Corallium, la sfida di un’orchestra che allena la sensibilità. Intervista a Luca Bagagli

Diregiovani ha incontrato il giovanissimo maestro e direttore d’orchestra Luca Bagagli

ROMA – C’e’ un’orchestra che al Teatro Bellini di Napoli, ogni domenica e per tutta la stagione teatrale, si esibisce con i classici sinfonici, dando la possibilita’ a giovani talenti di emergere e migliorare.
E’ Corallium, un’esperienza nata come progetto dell’associazione culturale Ouverture.

Diregiovani ha incontrato il giovanissimo maestro e direttore d’orchestra Luca Bagagli per parlare della ‘sfida’ di Corallium.

D: Maestro, nella sua giovanissima carriera lei ha suonato e ha collaborato con importanti enti lirici e sinfonici, dove e’ scoccata la scintilla?
R: La mia e’ un storia frutto del caso. In famiglia nessuno suona, non sono figlio d’arte, ricordo che una volta mio padre mi porto’ al San Carlo, avevo 8-9 anni, rimasi affascinato da quella novita’ e decisi di suonare il violino, che poi e’ lo strumento piu’ presente in orchestra. La mia prima raccolta in musicasetta la trovai in casa: le nove sinfonie di Beethoven dirette da Karajan. Quello che posso dire e’ che questa forma d’arte, la musica senza parole, senza un testo mi prese completamente. Il passo successivo fu iscrivermi alle scuole medie ad indirizzo sperimentale di musica. Scelsi il violino. Non me ne sarei piu’ separato.

D: Lei adesso a trentasei anni dirige. Il passaggio e’ stato traumatico?
R: Io sono scappato dalla scelta della direzione per una vita. Nonostante l’avessi dentro dai tempi del conservatorio, lo sentissi dentro, poi ho evitato perche’, beh, perche’ la vita e’ strana! -ride-. La direzione per me e’ stata un atto di responsabilita’, per fare la cosa a me piu’ aderente e che mi rendesse felice. Ho intrapreso questa strada due anni fa, avevo finito le scuse con me stesso. Io continuo a suonare, mi piace, il passaggio non e’ stato traumatico, ma leggo la musica con un’altra chiave ora.

Secondo me il direttore d’orchestra serve si’ a dare un propria impostazione del pezzo in sede di prova, in sede di concerto, la propria interpretazione, ecco. Quello che pero’ ritengo fondamentale e’ che il pubblico riconosca gestualmente quali strumenti hanno predominanza e quali sono di accompagnamento. Un po’ come una partitura umana, uno scrittore di gesti, che cambiano in ogni concerto. Ogni direzione e’ una presa di posizione del proprio corpo. Mai uguale ne’ alla precedente ne’ alla successiva.

D: Il progetto Corallium ha come obiettivo far avvicinare il pubblico alla musica classica e dare la possibilita’ a giovani talenti di esibirsi. Come e’ nata l’idea?
R: La causa e’ un po’ passionale. Mi spiego, io vivo da anni fuori Napoli e come tutti gli emigrati provo amore e odio per la mia citta’. Considero questa terra dal punto di vista musicale, molto fertile, piena di talenti. Talenti in potenza e che in un contesto culturale, mi sento di dire “evoluto”, avrebbero degli spazi per potersi esprimere, la possibilita’ anche di fare esperienze sbagliando, di cominciare a suonare e lavorare avendo la percezione di quello che potranno essere tra 10 anni, di fare un percorso indirizzato. Allo stato attuale questa offerta non esiste.

Corallium e’ un’orchestra prevalentemente under 30, alcuni elementi come la mia compagna violista Elena Favilla, vengono a dare una mano per permettere a questi ragazzi di confrontarsi con musicisti piu’ maturi.

Vorrei che questi ragazzi avessero la possibilita’ di scegliere di rimanere, come non e’ potuto accadere a me che a 22 anni sono dovuto andare fuori per lavorare ed e’ un peccato. L’anno scorso quindi alcuni giovani mi hanno chiesto di organizzare un’orchestra e non potevo non pensare al Bellini che tra l’altro si e’ aperto alla sinfonica, non fa solo teatro, prosa. Sono stati lungimiranti secondo me nell’accettare la mia sfida: portare di domenica alle 11.30 un concerto classico abitudine che non e’ mai esistita a Napoli. Certo la strada e lunga ed e’ difficile soprattutto da punto di vista economico, cerchiamo finanziatori, anche il pubblico ci da’ una mano. Questi ragazzi non vanno lasciati soli.

