METTERE A FUOCO UN LAVORO

METTERE A FUOCO UN LAVORO

Tamara Casula fotografa per caso

#faccioquellochemipiace

di Fabrizia Ferrazzoli

di Fabrizia Ferrazzoli

Roma – Capita alle volte di inciampare in una passione senza farci troppo caso e di lasciarla stare lì, in una parte segreta di noi, per ritrovarla dopo un po’ a stravolgerci la vita. È successo a Tamara Casula, oggi fotografa felice di un pezzo di mondo della musica e non solo. Nei suoi archivi si trovano i ritratti di Paolo Fresu, Daniele Silvestri, Caparezza e anche di artisti più di nicchia ma amatissimi come il Muro del Canto, Colandrea, Galoni e tanti altri.

Sarda trapiantata a Roma dopo un importante capitolo bolognese, Tamara da ragazzina voleva fare la giornalista sportiva ma è finita a lavorare per “Videolina”, una tv locale dove conduceva una rubrica dedicata ai fumetti. È così che si è appassionata al mondo dell’audiovisivo e si è messa in testa di voler diventare videomaker.

«Mi incuriosiva vedere gli operatori al lavoro, mi appassionava il mondo del montaggio. Stare davanti alla telecamera invece era una sofferenza! E allora mi sono messa a cercare dei corsi che mi portassero in quella direzione».

Peccato che in quel momento dalle sue parti non ci fossero grandi offerte, mentre invece c’era spazio in una scuola di fotografia.

«Mi sono iscritta pensando potesse essere un buon punto di partenza, invece poi ho continuato» 

È questo il primo incontro con la macchina fotografica, un amore nato scatto dopo scatto che solo quindici anni dopo è diventato il lavoro della vita.

Dalla Sardegna con valigia e attrezzatura Tamara è volata a Bologna, scontrandosi con un mondo e una città in cui farsi strada risultava complicato. Ha trovato il suo posto in un piccolo negozio di fotografia, ma dedicarsi solo a questa professione non sembrava possibile. Il suo primo lavoro, con tutte le responsabilità che un impiego rappresenta, è arrivato a soli diciotto anni e da quel momento non ha mai smesso di darsi da fare, contribuendo mese dopo mese alle spese di famiglia. Fare la fotografa non poteva diventare un investimento, le servivano autonomia e certezze economiche. È così che è iniziato un lungo periodo in cui Tamara  da una parte costruiva un mestiere e dall’altra timbrava il cartellino, dedicandosi al doppio lavoro.
Per molti anni è stata ne
l settore dell’abbigliamento, costruendosi un curriculum di tutto rispetto. Quando lo store per cui lavorava ha chiuso i battenti, Tamara ha scelto di trasferirsi a Roma, pensando che riposizionarsi in una grande città fosse più semplice che in un piccolo centro. Anche stavolta però ha dovuto fare i conti con una realtà decisamente caotica, con un mondo professionale in cui non vedeva riconoscersi le competenze acquisite nel tempo. È così che dopo un paio di anni tra sforzi e insoddisfazione quella della fotografia sembrava diventare una scelta quasi obbligata. Tamara senza saperlo si stava dando per la prima volta una possibilità.

Ecco che verso la fine dei trent’anni, con tanta paura e una partita iva comincia la sua nuova vita.

Essere fotografi ai tempi di Instagram e del digitale non è cosa semplice, tutti si improvvisano un po’ e non sempre tecnica e qualità vengono capiti e riconosciuti. Approssimazione e preventivi molto convenienti hanno un potere distruttivo verso quella che dovrebbe essere prima di tutto un’arte. Tamara ha iniziato in camera oscura, scattando in analogica, vivendo sulla sua pelle ogni fase di questo mondo che cambia: fare il salto la terrorizzava. A darle forza, in un momento tanto bello quanto difficile, è stata sua madre, che al momento della scelta le ha semplicemente detto: «Era ora».

Sono passati due anni e fino ad oggi mai un ripensamento, solo tante soddisfazioni e la felice consapevolezza di fare quello che le piace.

Momenti in cui ha fatto il pieno di musica, storie e incontri ravvicinati che le hanno portato emozioni inaspettate. È arrivata con il suo obiettivo nel mondo degli altri godendosi il privilegio di svelarlo nel migliore dei modi. Con il suo sguardo e la sua attitudine a cogliere l’attimo è riuscita a entrare nella vita di molti musicisti, seguendoli sopra e sotto il palco e passando con grande disinvoltura dal jazz alla musica indie. Oltre ai ritratti e agli scatti dei live ha già firmato diverse copertine di album. Un cambiamento che l’ha portata da un giorno all’altro a studiare intere discografie, preparare set e – soprattutto – a tenere testa a una banda di artisti impegnati e impegnativi, da gestire dentro e fuori l’obiettivo, mettendo in gioco un lato di sé che non aveva messo in conto.

I suoi “racconti” fotografici hanno catturato l’attenzione tra gli altri di Caparezza, che l’ha voluta prima come fotografa di scena per il videoclip “Chiave” e poi come “reporter” del suo ultimo tour “Prisoner 709”. Il riconoscimento più bello lo trovate in “Prisoner 709 Live”, il doppio CD uscito a settembre con dvd documentario e un libro fotografico firmato proprio Tamara Casula.

«Forse prima guadagnavo di più, ma la felicità ha un costo. Posso lavorare anche quindici ore di seguito senza rendermene conto: non mi pesa»

Una passione quella di Tamara “messa a fuoco” tra imprevisti, colpi di scena e piccole grandi difficoltà che l’hanno portata, oggi, a mettere il suo talento sotto gli occhi di tutti. Perché a volte basta tentare un nuovo percorso per trovare “per caso” la strada più giusta.

#faccioquellochemipiace

Diregiovani.it presenta la nuova rubrica #faccioquellochemipiace: la storia di chi fa da sé, si inventa e ci riesce, di chi ha dato una svolta alla vita con mosse vincenti e rivoluzionarie. Racconti felici di chi osa e tenta di realizzare le proprie aspirazioni professionali. Documenti che parlano di un pezzo d’Italia, quella più laboriosa e spesso silenziosa. Storie di una generazione che cambia e che cresce, con un pizzico d’incoscienza e una sana dose di resilienza.