Il ruolo evolutivo delle bugie

Pierino al rientro da scuola dice alla mamma di avere due notizie per lei, una buona e una cattiva. La mamma esorta il figlio ad iniziare da quella buona per poi passare a quella cattiva e il ragazzo risponde“La prima è che ho preso 10 nel compito in classe….la seconda è che è una bugia!”. 

bugieROMA – Le bugie rappresentano per il bambino una fase evolutiva assolutamente normale, inevitabile e persino necessaria,  destinata, in genere, a risolversi con lo sviluppo.

Spesso gli adulti chiamano bugia ciò che per il bambino è espressione di paure, di bisogno di rassicurazione o di percezione inesatta della realtà. Attraverso la bugia i bambini costruiscono un proprio spazio segreto, un mondo a metà strada tra la realtà e la fantasia, un mondo che può essere riservato a riporre sentimenti o emozioni che hanno paura di mostrare o di cui sono gelosi o si vergognano.

Il bambino scopre la bugia verso i 3 o 4 anni quando capisce che è possibile non dire tutto o inventare cose inesistenti. La bugia svolge una funzione importante nello sviluppo cognitivo del bambino: attraverso di essa capisce infatti che il pensiero interiore è solamente suo e che gli altri non possono condividerlo. Man mano che i bambini crescono si rendono conto che negando la realtà questa non si cancella.

Intorno ai 10 anni i bambini imparano a dissimulare ovvero imparano a omettere una parte della verità. La dissimulazione è un comportamento che riduce il senso di colpa dal punto di vista di chi mente “Non l’ho fatto apposta!”; “non lo sapevo!”.

Durante l’adolescenza la bugia rappresenta un modo per affrancarsi dalle figure genitoriali e per affermare la propria autonomia e la propria specificità.

Non tutte le bugie hanno lo stesso peso

Non tutte le bugie hanno lo stesso peso e non sempre si tratta di vere bugie. Se le bugie di discolpa (Non sono stato io!) dovessero persistere dopo i 7 anni, può significare che il bambino ha paura delle punizioni, del giudizio severo dei genitori e della loro disapprovazione e utilizza la bugia per difendersi dal loro atteggiamento intransigente. L’insicurezza rende più difficile assumersi la responsabilità delle proprie azioni, quindi meglio mentire piuttosto che deludere i propri genitori. Risultano più gravi le bugie dette per deresponsabilizzarsi e accusare quindi gli altri di colpe proprie. Ma è invece piuttosto frequente che i bambini costruiscano un’immagine di sé inventata, vantandosi di aver fatto o di possedere cose che sono, obiettivamente, al di fuori delle loro possibilità. Vantarsi, per un bambino o preadolescente, è piuttosto normale, ma se la cosa inizia a diventare troppo frequente bisogna chiedersi se il bambino sta soffrendo per un senso d’inferiorità o se nutre sentimenti d’insufficienza in generale o nei confronti di una determinata situazione. Ci sono bambini che inventano storie  per consolarsi: per trovare delle sicurezze e risolvere situazioni difficili con un lieto fine. Si tratta di bambini che mentono perché si sentono poco amati e apprezzati ma soprattutto perché sono infelici e, di conseguenza, cercano di abbellire la realtà che appare troppo opprimente. Non si tratta di vere e proprie bugie ma di desideri che il bambino cerca di esaudire almeno nella fantasia e che i genitori possono interpretare al fine di capire le profondità del suo Ego.

Le bugie dal punto di vista del genitore

Dal punto di vista del genitore dovrebbe essere fondamentale trasmettere al bambino il concetto di fiducia ma anche sottolineare la differenza tra realtà e fantasia. Non bisogna mai etichettare i bambini come bugiardi: le bugie nascono infatti da un desiderio, da una difficoltà e comunque da un problema che il bambino/adolescente non è riuscito a risolvere in altro modo. Nel momento in cui il bambino ammette la sua bugia non bisogna punirlo, si rischierebbe di innescare la spirale delle bugie per evitare nuove punizioni. Bisognerebbe invece incoraggiarlo a raccontarsi e se coglierà la disponibilità al dialogo sarà più tranquillo e la bugia sarà riservata a situazioni sporadiche.

In fin dei conti, come genitori, ciò che conta, è considerare la situazione volta per volta senza irrigidirsi ed ergersi a giudici severi nei confronti dei figli. Sarebbe molto più utile, e a lungo andare più efficace, che gli adulti insegnassero l’onestà ai bambini e/o ragazzi col loro esempio, almeno provarci anche se a volte può risultare difficile.

Per tutti infatti vale il pensiero di  Fedor Dostoevsckiy: “L’utilità nel raccontare falsità risiede nel fatto che almeno per un momento le bugie sono verità”.

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