000 metri di quota in Val di Fiemme, l’architetto bolognese Rachele Mangano, vincitrice della menzione speciale “La Storia dietro il prodotto”, assegnata nell’ambito del concorso internazionale di design “DisegnoDilegno”.

DisegnoDilegno, il progetto

Promosso da Fiemme 3000 con il patrocinio della Facoltà di Design e Arti – Libera Università di Bolzano e degli Ordini degli Architetti delle province di Trento e Bolzano, il concorso è nato con l’obiettivo di alimentare il dibattito sull’importanza del benessere indoor, attraverso la progettazione di soluzioni di arredo salubri – ideate utilizzando DisegnoDilegno, un rivoluzionario modulo costruttivo in legno biocompatibile, sostenibile e personalizzabile – accompagnate ognuna dalla rispettiva storia. Oltre ad aver conquistato la menzione speciale, assegnata da Domitilla Dardi, storica del design e curatrice per il design al MAXXI-Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, il progetto “T-ego” dell’architetto bolognese – elemento di arredo per stanze da bagno, ideato per ricordare, omaggiare e nobilitare l’antica usanza delle donne di recarsi alla fontana a fare il bucato– è stato anche selezionato tra i 10 finalisti del concorso, che ha visto 70 partecipanti dall’Italia e dall’estero. Il progetto è online nel sito www.fiemme3000.it come “Ispirazione di arredo”.

DisegnoDilegno, le motivazioni di Domitilla Dardi

“Nel proprio racconto –spiega Domitilla Dardi – l’architetto ha saputo utilizzare un artificio narrativo efficace per descrivere con puntualità i passaggi processuali dell’ideazione e del progetto, dimostrando l’importanza della ricerca che precede il progetto vero e proprio. Si è apprezzato che la storia fosse basata su una personificazione, senza per questo diventare favola per l’infanzia (genere molto difficile da controllare), e che, pur entrando in alcune descrizioni puntuali sui ragionamenti dei progettisti, si sia evitato il racconto in soggettiva di chi progetta”.

DisegnoDilegno, il progetto “T-ego”

T-ego è un elemento d’arredo pensato per la sala da bagno o un locale lavanderia di un’abitazione privata. Nasce dal desiderio di nobilitare una parte della casa spesso lasciata in disparte o in secondo piano. La volontà di ordinare tutta una serie di oggetti che ruotano attorno al processo di lavaggio, compresa la lavatrice, ha trovato nel tema del concorso una possibilità di realizzazione. Si è progettato utilizzando il modulo di DisegnoDilegno, perché fermamente convinti che il benessere di uno spazio indoor derivi non solo da come questo è progettato ma anche e soprattutto dagli elementi che vi sono all’interno. In linea con la tradizione, si è progettato un mobile che nobilitasse quell’antica usanza delle donne di recarsi alla fontana a lavare i panni. L’acqua e il legno su cui si strofinava per pulire, erano elementi naturali, che portavano beneficio al capo che veniva lavato. Quello stesso beneficio lo si vuole riscoprire ancora oggi. Solo attraverso l’utilizzo di un materiale BIOcompatibile è possibile portare nuovamente l’equilibrio di un tempo, quando il rapporto con l’ambiente e il rispetto dello stesso avveniva in maniera naturale. T-ego, grazie all’utilizzo del legno come materiale costruttivo e ai VOC (sostanze organiche volanti) che esso rilascia, agisce nell’ambiente dove è posto in maniera diretta. Un elemento di arredo generatore attivo di benessere, là dove si attua la cura della propria persona.

DisegnoDilegno, la vincitrice

Rachele Mangano, nata a Bologna, nel 2015 si laurea in Architettura presso l’Università Roma Tre. Lavora per lo studio di architettura e urbanistica STR di Bologna e successivamente come libera professionista. Partecipa a numerosi concorsi nell’ambito della grafica: /”Un logo per Marche Cultura”/ maggio 2016; /”Pistoia Capitale Italiana della Cultura 2017″ /giugno 2016; /”Villa Quaranta Park srl” /luglio 2016; nell’ambito del design: /”PA Design Award 2016″ /giugno 2016; /”ReDesign your Future Make your Entrance” /luglio 2016; e a concorsi di idee nell’ambito dell’architettura, legati alla riqualificazione di aree urbane o edifici in degrado. Convinta che il patrimonio del nostro territorio vada valorizzato maggiormente e non soffocato dal nuovo senza rispetto, ha partecipato al concorso di progettazione per la riqualificazione della piazza del Comune di Concordia sulla Secchia e delle aree colpite dal terremoto nel 2012 in Emilia. È fortemente legata alle montagne del Trentino Alto-Adige, dove ha scelto di tornare. Lavora in ambito illuminotecnico cerca di coniugare attenzione al dettaglio, qualità e rispetto per la storia, la cultura e le tradizioni del nostro paese.

