Chitarre e ritmi serrati, ecco il “mondo parallelo” dei The Zoids

the zoids intervistaROMA – È figlio della spontaneità, Void Dimension: della spontaneità legata alla creazione artistica, del magico scambio sintonico tra i musicisti, della sottile adrenalina prodotta dalle session nello studio di registrazione; ed è l’esordio dei ciociari The Zoids. Ai nostri microfoni il racconto del disco e di questa nuova avventura che unisce Francesco Salemme (voce e chitarra), Luigi Mosillo (basso e cori) – già compagni di band nei At the weekends – e Domenico Benfante (batteria e cori).

Disponibile dallo scorso 14 settembre per MiaCameretta Records (distribuzione fisica e digitale Goodfellas), Void Dimension ha un’anima duale che si sviluppa attraverso 8 canzoni (più una bonus track, per un totale di 27 minuti) fatte di atmosfere malinconiche e chitarre graffianti, melodie orecchiabili e ritmiche serrate

Nei testi (tutti in inglese perché è così che la band pensa alla musica), invece, i The Zoids hanno creato come un mondo parallelo, dove tutto è un po’ fluttuante e distorto, come un sogno in cui continuamente si cerca la serenità. Tre i concetti attorno ai quali ruotano: vita, amore, tempo. Secondo Francesco, l’autore dei testi, “si nasce e si vive per amare con il tempo a scandire gli attimi che si susseguono, per alcuni velocemente per altri meno”. Quando viene a mancare uno di questi elementi, nel mondo astratto dei The Zoids si riazzera tutto, non si vive più bene, si prova dolore e tutto può sembrare vuoto. Void Dimension, appunto. 

 

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