Ragazze rapper alla riscossa

Ragazze rapper alla riscossa

Giovani, energiche e determinate scalano la scena dell’hip hop italiano

La rapper Priestess

 
Roma – C’era un tempo in cui il rap era faccenda molto “maschia” e gravitava solo in ambienti esclusivamente underground. Oggi la musica è cambiata, il rap suona in radio, passa in tv e scala le classifiche raggiungendo le vette del pop e del rock. La questione di “genere” resta però ancora abbastanza aperta, sono poche le ragazze del rap a firmare contratti con le major e, come sempre, le ragioni e i motivi sono più di qualcuno. Ma procediamo con ordine, restando in terra italiana, perché altrove la faccenda e la storia sono molto diverse, basti pensare che la prima artista solista a registrare un lavoro hip hop fu Lady B con To The Beat Y’all, ma siamo a Philadelphia nel lontano 1980.
 
Torniamo all’Italia allora e restiamo nel presente, la prima rapper a trovare mercato e consensi è la trentenne Baby K, oggi – a 10 anni dagli esordi – è praticamente una popstar e il mondo del rap è solo un ricordo lontano. Sono diverse però le voci femminili che provano a farsi spazio nella scena hip hop nostrana e i primi risultati si vedono e si sentono. Le “femcee” del momento, ovvero le rapper e freestyler, iniziano a farsi notare dall’industria del settore e qualcuna di loro ha portato a casa anche un contratto. Ragazze, figlie degli anni Novanta, sono energiche, senza peli sulla lingua e molto determinate, perché, raccontano, il sessismo nell’ambiente è duro a morire.
 
​Ve ne presentiamo qualcuna​.
 
Marti Stone, abruzzese classe 1992, arriva dal mondo del punk rock. Il suo primo album “Sulla bocca di tutti” è uscito con La Grande Onda del Piotta e nel 2015 ha iniziato a Milano una nuova collaborazione col producer Pankees. “Bossy”, il suo fortunato singolo, è stato remixato da Pump The Noise, Smoothies e Weshit (3 tra i nomi più hot della scena elettronica nazionale ed europea). Nell’estate 2016 viene supportata dal brand Dolly Noire per il Rap Queen Tour in giro per l’Italia e nel frattempo è apparsa nello spot di X-Factor affianco a Fedez e diventata BlaBlaStar.
Nibirv, Sofia Buconi, classe 1989 è bolognese e fonde le rime del rap all’elettronica. “Come Kurt Cobain” è il suo primo vero singolo, arrivato dopo l’esperienza di “Bimbe”, posse track al femminile cantata con Leslie, Ivonne e Hindaco. Il singolo, con quasi 30mila views su YouTube e quasi 70mila ascolti su Spotify è prodotto da Parix Hilton e Robertner con la supervisione artistica di Thaurus per Universal Music.
Priestess, alessandra Prete, classe 1996, è pugliese e rivoluzionaria. Con il suo EP “Torno domani” si è imposta sulla scena cambiando le regole del gioco. A credere in lei è stata l’etichetta “Tanta Roba” di Gué Pequeno e Dj Harsh. Con il singolo “Maria Antonietta” ha superato il milione di ascolti su spotify. Nel suo bagaglio musicale ci sono la passione per il jazz, il rock ed il blues. 
Leslie, Lisa Cardone, 25enne abruzzese professione operaia, scrive rime da quando di anni ne ha 7. Tostissima, dichiara di non subire il confronto con il vero pubblico dell’hip hop, ma di fare i conti con l’italiano medio della rete. Si è fatta strada nella scena con una serie di strofe dal titolo S/N, senza nome. Il suo “Oh My Goodness” ha superato le 100mila visualizzazioni su YouTube e gli ascolti su Spotify sono quasi 70mila.
E se Paola Zukar, la manager del rap italiano per antonomasia, consiglia alle donne di seguire le sue orme sostenendo che non ci sia ancora un’identità di artiste italiane strutturate e pronte per il genere, il fermento al femminile sembra crescere ogni giorno di più. Esistono crew di sole ragazze, si schierano a favore del movimento LGBT, si specializzano sempre di più nel freestyle e molte di loro registrano fuori dall’Italia arrivando fino a Los Angeles.
 
E se è vero che le donne presto conquisteranno il mondo, è sicuro che le femcee stanno davvero scalando la scena, facendo rivivere – nel frattempo – un po’ di quel mondo underground andato perduto.
 
Di Fabrizia Ferrazzoli