Infertilità maschile: i fattori di rischio

ROMA – Il termine infertilità non si riferisce ad una condizione assoluta, bensì ad una situazione generalmente risolvibile e legata ad uno o più fattori interferenti (OMS- Organizzazione mondiale della Sanità). Secondo alcuni dati l’infertilità di coppia è legata nel 35% circa dei casi ad infertilità femminile, nel 30% a sterilità maschile; nel 20% dei casi si rilevano problemi in ambedue i partner e nel 15% dei casi l’infertilità rimane sconosciuta.

E’ utile tenere presente che la specie umana non ha un alto potere riproduttivo, parliamo di un 25% di possibilità di incorrere in una gravidanza con un rapporto sessuale avuto in coincidenza con l’ovulazione della donna. Questo dato suggerisce che non bisogna allarmarsi alle prime difficoltà, c’è un tempo fisiologico necessario e soprattutto non deve essere sottovalutato il fattore psicologico. In alcuni casi, dopo continui tentativi potrebbe prevalere un senso di impotenza e di fallimento che tendono però a logorare il rapporto perdendo quella dimensione di intimità e di gioco importante per la sessualità. Se collettivamente quando si parla di gravidanza subito ci si collega all’universo femminile, è stato evidenziato in molti studi come lo stress incida su diversi parametri seminali maschili in termini di diminuzione del conteggio di spermatozoi e di motilità.

L’iter clinico per determinare l’infertilità maschile e i fattori di rischio

Carlo Foresta, docente dell’università di Padova, da anni studia l’infertilità maschile e le sue cause. Il professore afferma che dal 2000 al 2005 la qualità del liquido seminale è scesa del 14,7%. I motivi sono attribuibili a cattivi stili di vita, abuso di alcol, droghe, fumo, alimentazione scorretta, sedentarietà, obesità e scarsa attività fisica. A tutto ciò vanno aggiunte anche quelle situazioni che aumentano la temperatura dei testicoli come pantaloni troppo stretti, l’abitudine di far la sauna, l’utilizzo di dispositivi elettronici in prossimità dell’apparato genitale. Persino l’aumento delle temperature terrestri può avere un effetto penalizzante per la fertilità, lo stress termico potrebbe anche provocare danni al DNA. Nei paesi più sviluppati vengono considerati fattori di rischio infatti anche l’inquinamento ambientale, gli additivi contenuti nei cibi o i pesticidi usati per le coltivazioni.

Per quanto riguarda invece l’iter medico occorre fare una approfondita anamnesi che contestualizzi le abitudini e le pregresse malattie, un esame obiettivo clinico, un esame del liquido seminale e in alcuni casi va eseguito il dosaggio di FSH. Nello specifico durante l’anamnesi vengono approfondite possibili infezioni croniche, prostatiti, varicocele, criptorchidismo, ipogonadismo endocrino, ostruzione delle vie seminali; l’abuso di farmaci, l’esposizione a sostanze tossiche, solventi presenti in vernici, esposizione a metalli pesanti o a radiazioni e temperature elevate. Le malattie trasmissibili come la clamidia e Papillomavirus e batteri, sono invece determinanti perché lesionano e ledono la qualità dello spermatozoo non rendendolo più fertile.

Lo spermiogramma, test per valutare lo stato di salute degli spermatozoi, serve invece a rilevare situazioni di oligospermia (ridotto numero di spermatozoi), azoospermia (assenza di spermatozoi), astenospermia (ridotta motilità degli spermatozoi) e teratozoospermia (difetti nella forma degli spermatozoi). La ricerca è sempre più specifica in materia e si fanno delle piccole e grandi scoperte come ad esempio quella di un gruppo di ricercatori tedeschi (Schmit, 2016) che ha trovato una possibile soluzione in casi di diastenospermia (bassa mobilità spermatica) attraverso l’utilizzo della nanotecnologia.

La scoperta consiste nell’applicare un’elica metallica, definita spermabot, intorno alla coda degli spermatozoi dotati di scarsa motilità, in modo da guidarli verso la cellula uovo grazie al supporto di un campo magnetico. Una volta raggiunta la meta lo spermabot si stacca dal flagello, invertendo il proprio senso di marcia. Se la ricerca continua a fare passi in avanti fondamentale resta la prevenzione, soprattutto nei giovani, che deve essere finalizzata ad informare sui comportamenti a rischio ma anche educare i giovani alla cura e ascolto del proprio corpo in modo da individuare segni e sintomi precocemente.