David, studente 18enne volontario in Africa: "Ti cambia la vita"

David, studente 18enne volontario in Africa: “Ti cambia la vita”

ROMA – Rinunciare alla spensieratezza, alle serate in discoteca e al divertimento con gli amici per trascorrere un mese in un villaggio dell’Africa Occidentale, senza confort ne’ cellulari, per vedere da vicino gli occhi della poverta’ e il sorriso di chi non ha nulla. È stata questa la scelta di David Galimi, 18 anni, studente di Udine e animatore parrocchiale nella sua comunita’.

“È stata una delle piu’ grandi follie della mia vita– commenta all’agenzia di stampa Dire- mi ha cambiato il modo di vedere il mondo”. Una scelta ‘folle’ soprattutto perche’ non programmata: “Ho deciso tutto un mese prima della partenza– racconta David- Non ero pronto, non avevo mai fatto esperienze internazionali prima d’ora e non avevo ne’ il passaporto ne’ i vaccini necessari. Ma ero carico di energie, e anche se avevo mille ostacoli davanti, ero convinto di voler fare un’esperienza di questo tipo”.

Superato anche lo scetticismo dei genitori, inizia la complicata ricerca dell’associazione con cui partire. La maggior parte delle organizzazioni, infatti, richiede precedenti esperienze all’estero e un’eta’ minima dei volontari. “Non e’ stato facile, ogni volta che riuscivo a trovare un’associazione, mancava un parametro. Passavo pomeriggi interi a telefonare in tutta Italia, ma c’erano sempre problematiche di ogni tipo. Ma non mi sono scoraggiato, ero determinato a voler fare questa esperienza a tutti i costi”.

Poi, casualmente, David scopre l’associazione ‘Solidarmondo’ delle Suore della provvidenza di Udine. Un’associazione benefica che organizza percorsi di volontariato in tutto il mondo. Per il giovane la scelta e’ il Togo, perche’ “rappresentava la realta’ in cui avrei voluto immergermi”. Cosi’, dopo un lungo viaggio in aereo- il primo da solo- David arriva a Lome’, capitale dello stato africano, dove svolge attivita’ di volontariato nell’orfanotrofio. Poi l’avventura prosegue in un villaggio, accanto ai bambini del posto, tra momenti di svago e riflessioni.

“Nel villaggio mi sono divertito di piu’ perche’ avevo modo di interagire con bambini piu’ grandi, come faccio nella parrocchia della mia citta’. Ma a differenza dei bambini italiani a loro bastava poco per essere felici. Giocavamo con quello che avevamo, anche un pallone bastava a farli sorridere. Comunicare non e’ stato facile, il mio francese era insufficiente, ma riuscivo a cavarmela con le espressioni del corpo e con quelle poche parole che avevo imparato durante la permanenza nel villaggio”.

Una realta’ distante dalla mentalita’ europea, lontana dagli orari e dagli impegni della quotidianita’. Ed il tempo, per David, e’ stata una chiave per riflettere sulla nostra societa’, sui rapporti umani e sul valore della solitudine. “Alle sei della sera la giornata finiva e ognuno si chiudeva nelle sue capanne. Era strano per me ritrovarmi da solo a pensare, non avevo il telefono, non avevo contatti con il resto del mondo. Ma proprio in quel momento mi sono reso conto di trovarmi in una dimensione vera, a differenza della nostra”.

Rientrato dall’Africa, David non ha voluto raccontare subito la sua esperienza per metabolizzare gli eventi vissuti e reintegrarsi in un contesto completamente diverso. “Alla fine la mia realta’ era diventata il villaggio. Avevo vissuto un mese nella semplicita’ e nel disagio ma circondato dai sorrisi e dalla naturalezza delle persone. Quando sono tornato sono stato una settimana chiuso in casa, non volevo uscire e vedere di nuovo la modernita’ e la finzione della nostra societa’”. Un viaggio faticoso ed emotivamente forte che David consiglia ai suoi coetanei, pur considerando le difficolta’ di questa esperienza.

“Forse e’ stata la cosa piu’ forte che abbia mai fatto– conclude David- bisogna essere pronti ad una situazione di adattamento e prepararsi a vivere in situazioni di precarieta’ e disagio. Ma quello che ti resta e’ un’altra visione della vita. Dopo aver vissuto nel villaggio ti rendi conto di quanto la nostra vita sia condizionata da pressione ed orari. Non abbiamo mai un minuto per fermarci e riflettere, mentre il tempo passa e le nostre giornate scorrono senza che riusciamo a coglierne il senso“.

Tornato nella sua citta’, oggi David continua la sua attivita’ di volontariato in parrocchia, dove si occupa dei ragazzi e raccoglie fondi per l’orfanotrofio di Lome’. Per chi volesse vivere un’esperienza simile, il suo consiglio e’ preferire piccole associazioni locali alle grandi societa’ internazionali, e stabilire contatti con qualche volontario del posto, prima della partenza. Poi, non resta che abbandonarsi ad un’esperienza totalizzante e immergersi in un altro mondo, perche’, assicura David, “ti cambia il modo di vivere la vita”.

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