Segre: "Odio non rende liberi, serve pace e inclusione"

Segre: “Odio non rende liberi, serve pace e inclusione”

Al liceo Caetani di Roma la senatrice a vita incontra studenti

ROMA – “Mi rivolgo a voi da nonna. Una nonna che ha una storia da raccontare“. Inizia cosi’ la lectio magistralis di Liliana Segre, senatrice a vita intervenuta questa mattina al liceo Caetani di Roma in occasione della due giorni di incontri sull’Europa e sulla cittadinanza attiva. Una storia che parla di un passato che oggi torna a rivivere nei fantasmi di chi ha vissuto il nazifascismo e teme per il futuro dell’Europa. “Oggi il continente e’ esposto allo stesso rischio– commenta amaramente la senatrice- ma se sono qui e’ per ricordarvi che l’odio non rende liberi, e le uniche risposte valide sono la pace e l’inclusione“.

A 80 anni dall’emanazione delle leggi razziali, Liliana Segre ricorda con commozione l’esclusione dalla scuola, quando aveva nove anni. “Quando mio padre mi disse che non potevo andare in terza elementare mi sentii colpevole e non capivo il perche’, ma la cosa piu’ difficile da accettare fu l’indifferenza, quella nebbia che ci avvolse e ci rese invisibili“. I ragazzi ascoltano partecipi nell’aula magna dell’Istituto Caetani, lo stesso da cui fu esclusa anche Piera Fiorentini, deportata e morta ad Auschwitz nel 1945.

Erano anni difficili, la polizia ci trattava come criminali“, aggiunge la senatrice, che racconta i dettagli della prigionia nelle carceri italiane e poi la partenza verso il campo. “Non riuscivamo a credere che quel posto cosi’ orribile fosse stato costruito e ideato da persone come noi, europei, persone umane che da anni preparavano l’organizzazione dello sterminio“.

Riemergono con dolore i ricordi nella vita nel campo di Auschwitz, l’addio al padre, il lavoro come schiava operaia nelle fabbriche di armi e l’alienazione: “Quando entri perdi il tuo nome, i tuoi affetti, non sei piu’ tu. Diventi un numero, quello che ti tatuano sul braccio e che oggi orgogliosamente porto ancora, perche’ ora rappresenta il monumento alla vergogna di chi l’ha fatto“.

Tra i ragazzi qualcuno si commuove, altri ascoltano con attenzione mentre la senatrice parla dell’umiliazione della fame e di come la nostra societa’ consumista ora guardi con indifferenza al milione e mezzo di persone che muoiono per carenza di cibo. “Mentre affrontavo la marcia della morte verso la Germania, nei campi innevati, i civili affacciati alla finestra vedevano i nostri scheletri umani passare, e non facevano nulla. Non ci offrivano alcun aiuto, e ci chiedevamo come fosse possibile non trovare nessuno che ci aiutasse“. Ma dopo la liberazione, all’odio subentra la consapevolezza della propria testimonianza, che oggi si tramanda in una nuova generazione di ragazzi.

Per la maggior parte degli studenti in aula, quelle di maggio 2019 saranno le prime elezioni europee, in un contesto socio-politico in cui il ruolo dell’Unione vive una fase di crisi. Il progetto ‘Scuola d’Europa’ dell’associazione Nuova Europa, vuole portare nelle classi la storia di un’istituzione che spesso viene vista solo come un sinonimo di burocrazia.

Sarete voi a portare avanti la nuova fase parlamentare che si aprira’ dopo le elezioni“- commenta Raffaella Rizzo, di Nuova Europa. La fase finale del progetto prevede la realizzazione di un ‘Trattato dei giovani europei’ che raccolga le idee e le aspettative della nuova generazione di cittadini. “All’inizio del progetto ero un convinto euroscettico– afferma Fabrizio, oggi tutor dell’associazione- ma studiare i principi che hanno portato alla formazione dell’Europa mi hanno fatto cambiare idea“. Oggi e domani, infatti, i ragazzi continueranno ad incontrarsi per confrontare idee ed opinioni su come contribuire alla crescita della comunita’ europea.