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Voci da lontano e da vicino: il Kurdistan spiegato in breve

ROMA – All’Università La Sapienza di Roma, “Sapienza Clandestina” ha organizzato un incontro (“Voci dal Kurdistan”) nell’aula Odeion della facoltà di Lettere per parlare di Kurdistan e per poter costruire un momento di solidarietà internazionale ed approfondimento politico-culturale per il pomeriggio di martedì 7 novembre 2017.

Cosa sta succedendo lì fuori?

In questi giorni, infatti, in Turchia procedono arresti ed esecuzioni nei confronti di membri del PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) e il popolo curdo è fortemente preoccupato per lo stato fisico, ora precario, del loro leader storico Abdullah Ocalan, incarcerato da più di 17 anni nell’isola di Imrali, a nord di Instanbul, in condizioni di isolamento totale. I curdi si stanno mobilitando a livello mondiale e dal 23 ottobre è iniziata una veglia sotto il Consiglio d’Europa, per chiedere alle organizzazioni di competenza di intervenire.

In Iraq, invece, questi che seguono il referendum per l’indipendenza del 25 ottobre, sono giorni decisivi per gli sviluppi geopolitici del Kurdistan iracheno. L’esercito sta invadendo le aree contese tra Barzani- il quale si è appena dimesso dalla carica di presidente del Kurdistan iracheno, provocando grande caos- e al-Abadi, primo ministro dell’Iraq: aree annesse dopo la liberazione dall’Isis.

La politica di Barzani porta avanti un’idea contraria a quella libertà propugnata dal popolo curdo, tanto che da anni l’ex presidente è alleato con il regime turco, che quasi spera in un genocidio dello stesso. All’opposto, i siriani desiderano un’autodeterminazione pluralistica e democratica per sé e per gli altri Stati, all’interno di una nuova Siria federale, e rifiutano il progetto nazionalista del referendum iracheno. L’obiettivo è creare una nuova società rivoluzionaria, colta e moderna.

Le testimonianze degli studenti

Il dibattito studentesco prende quindi avvio a partire dall’ascolto di una registrazione inviata da due ragazzi di Lettere che si trovano da circa un mese e mezzo proprio nel territorio di Rojava, fino a pochi anni fa- come sottolinea la voce parlante- sotto il controllo dittatoriale di Assad. Il racconto verte, sinteticamente, su temi quali un comunismo che prevede una collettivizzazione – mai forzata- delle terre e del lavoro, riconosce i diritti alle donne e ai giovani, e mira ad una democrazia diretta.

La testimonianza di Zerocalcare

A questo punto, possiamo assistere alla testimonianza di chi, fisicamente, è già stato da quelle parti: invitato speciale è Michele Rech, alias Zerocalcare, fumettista molto amato, che tenta di “farsi megafono” di questioni anche scottanti.

Lui è stato due volte in Kurdistan, durante l’assedio di Kobane. La prima volta era la fine del 2014, e si trovava sul confine turco, da dove vedeva la città a poche centinaia di metri di distanza.

Casualmente, la decisione della partenza è stata presa, giustappunto, dopo un incontro all’interno dell’Ateneo di Piazzale Aldo Moro con una ventina di persone. Anche quello doveva essere un momento di riflessione e, soprattutto, di informazione riguardo alla rivoluzione iniziata con la cacciata del dittatore.

Le notizie, in Italia, arrivavano superficiali ed imprecise, ma per lo meno, l’azione – riportata quasi in termini folcloristici – della resistenza delle combattenti, aveva acceso una spia da cui indagare, aggiunta al legame molto forte tra i centri sociali e la comunità curda presente a Roma.

Da questo viaggio sarebbe nato il fumetto “Kobane Calling”, che sarebbe poi circolato diffusamente.

La seconda volta era il luglio 2015 e c’era molta più consapevolezza per quello che si stava andando a fare. I curdi manifestavano entusiasmo, sempre informati sulle iniziative in Italia e persino sul fumetto.

Alla verifica dei fatti, la popolazione stava portando avanti la propria dichiarazione di intenti: si era di fronte ad una società multiculturale, poggiata sull’ ecologia- col rifiuto dello sfruttamento delle trivelle – e sul rispetto delle donne- velate, non velate, con i capelli sciolti o raccolti, accompagnate o meno dai propri familiari maschi, combattenti modello per quelle giovani ragazze in fuga da matrimoni combinati o da una situazione di disagio e di oppressione.

Interessante l’aspetto economico, per l’80% gestito da cooperative, con prezzi molto più bassi del mercato.

Zerocalcare termina il suo intervento, prima di lasciare la parola ad una rappresentante della Staffetta Sanitaria, ricordando anche l’impegno nell’assistenza psicologica e nel tentativo di riabilitazione nei confronti dei combattenti Isis che vengono catturati.

Inoltre insiste sulla ricostruzione di Kobane “fatta tutta con le proprie forze” e con ritmi davvero accelerati.

Le testimonianze: la staffetta sanitaria

Infine, è ,appunto, doveroso parlare dei medici ed infermieri sul campo, mandati in varie delegazioni insieme a raccolte di prima necessità. Certo, però, la ricostruzione degli ospedali e l’acquisto dei macchinari specifici per i servizi sanitari non è semplice. Per questa ragione, sono state messe e sono in atto delle iniziative per raccogliere fondi, fra cui:

• l’acquisto di un cd, “Una canzone per il Rojava”, cui hanno partecipato, a titolo gratuito, molti artisti

• un concerto presso la ex-Snia

• una raccolta farmaci (antibiotici, antinfiammatori, tachipirine, antidolorifici e così via, da portare al Centro Ararat e da trasferire nonostante l’embargo)

• la costruzione dell’ Accademia Medica del Rojava – caratterizzata da corsi svincolati dall’ideologia capitalista

Cos’altro fare? A casa e non solo

Cos’altro fare? Rompere il silenzio politico e mediatico, partecipare ad incontri, presidi, manifestazioni, “essere scudi e spalle di questa rivoluzione”, addirittura partire, nel nome del motto “Abbiamo cominciato giovani e giovani finiremo”.