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Scuola. L’Italia sotto la media Ocse: per l’istruzione solo il 7,1% della spesa pubblica

ROMA – L’investimento pubblico nell’istruzione e nella formazione in Italia è pari al 7,1% della spesa pubblica. E’ il dato, riferito al 2014, diffuso dal Rapporto Education at a Galance 2017 presentato oggi in contemporanea in 40 Paesi nel mondo. “Il modo più corretto di vedere l’investimento pubblico nella formazione del nostro Paese – spiega alla Dire Francesco Avvisati dell’Ocse – è rapportarlo al numero degli studenti delle varie fasce di istruzione; quando facciamo questo confronto vediamo che per l’istruzione primaria la spesa per studente è vicina alla media Ocse, nell’istruzione secondaria è leggermente al di sotto e qui – precisa – stiamo parlando di dati del 2014 che quindi precedono le ultime misure legate alla buona scuola e al fondo per l’edilizia scolastica del governo Renzi”.

La vera differenza rispetto agli altri Paesi “riguarda l’istruzione terziaria – evidenzia Avvisati – siamo oltre il 30% sotto la media Ocse. Ci sono non solo meno studenti ma molte meno risorse investite, il che si può vedere anche dal rapporto tra numero di studenti per insegnante che è molto al di sopra della media Ocse”. Se infatti per la scuola primaria l’investimento pubblico nel 2014 è stato pari a 8.442 dollari americani – quasi come la media Ocse pari a 8.7333 dollari – e nella scuola secondaria 8.927 dollari contro i 10.106 di media Ocse, la spesa per la formazione universitaria e terziaria nel suo complesso è pari a 11.510 dollari contro i 16.143 della media Ocse.

Il rapporto Education At Galance 2017 dell’Ocse, presentato oggi a Roma nella sala delle colonne alla Luiss, esamina 40 Paesi e per questo “è uno dei lavori più utili – sottolinea Attilio Oliva dell’Associazione Treellle – perché senza questi dati nessuno sa dove è situato il proprio Paese rispetto agli altri. Dal confronto su molti indicatori previsti – tra cui quelli di spesa, di partecipazione, di risultati – la classe politica e le agenzie governative possono trarre indicazioni importanti sulla direzione in cui muoversi”.

Italia, maglia nera per numero di laureati

L’Italia è uno dei Paesi con il minore tasso di laureati: il 18% tra i 25 e i 64 anni, la metà rispetto alla media Ocse (36%). E’ uno dei dati emersi dal Rapporto Education at a Galance 2017 presentato oggi a Roma e in contemporanea in 40 Paesi nel mondo. Il dato è riferito al 2016 e rispetto ai percorsi di studi scelti emerge una prevalenza maggiore di laureati in discipline umanistiche. Precisamente sono il 30% gli adulti laureati in queste discipline (lettere, scienze politiche, sociologia, comunicazione, formazione artistica) che corrisponde alla percentuale più alta tra i Paesi Ocse. Seguono le lauree in discipline scientifiche (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica). Un dato che non cambia se si analizzano solo i neolaureati di primo livello tra i quali vanno per la maggiore i percorsi di studi umanistici (39% dei neolaurati). Secondo il Rapporto Ocse questa scelta, poco legata ai bisogni emergenti emergenti dell’economia, non è premiata dal mercato del lavoro. I dati sui tassi di occupazione rispetto al campo di studio parlano chiaro: il 74% per i laureati in discipline artistiche e umanistiche e l’82% per chi ha scelto una formazione scientifica. Un problema maggiore per le donne perché sono soprattutto loro a scegliere percorsi di laurea con un minor tasso di occupazione. In Italia dunque il tasso di istruzione è inferiore rispetto agli altri Paesi, inoltre molti laureati hanno difficoltà a trovare un impiego che corrisponde al proprio titolo di studio. Contemporaneamente molte imprese hanno difficoltà a trovare laureati di cui hanno bisogno perché sono sempre di più le professioni che richiedono competenze più elevate e aggiornate alle continue innovazioni. “Per questo – hanno specificato Francesco Avvisati e Giovanni Maria Semeraro dell’Ocse – è importante rinforzare la funzione di orientamento e di ri-orientamento nelle scuole per una maggiore consapevolezza dei bisogni attuali, nonché i legami tra insegnamento universitario ed economia”.

Per quanto riguarda i divari regionali rispetto al livello di istruzione in Italia il rapporto Education at a Galance 2017 conferma una situazione già nota: nelle regioni del Centro e del Nord si registra il più alto numero di giovani laureati, mentre il Sud arranca. Nel nostro Paese si registra inoltre un’alta percentuale di Neet tra i 15 e i 29 anni che pone l’Italia al penultimo posto in classifica, prima della Turchia ma, ad esempio dopo Grecia, Spagna e Francia. Precisamente da noi i Neet corrispondono al 26% contro una media Ocse del 14%. Una percentuale ancora più alta si trova in Campania, Sicilia e Calabria dove un 1 giovane su 3 non è occupato o non è iscritto a un percorso di formazione. Dunque, se da un lato c’è un aumento dei tassi di istruzione tra i giovani questo non avviene alla stessa velocità tra Nord e Sud. Il recupero è sopratutto al Nord dove è in atto una mutazione del sistema produttivo integrato a livello internazionale che richiede competenze e manodopera qualificata; il Mezzogiorno, invece, rimane più vicino al dato tradizionale perché il sistema nel suo insieme non valorizza le competenze e non trova il modo di impiegare le risorse. L’Italia è un’eccezione- spiegano dall’Ocse durante la presenazione del rapporto – rispetto al numero di giovani che non trovano impiego. E a determinare questo dato è anche l’assenza di opportunità di formazione una volta entrati nel mercato di lavoro per adeguarsi alle nuove richieste.

Per il 42% dei giovani un percorso tecnico professionale, manca l’educazione degli adulti

Il 42% dei giovani italiani tra i 15 e i 19 anni è iscritto ad un percorso di studi tecnico professionale contro il 32% di coloro che scelgono un indirizzo generale. Il dato emerso dal rapporto Education at a Galance 2017 e, riferito ai dati del 2015, mostra come si tratti di una percentuale molto più alta rispetto agli altri Paesi esaminati (media Ocse 26%). E’ questo un comparto che garantisce buoni tassi di occupazione tra i giovani ma rispetto agli altri Paesi quello che manca è la presenza degli adulti. La grossa criticità di questo settore è infatti la scarsità dell’educazione degli adulti al contrario di altri Paesi dove le opportunità di formazione continua sono più alte. “Il problema dunque – sottolinea Francesco Avvisati dell’Ocse – è come sostenere i buoni esisti iniziali quando i giovani diplomati avviati nel percorso professionale incontreranno novità e innovazioni per le quali non ci sono opportunita’ di aggiornamento”. La partecipazione degli adulti italiani a percorsi di formazione formale e non formale resta tra le piu’ basse tra i Paesi Ocse.