D: Perche’ proprio il nome Corallium?
R: Eh, qui c’e’ una storia dietro, onirica -ride-. In sede embrionale con il mio socio, Dario Mancini, non riuscivamo a trovare il nome, un guaio. Una sera pero’ sognai di nuotare al mare e di stringere questo corallo. Il giorno dopo ho ricercato poi notizie sul questo elemento, esso oltre a essere prezioso, e’ formato da tanti piccoli elementi, i polipi, che per vivere hanno bisogno l’uno e dell’altro. Mettersi insieme per essere vita. Come qualsiasi gruppo sociale, anche l’Orchestra non puo’ prescindere dalla cooperazione e si basa soprattutto sull’attitudine all’ascolto.

D: Educare alla musica, educare alla bellezza. Il prossimo spettacolo e’ incentrato dulla favola Pierino e il Lupo negli anni ’30 fu commissionato per educare i giovanissimi alla musica, cosa occore oggi?
R: Innanzitutto la prima cosa da cambiare e’ l’atteggiamento mentale sulla musica. Non puo’ essere considerato solo un hobby ma e’ un lavoro. Chiaramente le cause sono tante. Io renderei obbligatoria la musica alle scuole elementari e medie, per abituare all’ascolto, la musica e’ un linguaggio, con il proprio alfabeto, come le lettere, cosi’ come queste si uniscono in poesia, le note si uniscono in sinfonia.

La differenza e’ nella familiarita’ con quel linguaggio. Noi sappiamo che questa familirita’, emotivita’ con la musica si ha il suo massimo sviluppo nei bambini fino ai nove anni, dopodiche’ diventa difficile introdurli alla musica, va fatto prima. Un altro problema e’ che forse la musica classica si porta addosso questa etichetta di troppo pu’ elevata, non sono in grado di capire, non mi avvicino.

D: Forse perche’ non disponendo di un testo, la storia che racconta e’ piu’ difficile da ascoltare.
R: Giusto, il racconto e’ piu’ difficile, ma lo e’, anche se senza parole. Il concerto sinfonico ha piu’ strati, il racconto ritmico e cadenzato, storia non verbale ma comunque con una trama, un filo, anche solo emotivo. C’e’ tutta la musica a programma, come i poemi sinfonici, che sono messe in musica di un’idea che sta alla base, pre-musicale diciamo. Il compositore scrive quindi con la musica un’idea extramusicale dchiarata. Come Strauss che ripropone emotivamente la storia del Don Chisciotte.

D: Questa percezione di distanza tra la musica classica e il pubblico e’ colmabile?
R: Qui e’ anche una questione di situazioni. In questo momento siamo in un mondo in cui il luogo deputato alla musica classica e’ il teatro, poiche’ e’ un tipo di musica totalmente diverso dalla musica di sottofondo di cui siamo bombordati. E’ una musica che non rende dal vivo o, meglio, rende meno. Pensa a YouTube, strumento altamente democratico, chiunque puo’ ascoltare ogni tipo di musica, anche se non hai i mezzi.

La domanda e’: si ascolta musica classica su Youtube? Secondo me no. Il fruitore medio non va tendenzialmente a cercare Bohe’me. Se accadesse magari poi si andrebbe a sentire Tosca al San Carlo. E’ una questione di stimolo secondo me. Se lo senti sul computer, probabilmente non ti innamori, e’ penalizzato. Secondo me piu’ musica in piazza, puo’ essere una soluzione. Fare in modo che il pubblico la incontri. La musica classica secondo me nasce anche come “popolare”. Anche se mi rendo conto non sia semplice portare novanta musicisti in piazza. Purtroppo gli investimenti non ci sono.

D: La scelta di Corallium e del teatro Bellini di rendere fruibile a prezzi politici la classica e’ un inizio.
R: Si’ ma non basta, il pubblico va informato, serve una nuova linea di comunicazione. Chi ha dieci anni ora potra pensare di spendere 10 euro non solo per la ricarica al cellulare ma per andare al teatro, mettendoli almeno sullo stesso piano. Mi e’ capitato di andare a suonare in un nido, dagli 0 ai tre anni, nel momento in cui ho suonato il mio violini e ho suscitato delle reazioni che sono sicuro rimarrano loro per tutta la vita. Sono entrati in empatia con la musica.
Ci si deve allenare alla sensibilita’.