Sui social siamo tutti “sfigati”

“Se qualcosa può andar male,andrà male”

ROMA – “Per la legge di Murphy sono tutti migliori di me” canta Cimini, mentre nel video della canzone “La legge di Murphy” un uomo con un costume da banana gira per le strade della città, scontrandosi con una serie di sfighe che il quotidiano dissemina qua e là.
La sua, più che una giornata, sembra un campo minato da attraversare con attenzione, perché la sfortuna, si sa, ci vede benissimo, specie se hai addosso qualcosa che ti fa sentire continuamente in imbarazzo. Quasi ognuno di noi si rivedrebbe in quel ragazzo. Perché, in fondo, ci sentiamo tutti un po’ sfigati. O,almeno, sempre un po’ più degli altri. Soprattutto sui social.

LA NUOVA FILOSOFIA DEI SOCIAL

Rendersi conto di questo nuovo e paradossale “atteggiamento” è molto semplice, basta dare una rapida occhiata ai social: molte delle pagine più seguite pubblicano continuamente frasi che alludono ad un sentimento di “sfiga consapevole”, come se tutti si sentissero improvvisamente vittime di un mondo senza pietà. E le persone apprezzano molto questo umorismo da “autocompatimento”. Tanto che, ormai, nessuno ci fa neanche più caso. Sembra che i dettami della legge di Murphy siano stati magistralmente interiorizzati dalla nostra società e che si siano stabilizzati radicalmente, specie tra i più giovani. Aprendo su Instagram “Insanitypage”, uno dei profili di citazioni più seguiti (2.2 milioni di followers), si trovano decine e decine di esempi di questa nuova “tendenza”: nel commentare la foto di una signora ultracentenaria che aveva affermato di non avere mai vissuto un giorno felice nella sua vita, un ragazzo ammette che è così che immagina il suo futuro, oppure una ragazza che, analizzando le sue abitudini quotidiane, afferma di vivere tra sonno,fame e sfiga. E così per almeno altre centinaia di post.

UN’IPOCRISIA “AL ROVESCIO”

Nulla di troppo serio ovviamente: qui non si parla di depressione o di qualche altro grave disturbo, ma di una moda ben collaudata. Gli psicologi spiegherebbero il tutto affermando che il pessimismo è parte integrante dell’uomo: se non ci fossimo preparati al peggio, non saremmo mai sopravvissuti. Ma,in questo caso, il discorso è più specifico: tale dinamica si sviluppa quasi esclusivamente sui social, ed è perpetuata da persone che,magari, nella vita reale, non penserebbero mai cose di questo tipo. Insomma, se l’ipocrisia è ostentare nobili ideali che in realtà non si possiedono, sui social il concetto si rovescia totalmente: eliminando dal discorso qualsiasi tipo di virtù, si evidenziano vizi, sfighe,cattive abitudini e via dicendo. Ma rimane pur sempre una forma di ipocrisia, dunque non qualcosa di propriamente vero. Allora perché lo si fa? Per quale motivo questo tipo di ironia è così apprezzato? Probabilmente si tratta di una vera e propria “ribellione” all’ideale di assoluta perfezione che i social ci propinano in continuazione: ai milionari sugli yacht e alle modelle dal fisico statuario, noi rispondiamo in questo modo. E ci sentiamo più forti nel farlo, perché siamo, di fatto, più uniti. Sapendo di non poter raggiungere quell’apice, tentiamo di demistificarlo a modo nostro. Ma così mettiamo anche “le mani avanti”: se si dichiara la propria sfortuna cronica, allora si giustifica anche una condotta non esattamente esemplare. E l’ironia,oltre a dissacrare le grandi star dell’Internet, è anche un efficace rimedio all’ansia sociale, dunque molto comoda di questi tempi.

Insomma, la filosofia dei social è tutta basata sul primo assioma della legge di Murphy:

“Se qualcosa può andar male,andrà male”.

Ma non perché vi sia del reale pessimismo: tutto è finalizzato ad una comoda e divertente autocommiserazione. Se coloro che apprezzano quei post condividessero realmente l’angosciante mentalità che c’è dietro, non ne riderebbero poi più di tanto.