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Dopo Viemmesotto, Rubio inaugura la nuova rubrica cinematografica #filmdemmerda

ROMA – Dopo ‘Viemmesotto’, la rubrica di controinformazione gastronomica, Chef Rubio ha deciso di inaugurare un nuovo spazio di approfondimento, questa volta cinematografico, dal titolo ‘filmdemmerda‘.

Il primo a farne le spese è stato ‘Bokeh’, per la regia di Geoffrey Orthwein e Andrew Sullivan, con Maika Monroe e Matt O’Leary. Il titolo è preso in prestito dal gergo fotografico ‘boke’ che significa sfocatura, ma anche confusione mentale, la confusione che assale la giovane coppia di protagonisti quando, durante una vacanza in Islanda, si risvegliano scoprendo di essere gli ultimi umani sulla Terra. Una improvvisa estinzione di massa di cui non si riescono a capire i motivi e che provocherà la rottura degli equilibri fra i due ragazzi. Un film che al poliedrico chef non deve essere piaciuto tantissimo.

“Per la prima puntata della rubrica Filmdemmerda vi consiglio Bokeh- si legge sulla sua pagina Fb- Lui ha preso na mazzetta dalla Rolleiflex (sennò non se spiega perchè sta sempre con qu’a cazzo de maghinetta ‘n mano) e con i soldi porta lei (depressa incurabile) in Islanda a rubare nei supermercati e pisciare nelle terme senza essere beccati. Alla fine lei beve il piscio e muore. Fine”.

Hashtag?
Naturalmente #filmdemmerda.

Dritto dritto fra i filmdemmerda ci finisce anche ‘Lavender’ diretto da Ed Gass Donnelly con Abbie Cornish e Diego Klattenhoff. Un horror che la critica liquida in poche parole “L’horror del canadese Ed Gass Donnelly si inserisce nel sottogenere ‘casa maledetta’ proponendo qualche variante sul tema, ma pur ostentando una certa originalità nel plot non evita di cadere nei cliché di turno, soprattutto per via di una sceneggiatura debole”. Recensione che trova d’accordo anche Rubio che però coglie sfumature più nascoste:

“Quando la peggiore regia del 2016 incontra il cast strappato all’ultimo ‘The Lady 2’ ecco che nasce ‘Lavender’: una madre, che per intensità e pathos ricorda la Claudia Gerini di Suburra) dichiaratamente pazza, costringe il marito (roscio) e l’altro (de n’antro) a seguirla a casa de sto fantomatico zio che scopriamo essere anche suo padre: dopo essersi fatti tutti de Diazepam e Tavernello ridono e piangono insieme. Fine”.

Ataud+Blanco. El juego diabolico

Come il miglior Bertoncelli anche Rubio quando incontra un’opera degna di nota sa come valorizzarle e così è stato con ‘Ataud+Blanco. El juego diabolico’, diretto da Daniel de la Vega.

“Qua se tratta de madre e figlia che giocano per 34 min de fila a ‘Nomi cose e città’. A na certa ariva un pellegrino che finalmente uccide a madre e rapisce la figlia. Tutt’a’n tratto però il Paolo Migone argentino dopo aver dissotterrato la donna je regala un carro funebre e partono alla ricerca della figlia. Lui scompare a buffo e al suo posto je s’accollano altre due madri: la prima viene segata a metà e l’altra usa na bara bianca per colpire i nemici. Alla fine se scopre che s’era fatta de Crack e che non era mai uscita de casa. Menzione speciale per la fotografia, curata dallo stesso Dop dei video di Valerio Scanu. Grazie d’esistere”.

The Watcher

Severo, ma giusto, Rubio non è uno di quei critici che si possono comprare con un bel biglietto omaggio per la prima di uno spettacolo sperando in una buona recensione. Un’amara verità di cui si è reso subito conto anche Joe Charbanic e il suo ‘The Watcher’:

“L’Osservatore è un capolavoro di bruttura imperdibile. Coppia mista senza na lira, si trasferisce in una villa (se stai scannato me devi spiegà come cazzo è possibile) dove due vecchi cinesi (dal cognome giapponese) qualche anno prima s’erano presi l’ebola bevendo dalle pozzanghere: lei aveva stirato, lui aveva fatto finta de beve pe levassela dar cazzo. I Ringo scoprono a loro spese che il vecchio cinese ha cambiato identità (se fa chiamà ‘r filippino) ed è diventato campione de lancio d’animali morti in casa. Alla fine se scopre che a tirarli è il figlio della vicina (cambia colore ai capelli tre volte durante il film), così, i due, mossi a compassione lo adottano e fanno un threesome. Fine”.