Il dibattito ancora aperto sulla clonazione: tra sviluppi e critiche

Il dibattito ancora aperto sulla clonazione: tra sviluppi e critiche

L’argomento è uno dei più “caldi” dei nostri giorni, tanto che quest’anno è stato scelto dal MIUR come oggetto del tema di ambito tecnico-scientifico della maturità

ROMA – Dimostrando la possibilità della clonazione, la scienza ha dato vita ad un affascinante e discusso dibattito tra sostenitori e oppositori di tale pratica. L’argomento è uno dei più “caldi” dei nostri giorni, tanto che quest’anno è stato scelto dal MIUR come oggetto del tema di ambito tecnico-scientifico della maturità, incentrato soprattutto sulla problematicità etica che col tempo si è sviluppata attorno alla questione. Ma come si è evoluta la clonazione nel corso degli anni? E cosa ne pensano gli esperti?

La clonazione nel tempo

Storicamente, si può cominciare a parlare di clonazione nel 1938, quando l’embriologo tedesco Hans Spemann pensò di asportare il nucleo di una cellula uovo e di sostituirlo con quello di una somatica, cioè una normale cellula del corpo, così da ottenere un adulto geneticamente identico a quello da cui era stato preso il nucleo. Tale esperimento fu effettivamente realizzato da Robert Briggs e Thomas King nel 1952, utilizzando una rana.

Parlando di mammiferi, dopo che nel 1984 gli embriologi McGrath e Solter dichiararono “biologicamente impossibile” la clonazione dei topi, il dibattito in merito si riaccese nel 1986, anno in cui lo scienziato danese Steen Wiladsen arrivò a clonare una pecora utilizzando il nucleo di una cellula 5 luglioprelevata da un embrione. L’esperimento diede vita a moltissime repliche, tra le più celebri quella della pecora Dolly, di cui la comunità scientifica fu messa al corrente nel 1997 attraverso un articolo pubblicato su “Nature” dal ricercatore Ian Wilmut, che condusse l’operazione. La novità più importante era che, in questo specifico caso, la clonazione non era nata a partire da una cellula embrionale, ma da una adulta.

Nonostante l’esperimento fosse riuscito solo una volta su 277 tentativi, esso venne comunque considerato un grande successo. Da allora si è cercato di controllare ed approfondire questa possibilità, estendendola a sempre più specie, tra cui macachi, mucche, gatti, cavalli e cammelli. Fino ad arrivare all’uomo. Ma, in quest’ultimo caso, la questione si fa più complessa.

La clonazione umana: una questione etica

Innanzitutto è necessario operare una distinzione tra la cosiddetta clonazione “riproduttiva ” e quella “terapeutica”. Quest’ultima è infatti la coltivazione in vitro di cellule staminali embrionali, fondamentali per i trapianti, ma anche per la cura di patologie come il morbo di Parkinson, l’Alzheimer e danni inflitti dall’ictus.

L’altro tipo di clonazione è invece il più discusso, poiché porta alla nascita effettiva di un nuovo individuo. Ed esso non è legale in nessuno stato. E non lo è soprattutto per una questione etica.

Se la clonazione fosse praticata, cosa ne sarebbe della diversità? Se poi essa fosse finalizzata al miglioramento, chi deciderebbe cosa significhi effettivamente “migliorare” la specie umana? O ancora: dar vita ad esseri umani perfetti significherebbe creare umani di serie A e di serie B, aprendo dunque a possibili discriminazioni. Possiamo permetterlo? Insomma, la clonazione metterebbe potenzialmente in crisi tanto la differenziazione, tanto l’uguaglianza, senza contare il progressivo scomparire di tutti i valori che da esse derivano.

Rimane poi l’opinione contraria della Chiesa Cattolica, dalla quale è considerata “una grave offesa alla dignità della persona come anche verso la fondamentale uguaglianza di tutte le persone”.

Ma cosa ne pensano gli esperti in materia? Bruno Dallapiccola, genetista italiano, ha le idee piuttosto chiare: “Non vedo l’utilità della clonazione, l’evoluzione ci ha insegnato che la variabilità è la forza che ci consente di vivere meglio. La clonazione è contro la variabilità per definizione e quindi non è una buona ricetta”.

Ovviamente esiste anche chi sostiene tale pratica e il dibattito rimane aperto. Probabilmente sarà soltanto il tempo a rivelare se l’uomo ne abbia davvero bisogno.