Tecnologie, progetti e ambienti apprendimento: #FuturaPescara fa il punto

Tecnologie, progetti e ambienti apprendimento: #FuturaPescara fa il punto

Montesilvano (Pescara) – Una lim non fa primavera. È la frase pronunciata dal presidente dell’Indire Giovanni Biondi a riassumere il senso de ‘La nuova frontiera delle tecnologie nella didattica: rischi o opportunita”, la tavola rotonda che si e’ tenuta oggi pomeriggio nell’ambito di #FuturaPescara, la tre giorni del Piano nazionale scuola digitale (Pnsd) che dal 29 al 31 maggio fa tappa al Palacongressi Dean Martin di Montesilvano in Abruzzo dopo aver raccolto il testimone ricevuto dalla Sicilia.

Ad animare il dibattito tra i vari relatori, infatti, sono state le sfide che l’ingresso delle tecnologie tra i banchi ha lanciato alla nostra scuola. Un sistema di istruzione, quello italiano, che secondo il capo dipartimento del Miur, Carmela Palumbo, ha cominciato prima degli altri a riflettere sulle tematiche dell’innovazione didattica attraverso la tecnologia, che spesso vengono affrontate “in modo manicheo o superficiale“: “Da una parte al fondo c’e’ paura e diffidenza, dall’altro un atteggiamento fideistico– ragiona Palumbo- Ma la realta’ e’ che la tecnologia e’ il vero tema dell’innovazione in didattica e l’Italia e’ uno tra i primi Paesi ad aver sviluppato un piano di scuola digitale che si dipana nel tempo e si realizza in una serie di azioni organiche, coniugandosi con l’autonomia delle scuole“.

Un’azione che, secondo il presidente dell’Indire Giovanni Biondi, deve essere accompagnata dalla trasformazione degli ambienti di apprendimento: “Se non cambia l’ambiente di apprendimento le tecnologie sono delle suppellettili– sottolinea Biondi- Dobbiamo costruire spazi dove anche la formazione degli insegnanti sia immersiva, altrimenti si predica un futuro che rimane immaginario. Non possiamo pensare di motivare gli studenti solo con il fascino dell’insegnante. La scuola puo’ cambiare solo se coglie le opportunita’ del linguaggio digitale“.

Una scuola che stimola e coinvolge, quella immaginata a #FuturaPescara, dove “introdurre gli studenti al metodo scientifico“, come sottolinea il direttore dell’istituto tecnologie didattiche del Cnr Rosa Bottino, perche’ “un modo diverso di veicolare la ricerca e’ un modo diverso di fare scienza“. Ricordando pero’, spiega Marco Gioannini della fondazione Agnelli, che “la tecnologia resta un mezzo” e che la vera sfida dell’innovazione e’ “preoccuparsi dell’ambiente didattico che sta dietro alle tecnologie” e “rimuovere gli ostacoli che causano un divario tra chi ha e chi non ha le competenze per usare questi mezzi“.

Al centro del cambiamento sono poi, secondo Mario Rusconi, preside e membro del comitato direttivo di E-Tutor Web, gli insegnanti su cui “bisogna avere il coraggio di investire perche’ e’ da loro che deriva la qualita’ della formazione degli studenti“. Sono gli adulti, secondo il direttore dell’Istituto di ortofonologia, Federico Bianchi di Castelbianco, a contare per i ragazzi, perche’ “se la persona e’ stimata ha un valore e da li’ inizia un progetto pedagogico, a prescindere dagli strumenti tecnologici“. Un progetto che parte “dal contenimento dei ragazzi nelle scuole dal quale si puo’ ottenere una partecipazione. Si deve riuscire a motivare umanamente ed emotivamente i ragazzi– conclude Bianchi di Castelbianco- altrimenti la tecnologia non serve niente“.

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