Journeys, il corto dell’Avogadro per il ‘Buon senso’

Il progetto promosso dal Miur nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro

ROMA – “Siamo sempre lo straniero di qualcun altro”, ha scritto Tahar Ben Jelloun, saggista marocchino noto per i suoi scritti su immigrazione e razzismo. E da questo aforisma sono partiti i ragazzi della 3°A liceo scientifico dell’IIS Avogadro di Torino per sviluppare un cortometraggio sul tema dell’immigrazione.

Il progetto ‘Buon Senso’, promosso dal Miur nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro, ha portato i ragazzi ad andare oltre gli stereotipi di un tema delicato come quello dell’immigrazione, invitandoli a cambiare punto di vista. Così nel video realizzato dagli studenti, lo straniero non ha il volto di un richiedente asilo, ma quello di Bruno, emigrato a Torino dal Veneto in seguito all’alluvione del Polinese negli anni ‘50, o di Piera, partita per l’Australia nel ‘66 come altri 350mila italiani che raggiunsero la colonia inglese in cerca di lavoro.

“Su quella barca eravamo tantissime persone, quindi vivevamo attaccati giorno e notte – racconta Gianni, fuggito dall’Albania nel 1991 dopo la caduta del regime comunista e oggi barista in un caffè di Torino – Noi venivamo da una condizione misera, da una paese molto povero, quindi già le prime luci del lungomare ci facevano capire che stavamo arrivando in un mondo diverso. La nostalgia c’è – prosegue Gianni – ma oramai non mi riconosco più nel mio Paese, mentre qui qualsiasi cosa fa parte di me, anche se quando sono arrivato a Torino non conoscevo nessuno”.

Migrante quindi non è solo lo straniero che raggiunge le nostre coste a bordo di imbarcazioni insicure; migrante è anche chi fugge per disastri ambientali, chi lascia la propria terra per motivi politici o religiosi, chi abbandona il proprio Paese in cerca di un’occupazione.

Come Daniele, che non ha la pelle scura ma i tratti tipici italiani, e da dieci anni vive e lavora ad Heidelberg, in Germania, dove conduce una ricerca sul cancro. Sono circa 3mila i ricercatori italiani che ogni anno lasciamo la nostra penisola in cerca di un lavoro migliore e più sicuro. “Hidelrberg ospita la più antica università tedesca ed è una città internazionale, quindi chi vive qui è abituato ad avere a che fare con gli stranieri e l’integrazione non è mai stata un problema – commenta Daniele – Oggi posso dire che non mi sento un cittadino tedesco perché non condivido lo stesso bagaglio culturale, ma non mi sento neanche più un cittadino italiano perché mi risulta difficile sentirmi parte di una società che è cambiata. Mi sento un cittadino europeo”.

Il progetto, dunque, ha l’obiettivo di strutturare nei giovani le competenze per leggere la realtà che ci circonda formando una propria opinione e coscienza etica, imparando a comunicare le proprie idee e fornendo stimoli per poterne discutere in pubblico.