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Jukai, la storia vera della foresta dei suicidi che ha ispirato il film

Ai piedi del Monte Fuji, in Giappone, ettari di terreno sono occupati dall’inquietante foresta Aokigahara, chiamata anche “Il Mare di Alberi” ma più tristemente nota come Jukai, “Foresta dei Suicidi”.
La sua storia inquietante ha ispirato il film horror Jukai – La Foresta dei suicidi (The Forest), nei cinema italiani il 28 settembre 2017.

La trama della pellicola è semplice: una ragazza si reca in Giappone per cercare la sorella gemella, scomparsa in circostanze misteriose, e si inoltra nella foresta Aokigahara, dove un gruppo di anime tormentate attacca chiunque vi si addentri.
Il film di per sé non non porta niente di nuovo nel genere horror, ma ha fatto conoscere agli appassionati del mistero un luogo tanto affascinante quanto “maledetto”.

La Foresta dei Suicidi

Ogni anno, le autorità giapponesi rimuovono dozzine di corpi che penzolano dai rami degli alberi della foresta, alcuni dei quali vengono rinvenuti anche a distanza di anni.
La vegetazione è così fitta che è fin troppo facile scomparire e non lasciare traccia.
Sarà forse questo il motivo per cui la foresta è il triste luogo scelto da molti giapponesi per togliersi la vita.

Dal 1971, le autorità hanno rimosso 100 corpi all’anno da Aokigahara, rendendola così il secondo posto al mondo più popolare per il suicidio, dietro il Golden Gate Bridge di San Francisco.

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Dentro Aokigahara

Aokigahara si trova alla base nord-ovest del Monte Fuji, che incombe con la sua maestosa vetta.
La foresta si estende per 35 km quadrati e, da lontano, può sembrare un luogo idilliaco, dove la natura domina incontaminata.
Tuttavia, le apparenze ingannano.

Nel momento in cui si fa un passo nella foresta, diventa subito evidente che qualcosa è leggermente fuori posto.

La prima cosa che si può notare è il silenzio sconcertante.
La densità degli alberi riesce a isolare l’area dal sole e dal vento, producendo un’oscura “coperta” di quiete, che viene ulteriormente aggravata dalla curiosa mancanza di fauna selvatica nella zona.

Nessun cinguettio o altro rumore comunemente prodotto dagli animali si ode, se non qualche suono in sordina, un silenzio che più che rilassare inquieta.
Come se tutta la fauna avesse voluto evitare questo luogo o si stesse nascondendo da qualcosa…

Ad aver contribuito alla definizione di luogo maledetto è anche il malfunzionamento delle bussole.
A causa di anomalie magnetiche indotte dai ricchi giacimenti di ferro nel terreno vulcanico della zona, gli aghi impazziscono.

Ma sembra che il magnetismo si riversi anche sugli esseri umani.
Non è strano sentire storie di escursionisti esperti che raccontano di come abbiano smarrito la strada o di come abbiano camminato in cerchio.

E poi trovi questo.

foresta dei suicidi Aokigahara

Questi cartelli si trovano lungo i sentiero della foresta.

“La tua vita è un dono prezioso dei tuoi genitori. Pensa a loro e al resto della tua famiglia. Non devi soffrire da solo”.

Segue un numero verde da chiamare in caso di bisogno di aiuto.
Sparsi intorno alla zona vi sono cabine telefoniche.

La”maledizione” di Aokigahara

Spesso definito come “Il posto perfetto per morire”, Aokigahara si dice sia il luogo più popolare per andare a suicidarsi in Giappone e il secondo al mondo dopo il Golden Gate Bridge di San Francisco.
Dal 1950, la foresta ha attratto un crescente numero di persone che scelgono di togliersi la vita, raggiungendo nel 2003 un numero record di 108 suicidi.
Questi sono solo i corpi che riescono a trovare le ronde di volontari e di polizia che annualmente perlustrano la zona in cerca delle vittime.

Secondo le credenze popolari, queste anime solitarie che stanno contemplando il suicidio sono misteriosamente e inesorabilmente attratte ad Aokigahara da forze soprannaturali che li invitano a venire all’interno della foresta.
Sono in molti i “sopravvissuti al suicidio” che hanno raccontato di aver avuto la sensazione di essere stati, in qualche modo, “chiamati” verso la foresta.

Aokigahara nella leggenda

Ancora prima di essere soprannominata  “Foresta dei Suicidi”, la zona era stata a lungo immersa nella tradizione spettrale e mitologica.
Nelle leggende giapponesi Aokigahara era pensata essere il covo di demoni e fantasmi.

Si ritiene inoltre che un tempo fosse un luogo popolare per la pratica raccapricciante di ubasute, un’antica usanza giapponese in cui un parente malato o anziano veniva abbandonato in un luogo desolato e lasciato morire.
Nel caso di Aokigahara, si dice che le vittime di abusi diventino fantasmi vendicativi che si aggirano tra gli alberi.

Molti credono che i suicidi commessi nella foresta abbiano permeato gli stessi alberi, generando attività paranormali e allontanando la fauna selvatica.

Si dice che le anime prigioniere nella foresta siano condannate ad abitare eternamente le sue profondità, intrappolate all’interno degli alberi e invitando altri di unirsi a loro.

Non solo foresta dei suicidi

Cattiva reputazione a parte, Aokigahara è una meraviglia della natura.
I turisti possono godere di una splendida vista del Monte Fuji e ammirare panorami mozzafiato come l’altopiano di lava, alberi tricentenari, la Fugaku Wind Cave e l’incantevole Narusawa Hyoketsu Ice Cave, grotte naturali caratterizzate da percorsi lavici e pilastri di ghiaccio.
Caratteristici, infine, i “fiori fantasma” (Monotropa uniflora), piante dalla colorazione bianca che non contengono clorofilla e non attuano, quindi, la fotosintesi.

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Narusawa Hyoketsu Ice Cave