Malala torna in Pakistan a 6 anni dall'attentato

Malala torna in Pakistan a 6 anni dall’attentato

L’attivista premio Nobel per la Pace rivede il suo Paese natale dopo averlo lasciato in fin di vita

ROMA – Più forte della paura.
Malala Yousafzai ha realizzato il suo sogno e dopo 6 anni è tornata in Pakistan.
Atterrata questa mattina all’aeroporto di Islamabad, l’attivista premio Nobel per la Pace rivede il suo Paese natale dopo averlo lasciato in fin di vita.

Nel 2012, a soli 14 anni, Malala è stata vittima di un attentato dei talebani, a seguito del quale fu portata via dal Pakistan in condizioni critiche.
La sua colpa, aver difeso a gran voce i diritti delle donne. Accompagnata dai suoi genitori, Malala rimarrà 4 giorni nel suo Paese, una visita blindatissima per motivi di sicurezza.
Purtroppo, ancora oggi è un bersaglio dei talebani.

LA STORIA DI MALALA

Nata il 12 luglio 1997 a Mingora, una città nel distretto di Swat del Pakistan nord-occidentale, Malala ha condiviso sin da piccola gli ideali del padre.
Ponendosi contro i talebani, Ziauddin Yousafzai gestiva una scuola adiacente alla casa della famiglia, frequentata dalla stessa figlia e da altre giovani studentesse.
“Come osano togliere il mio diritto fondamentale all’istruzione?”
Con queste parole Malala tenne un discorso a Peshawar, in Pakistan, nel settembre 2008, condannando gli attacchi dei talebani alle scuole femminili.

Attivismo

All’inizio del 2009, Malala ha cominciato a scrivere un blog per la BBC, sotto lo pseudonimo Gul Makai.
Nel dicembre dello stesso anno rese pubblica la sua identità.

Con una piattaforma pubblica in crescita, la ragazza ha continuato a parlare di sé e del diritto d’istruzione di tutte le donne.
Il suo attivismo la portò a vincere il National Youth Peace Prize.

Ma la sua crescente popolarità e il riconoscimento nazionale portarono i leader talebani a volere la sua morte.

L’attacco

Il 9 ottobre 2012, mentre tornava a casa da scuola, un uomo armato salì a bordo dello scuolabus di Malala.
Dopo aver individuato il bersaglio, le sparò, colpendola al lato sinistro della testa.
Un solo proiettile che attraversò collo e spalla.
Altre due ragazze sono rimaste ferite nell’attacco.

Malala sopravvisse, ma era in condizioni critiche.
Venne trasferita a Birmingham nel Regno Unito per le cure in un ospedale specializzato in lesioni militari.
Non uscì fino al gennaio 2013.

Il tentativo dei talebani di uccidere Malala ha ricevuto la condanna di tutto il mondo e ha portato a proteste in tutto il Pakistan.
Nelle settimane dopo l’attacco, oltre 2 milioni di persone hanno firmato una petizione per il diritto all’istruzione.

Dopo l’attacco

All’ospedale di Birmingham Malala fu indotta in coma farmacologico.
Nonostante interventi chirurgici multipli, tra cui la riparazione di un nervo facciale, non aveva subito alcun grave danno cerebrale.
Nel marzo 2013, era in grado di iniziare a frequentare la scuola di Birmingham.

L’attentato ha scatenato una massiccia manifestazione a sostegno di Malala, proseguita durante il suo recupero.
La ragazza tenne un discorso alle Nazioni Unite per il suo 16° compleanno nel 2013.

Nobel per la Pace

Malala è diventata una sostenitrice globale per le milioni di bambine a cui viene negata un’educazione scolastica a causa di fattori sociali, economici, legali e politici.
La coraggiosa ragazza ha accettato il premio Nobel per la Pace il 10 Dicembre 2014.
Con i soldi del premio, 1.1 milioni di dollari, ha finanziato la creazione di una scuola secondaria per ragazze in Pakistan.