I Moblon a Milano per presentare T.I.N.A.

Il trio romano post-beat-rock arriva al Circolo Ohibò per presentare l’album d’esordio uscito a giugno per Bravo Dischi

Il trio romano post-beat-rock dei Moblon formato da Giulia Laurenzi (voce, chitarra e pianoforte), Stefano Veloci (basso e cori) e Flavio Gamboni ha esordito con il primo album prodotto da Bravo Dischi nel giugno scorso. T.I.N.A. (acronimo di Tutti I Nostri Alieni) è il titolo del disco che sarà presentato il 20 gennaio sul palco del Circolo Ohibò di Milano. L’espressione che dà il nome al primo lavoro discografico è la definizione – chiaramente ironica – non certo di una figura extraterrestre ma di una condizione di estraneazione. 


I MOBLON PARLANO DEL DISCO




t.i.n.a. è un disco Romantico. Un tuffo nella fede: l’adesione ad una verità nel buio. 
L’album nasce dalla negazione della ragione e dalla necessità di esotismo, coralità, tradizione, in un certo senso anche spiritualità, ricordando sempre di essere in fieri nel tempo. 
Il tema centrale del disco è proveniente da queste esigenze non corrisposte dalla nostra società, dunque è il sintomo di perdita della memoria collettiva, la rimozione dell’identità e l’alienazione.
”

Il videoclip di “Sole e La Steppa”

Ad anticipare l’uscita dell’album dei Moblon, a fine maggio, il videoclip di “Sole e La Steppa”: lavoro composto da due brani girato da Leo Canali. Una caverna, una collina ed un dromedario sono lo scenario delle canzoni scritte da Giulia Laurenzi: una ninna nanna d’amore e un’originale cavalcata indie-rock. 

Tutta la scrittura di T.I.N.A. dei Moblon è nata in modo spontaneo ed è stata successivamente raffinata, ne emerge una costante nota malinconica ma che rimane comunque sorretta dalla motivazione al recupero: ritrovarsi. Musicalmente è costituito da suoni rock (post, psych, experimental, art, acid rock), arrangiamenti vocali e sbilanciamenti acustici più beat, strutture e arrangiamenti strumentali dosati in parallelo con le parole, episodiche sfumature free, ed in ultimo, progressioni armoniche e suggerimenti melodici in qualche caso derivati, esplicitamente o meno, dalla tradizione melodica dell’opera romantica italiana (Verdi e Bellini).
 Quest’ultima è motivata dall’attenzione particolare alla parola e quindi verso la melodia. 
Di fatti tutto è caratterizzato anche da un lirismo, tra la sgrammaticatura e la letterarietà, sotteso di malinconia, ironia e sentimento, che lascia spazio anche a spiragli di spontanea leggerezza in frammenti di episodi più biografici.