Il progetto T-ego secondo l’autrice

“Considerata un elemento importantissimo nella storia dell’emancipazione femminile, per aver permesso un risparmio in termini di tempo e di energia non indifferente, sono considerata uno tra gli elementi fondamentali presenti in casa. Nonostante il mio ruolo sociale, sono spesso riposta in locali scantinati, nei balconi per mancanza di spazio, in stanze pensate /ad hoc /per nascondermi e, con me, tutto ciò che mi è correlato, necessario per farmi funzionare. Questo atteggiamento è andato avanti così per anni, finché non ho incontrato Tobia e Rebecca e vi voglio raccontare come è andata.

T-ego, ordine ed equilibrio all’ambiente

Tobia si era da poco trasferito nella sua nuova casa. Aveva progettato con massima cura ogni minimo particolare: la scelta dei mobili, il colore delle porte, il tipo di pavimentazione e rivestimento per le pareti, le luci. Ma ogni volta che entrava nella sala da bagno, era come se la sua casa fosse ancora incompiuta. Al vedermi, sentiva come se non ci fosse ordine. Così svestita e posta lì addossata alla parete, gli davo l’idea che mancasse ancora qualcosa per rendere il tutto finito. Si era perfino messo a cercare una soluzione, qualcosa sul mercato che facesse al caso nostro, che mi nascondesse alla vista. Ma non aveva trovato nulla.

Un giorno, parlandone con Rebecca, le chiese di progettare un mobile che mi nascondesse, perché vedermi ogni mattina lì così, lo innervosiva; come se fossi in attesa della mia giusta collocazione. Rebecca si mise subito all’opera. Prese le mie misure e considerò gli spazi necessari per il mio funzionamento. Decise di affiancarmi il cesto della biancheria, perché in fondo dove sono io, c’è anche lui. Posizionò sopra di noi un bel pianale, per appoggiare eventuali detersivi e bacinelle, e pensò a una semplice chiusura tramite ante o tendine per completare il mobile. Ma non era convinta di quella soluzione. Pensò allora da donna di casa e stilò un elenco di tutto quello che le sarebbe servito accanto a me, a portata di mano. Non le sarebbe dispiaciuto che ci fosse dello spazio da appendere le giacche o altri indumenti. Dopodiché avrebbe gradito un mobiletto, dove alloggiare i detersivi, che spesso hanno misure difficili da posizionare negli armadi dalle misure standard, in vendita sul mercato. Allo stesso tempo, un posto dove mettere le mollette, il sapone per lavare a mano o altri piccoli elementi che, al contrario dei detersivi, sono talmente piccoli da perdersi nei normali armadi. Come una sarta, si mise a lavorare attorno a me e ciò che stava progettando non era più un elemento che mi nascondesse ma un abito che mi vestisse, per dare di nuovo eleganza e ordine a un luogo della casa troppe volte lasciato in disparte. Da qui il nome di questo oggetto di arredo: T-ego. Tĕgo, tĕgĕre deriva infatti dal verbo latino, che significa nascondere.

L’idea di Tobia era infatti di progettare qualcosa che mi nascondesse alla vista. Alla fine l’evoluzione del progetto ha portato a distanziarsi dall’idea di nascondere, sviluppando l’idea di portare in se stesso, contenere dentro sé. Da qui si è staccata la T del verbo alla particella che in italiano ha valore di “se stesso”: T-ego, portare in sé. In conclusione, Tobia e Rebecca hanno progettato un mobile d’arredo destinato alla sala da bagno o ai locali lavanderia, che dia ordine a elementi necessari e contemporaneamente dia equilibrio all’ambiente. L’uso del legno richiama la mia prima versione, quando ancora dovevo essere inventata come elettrodomestico e le signore, per pulire i panni, si recavano alla fontana, munite di sapone e pazienza, e iniziavano a strofinare su tavole di legno. Tobia e Rebecca conoscono bene il legno e le sue proprietà e lo hanno scelto perché desideravano che i benefici che esso è in grado di rilasciare, fossero vissuti non solo negli ambienti nobili di una casa ma anche là dove si sperimenta il più alto grado di intimità. Il bagno è il luogo dove ci si concede ancora del tempo per la cura della propria persona e il benessere che si può ricavare da questo mobile d’arredo contribuisce alla qualità di vita di chi abita la casa. La lavatrice”.