E-R School of Food, i premi della 4ª edizione. Bologna e Modena le scuole più social della via Emilia

Concluso il contest 2017/2018: hanno partecipato 1.400 studenti di 30 istituti superiori dell’Emilia-Romagna

ROMA – La capacità di lavorare insieme in cucina mescolata alla viralità dei social. È la ricetta di E-R School of Food per contrastare fenomeni di cyberbullismo e dipendenza da internet.

Il contest, arrivato alla sua quarta edizione, ha visto sfidarsi, tra fornelli e “like” su Facebook, 1.400 studenti di 30 istituti superiori dell’Emilia-Romagna. Quindici i premi assegnati, tra cui il principale Food Master Class che quest’anno è stato vinto, per la categoria professional (Istituti Alberghieri), dalla classe 4AAK dell’Iis L.Spallanzani di Modena e, per la categoria non professional, dalla 3IPS dell’Istituto Salesiano della Beata Vergine di San Luca di Bologna.

Entrambe hanno saputo combinare al meglio lavoro di squadra, creatività nella preparazione dei piatti e abilità comunicative nel promuoverli attraverso i social network. Oltre ai due premi principali, le scuole di Bologna e Modena ne hanno conquisto anche altri sette. Il liceo scientifico Copernico e l’istituto alberghiero Serramazzoni hanno vinto sia una serie d’incontri e visite didattiche messi in palio da alcune realtà di eccellenza del territorio emiliano-romagnolo sia la possibilità di assistere alla preparazione di servizi tv negli studi di Trc.

Il progetto

Il progetto E-R School of Food, ideato da Eikon Communication nel 2014, ha l’obiettivo di stimolare la cosiddetta “Generazione Z” a un uso più virtuoso del mondo del web approfondendo, al tempo stesso, il tema dell’alimentazione. Partendo dalla cucina e dai suoi valori, quali la capacità di lavorare insieme, il confronto e il rispetto tra culture, la sostenibilità, la stagionalità, la salubrità, la salute e il biologico, i ragazzi sono stati chiamati a cucinare assieme ai propri compagni di classe e sono stati coinvolti in attività laboratoriali che hanno incluso l’uso dei social network. Dalla preparazione delle ricette si è passati alla loro promozione su Facebook in un continuo scambio tra reale e virtuale. Con il risultato di ridurre i potenziali pericoli connessi al web come il cyberbullismo e di far conoscere ai ragazzi l’importanza di una dieta fatta da alimenti sani e nutrienti e non di junk food.

I risultati della quarta edizione

Il progetto ha coinvolto giovani dai 14 ai 18 anni iscritti agli istituti superiori della via Emilia. A partecipare sono state 30 scuole, per un totale di 1.400 studenti. Gli album con le foto in gara, pubblicati sulla pagina Facebook di E-R School of Food, hanno superato le 120 mila visualizzazioni e oltre 45 mila interazioni (“mi piace”, “commenti” e “condivisioni”) alcune di persone residenti in Spagna, Francia, Brasile e Stati Uniti. Raggiungendo così un bacino di oltre 1 milione di persone. Non solo teenager ma anche genitori e parenti hanno interagito su foto e post. Infatti, dopo gli adolescenti la fascia di utenti più attiva è stata quella di età compresa tra i 35-50 anni. Un segnale positivo da interpretarsi come uno stimolo a creare un ponte tra diverse generazioni favorendo un dialogo ed evitando la creazione di barriere, fenomeni d’isolamento e diffidenza.

Il Progetto, inoltre, è stato accolto positivamente dagli insegnanti e valutato come un utile ed efficace supporto alla didattica tradizionale.

Come ogni anno i ragazzi sono molto entusiasti di partecipare a questo contest e mettono in esso creatività, impegno e un gran passaparola per accumulare like – dice Alessia Chignoli, professoressa della 3IPS dell’Istituto Salesiano della Beata Vergine di San Luca –. Credo che sia molto utile e formativo anche dal punto di vista didattico in relazione a un uso consapevole dei social e non solo ludico ricreativo”.

“La partecipazione al contest E-R School of Food è stata un’esperienza positiva – racconta Gabriele Vadruccio, professore della 4AAK dell’Iis L.Spallanzani di Modena – in quanto è stata motivo di crescita sia umana che professionale. Il lavoro che abbiamo fatto ha aiutato i ragazzi a trovare le giuste motivazioni per rimettersi in gioco ed esprimere al massimo le proprie capacità”.