salute

Bambini e Natura: un rapporto da recuperare

ROMA – Nonostante i benefici del rapporto uomo-natura, appare evidente che spesso i bambini e la natura siano dei perfetti sconosciuti: si incontrano e si osservano, ma non si conoscono mai… Le ultime generazioni, infatti, non hanno praticamente nessun contatto con il mondo naturale e con gli oggetti che lo abitano. Alcuni bambini credono che i pomodori crescano nei banchi del supermercato e faticano a far risalire la cotoletta di pollo che tanto apprezzano, all’animaletto piumato che (nell’ipotesi più auspicabile) scorrazza libero nell’aia… Una recente ricerca condotta dalla rivista In a Bottle tra 1.400 mamme italiane in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione, ha dimostrato che un bambino italiano su due non ha idea dell’origine naturale degli alimenti e delle nozioni di base sulla natura.

Dati che aiutano a riflettere

I dati sembrano allarmanti, ma dovrebbero anche aiutarci a riflettere. Cosa si è rotto o inter-rotto nel rapporto dell’uomo con l’ambiente che lo circonda? Che cosa è cambiato nello sviluppo della specie che ha allontanato l’uomo così violentemente da tutto ciò che è naturale e che rappresenta il suo habitat da sempre? E qual è il rapporto delle generazioni ipercivilizzate con l’ambiente vivo e animato che le circonda? La natura è in difficoltà, l’ambiente è in difficoltà e anche l’uomo è in difficoltà. La perdita della relazione dei bambini con la natura sembra testimoniarlo. In realtà questa perdita comporta molti rischi; alcuni sono stati studiati e testimoniati in maniera più approfondita, altri sono ancora in corso di studio e di sperimentazione, altri ancora appaiono evidenti a chi ha occhi attenti per osservare… Nella natura vengono stimolati tutti i sensi, vista udito, ma anche tatto olfatto e gusto sono continuamente sollecitati da un’infinità di situazioni e oggetti che l’ambiente naturale mette a disposizione. Le esperienze sensoriali vanno a sviluppare determinate aree del cervello nel corso del loro sviluppo, stimolando la differenziazione del sistema nervoso e quindi la sua maturazione.

In natura i bambini sviluppano le capacità fisiche

Inoltre, lo spazio aperto della natura è quello che più permette di muoversi in libertà. In natura i bambini possono utilizzare ogni parte del proprio corpo, sviluppando notevolmente le loro capacità fisiche: dalla coordinazione all’equilibrio, dalla resistenza alla forza. Stimolare il movimento aumenta in maniera naturale la propriocezione e l’autocontrollo, il bambino può così imparare ad abitare il mondo e contemporaneamente ad “abitare se stesso”. Anche il movimento trasmette degli impulsi funzionali allo sviluppo di determinate aree cerebrali e attraverso questo scambio di informazioni e risposte tra i muscoli e il cervello, tra le cellule muscolari e quelle nervose, il bambino può andare via via migliorando e perfezionando non solo le sue prestazioni fisiche, ma anche le sue capacità psichiche e intellettive. Inoltre, il benessere emotivo sperimentato dai bambini stimola in loro emozioni positive, rinforza il sistema immunitario e la tolleranza agli stress, rendendoli più forti e più felici!

Le ricerche

I risultati di alcune ricerche pubblicate sull’International Journal of Environmental Research and Public Healt, indicano come i bambini che sono coinvolti in attività fisiche come arrampicarsi e saltare, giocare all’aperto, ruzzolarsi ed esplorare l’ambiente, mostrano una maggiore salute fisica e maggiori competenze sociali. La natura è inoltre il luogo privilegiato dell’avventura e della scoperta, è il luogo dell’inatteso e dell’inaspettato ed è pertanto anche il luogo della fantasia. Jean Jacques Rousseau parlava già, nella metà del ‘700, della necessità per i bambini di “perdere tempo”, in antitesi con tutte le pedagogie che puntavano all’efficienza e lungimirante rispetto ai disastri della moderna “cultura della fretta”. Tutto il tempo perso da bambini diventa, infatti, tempo guadagnato da adulti, perché è proprio nel vuoto e nella noia che cresce lo spazio per l’immaginazione e la creatività. In un ambiente completamente finito e definito, animato solo da schermi e videogiochi, l’immaginazione viene soffocata; viceversa gli spazi aperti, le forme potenziali degli elementi naturali, stimolano lo sforzo immaginativo e creativo del bambino aiutandolo a creare ed inventare una forma, un gioco, un’attività dotata di senso in completa libertà. Il bambino viene stimolato ad esplorare la realtà e a vederla sotto aspetti diversi, ad usare in modo nuovo mezzi di espressione noti e a trovare mezzi e modi nuovi per giocare con ciò che già conosce. Rinunciare al rapporto bambino-natura significa pertanto rinunciare ad aspetti e funzioni di sé che non verranno in nessun altro modo recuperate.

Montessori: “Il sentimento della natura cresce come ogni altra cosa”

Infine, ma non meno importante, visti i numerosi e sempre più gravi disastri ambientali di cui l’uomo si fa artefice, promuovere e stimolare il contatto dei bambini con la natura, ha una forte valenza ambientalistica e sociale. Ciò che si vive nell’infanzia lo si portiamo dentro per tutta la vita e costituisce un vissuto e un ricordo che influenza il proprio agire da adulti. Offrire ai bambini occasioni di immergersi e giocare nella natura, far crescere il proprio mondo interiore nutrendoli di esperienze vissute in contesti naturali, promuove la gioia e l’amore per l’ambiente. Risvegliare un sentimento che poi diventa capacità di riflettere criticamente sulle proprie azioni e di agire consapevolmente può avere anche una funzione preventiva rispetto alla problematica ecologica.
Avverte però la Montessori, fautrice del legame bambino-natura: “Il sentimento della natura cresce come ogni altra cosa; e non è certo trasfuso da noi con qualche descrizione o esortazione fatta pedantescamente dinanzi ad un bimbo inerte e annoiato chiuso tra mura, e abituato a vedere o sentire che la crudeltà verso gli animali è una necessità della vita. Sono le esperienze che lo colpiscono… Noi dobbiamo ai bambini una riparazione più che una lezione. Dobbiamo guarire le ferite inconsce, le malattie spirituali, che già si trovano in questi piccoli graziosi figli dei prigionieri dell’ambiente artefatto”. Ci sembra, in accordo con le sue parole, un doveroso impegno quello di riportare i bambini ad un contatto vivo con l’ambiente, riscoprire la curiosità per gli elementi animati che lo circondano, aiutarli a sentire in uno spazio mentale adeguato, lo stupore e la “magia” della natura, degli animali, di quelle cose vere che ancora emozionano… In questo processo sono gli adulti a dover fare da modello, mettendosi in discussione e riscoprendo, speriamo, il bambino interno, stupito e meravigliato, che ancora li abita.

 

èquipe IdO