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Ammore e malavita canzoni e pallottole per i cattivi dei Manetti Bros

Ammore e malavita canzoniNAPOLI – Ammore e malavita canzoni e pallottole per i cattivi dei Manetti Bros.  Un musical-crime-noir, “un’acrobazia tra generi”, così i Manetti Bros hanno definito ‘Ammore e malavita’, il loro ultimo film in uscita in tutte le sale italiane il prossimo 5 ottobre e presentato con successo alla Selezione ufficiale della 74esima Mostra del Cinema di Venezia. A farla da padrone nel lungometraggio sono le canzoni. È con queste che si esprimono i protagonisti diventando parte integrante della sceneggiatura. Diregiovani ha incontrato l’autore che ha firmato tutti i 15 brani della colonna sonora del film, Alessandro Nelson Garofalo.

Nelson e quel David di Donatello che ha il sapore di ‘A verità

Nelson è un cantautore, autore e compositore napoletano già autore, sempre per i Manetti Bros, di ‘A verità, interpretata da Franco Ricciardi e colonna sonora del film ‘Song ‘e Napule’. Il brano fu premiato nel 2014 con il David di Donatello come miglior canzone originale della stagione cinematografica. È proprio con Song ‘e Napule che nasce la collaborazione tra Nelson e la premiata ditta Manetti. “Loro (i Manetti, ndr) volevano fortemente Franco Ricciardi, di cui sono innamorati. In quel momento io per lui – racconta l’artista – stavo scrivendo un disco completamente in italiano, Autobus. Il duo ci chiese una canzone che dovesse sottolineare un momento di particolare pathos della pellicola. Una canzone ‘post melodica e apocalittica’, per usare i termini citati da Marco Manetti”. ‘A verità nasce così quasi “fortuitamente” ed altrettanto a sorpresa fu candidata e vinse il David di Donatello. “Un sogno. Ci siamo visti proiettati improvvisamente in una realtà che avevamo visto solo in televisione”, confessa Nelson.

Ammore e malavita canzoni e pallottole

Passano alcuni anni e, anche in virtù del premio vinto, il sodalizio artistico si ritrova. “I Manetti mi chiamarono per chiedermi se avessi voglia di seguirli in questa nuova follia. In questo crime movie in cui i gangster si parlano cantando”. Quindici canzoni con “registri differenti ognuna affidata ad un personaggio diverso. Avevo dei mini soggetti, non ero allo sbaraglio ero seguito dai Manetti. Sapevo solo gli argomenti da trattare e, in base a queste indicazioni, ho costruito queste poesie musicate che poi sono anche sceneggiature. Quindi – sottolinea Nelson – per me è stato un lavoro di sceneggiatura. Sono stato cosi’ co-sceneggiatore del film”. Canzoni dure, come ‘A verità, o canzoni più leggere come l’adattamento in italiano di What a Feeling, hit di Flashdance, affidata, in ‘Ammore e malavita’, alla voce di Serena Rossi, non  spaventano’ Nelson perché’ “io scrivo canzoni che emozionano prima di tutto me, canzoni estreme”.

Nelson e il sogno chiamato Sanremo

Come la maggior parte dei cantanti e dei cantautori italiani anche Nelson sogna Sanremo anche se, confessa, “non baratterei il David di Donatello con la vittoria al Festival”. Se il successo nazionale per Nelson è arrivato con una canzone scritta e interpretata in napoletano, l’artista prosegue la sua carriera da solista con brani scritti e interpretati esclusivamente in italiano perché’ “sostanzialmente non credo di cantare benissimo in napoletano. Credo che dobbiamo essere veri e sinceri e quindi io non devo fingere di essere una cosa che non sono per piacere di più alle persone”. Il rischio è quello di risultare “ridicolo. Canto in napoletano quello che mi sento di cantare in napoletano e che mi rappresenta molto. Due o tre canzoni a disco” non di più. Nel background di Nelson non solo Pino Daniele ma anche gli italianissimi Francesco Guccini, Ivano Fossati, Fabrizio De Andrè.

Nelson la musica è un modo per salvarsi la vita

“Tutti mi considerano il napoletano biondo: per i napoletani sono l’italiano della compagnia e per gli italiani sono ilAmmore e malavita canzoni napoletano del gruppo”.  Figlio legittimo della tradizione musicale partenopea, Nelson non crede esista una scena musicale napoletana. “Non capisco cosa vuol dire. Ci sono persone che fanno musica come ci sono sempre state. Forse adesso c’è più attenzione perché’ siamo in un momento in cui è di moda parlare di musica, fare musica, atteggiarsi a musicista, esserlo. Probabilmente è anche una questione di stimolare le persone. Se questo accade è solo positivo”.

“Nei territori disagiati dell’Albania o del Kosovo – cita ad esempio il cantautore – forse sono nati dei nuovi Mozart, un Beethoven. Ma noi non lo sappiamo perché la loro  creatività non è stata stimolata. È rimasta chiusa in un cassetto che nessuno è andato ad aprire perché quel bambino è nato in guerra, sotto i bombardamenti. Se oggi a Napoli è possibile questo, vuol dire che questo cassetto è stato aperto ed è soltanto una cosa positiva. Da Scampia – conclude – potrebbe venire fuori un nuovo Beethoven, dalla ‘167’ un nuovo Mozart. Questo accade perché anche le famiglie più disagiate hanno capito che questo è un modo per restare vivi, che fare musica è un modo per salvarsi la vita”.