Dalla carta stampata al fotogiornalismo: il terzo giorno della summer school

ROMA – E’ la complessità che aiuta a farsi un’idea, a crescere come cittadini, a confrontarsi anche con chi la pensa diversamente. E in sostanza il giornalismo serve a questo, ad analizzare la complessità perché non esiste solo il bianco e il nero ma infinite sfumature di grigio che il giornalista ha il compito di indagare. Ne sono convinti Francesca Schianchi de La Stampa e Vincenzo Bisbiglia de Il Fatto Quotidiano che questa mattina hanno parlato agli studenti della summer school organizzata dall’agenzia Dire e diregiovani.it.

Il terzo giorno di formazione è stato infatti dedicato alla carta stampata, il mezzo d’informazione più lontano dai giovani. Partendo proprio dalla riflessione sul ruolo che riveste oggi il giornale di carta si è arrivati a sottolineare quanto l’approfondimento e la curiosità siano alla base del mestiere ma anche della cittadinanza attiva.

Nella seconda parte della giornata spazio al fotogiornalismo e al racconto attraverso le immagini. Marco Di Meo e Camillo Pasquarelli hanno raccontato il loro lavoro. Da un lato il fotografo come professione immediata che deve catturare l’istante, dall’altro un lavoro che dura nel tempo, che nasce da un’idea per arrivare, tempo dopo, alla realizzazione finale. Con le immagine si parla e si racconta. Dal reportage alla fotografia dell’immediatezza, gli studenti hanno avuto modo di capire che la fotografia può avere forme e generi diversi ma che alla base di ogni scatto c’è un lavoro di ricerca.