La violenza sulle donne si contrasta partendo dai ragazzi

Alla Camera 100 giovani ascoltano storie di dolore e speranza

ROMA – “Come si fa a dire che uomini e donne sono uguali? Sono diversi e basta- dice Diego, 19 anni del quartiere Portonaccio di Roma- È chiaro che ormai c’e’ tutta questa storia dei diritti, pero’ certe cose sono importanti. Non esiste che le donne se la gestiscono loro la vita. Dai, parliamoci chiaro tutte balle, sono italiano, io.” La domanda era semplice: se ti dico violenza contro la donna, cosa rispondi? A cosa pensi?

Lo ha chiesto Betta Cianchini, attrice, autrice e speaker di Radio Rock, che ha intervistato uomini e donne di Rom e provincia. Un progetto che vuole portare alla ribalda il problema della violenza sulle donne dal punto di vista degli uomini, come racconta l’autrice: “Gli uomini violenti sono stati prima di tutto figli, fratelli, quindi alunni, ed e’ soprattutto a loro che dobbiamo parlare”.

Il progetto e’ stato presentato alla Camera dei Deputati in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, davanti a cento ragazzi provenienti dagli istituti romani, perche’ “la collaborazione maschile e’ ormai fondamentale”, commenta Betta Cianchini. Nella Sala della Lupa di Palazzo Montecitorio, gli studenti hanno avuto anche la possibilita’ di assistere alla rappresentazione teatrale “Ferocia – Fateci smettere questo spettacolo!”, tre storie diverse di donne che portano sul palco la barbarie vissuta ‘tra le mura poco domestiche’. “Una vera e propria maratona teatrale per denunciare una barbarie italiana che non smetteremo di raccontare fino a quando ci saranno ancora casi di femminicidio”, aggiunge Cianchini, autrice del testo.

 

Alla presenza della vicepresidente della Camera Maria Edera Spadoni, vengono lette le diciannove testimonianze raccolte sul territorio romano. E il racconto prende vita attraverso le parole di Claudia, studentessa universitaria che racconta i litigi e le urla tra i genitori, o di Luisa, che a 29 anni non ha avuto il coraggio di denunciare un marito violento e possessivo. Ma la speranza si riaccende in una nuova generazione di giovani non piu’ ostili ma promotori di un’immagine libera ed emancipata della donna.

“Non riesco nemmeno a immaginare come sia possibile anche solo pensare di far del male a una donna”, dice un ragazzo romano, mentre Matteo, liceale di 17 anni, racconta l’episodio di una sua compagna di classe picchiata davanti ai suoi occhi, e aggiunge “mi sono vergognato per lui. Prima le notizie sui femminicidi mi sembravano distanti, adesso mi ricordano quel momento e ho una visione diversa”.

 

Testimonianze di un fenomeno trasversale che emerge in tutte le sue contraddizioni, ma che mostra anche i suoi spiragli nelle parole di Marco, che si vergogna “per i violenti che come me si chiamano uomini”, e di tanti altri suoi coetanei che si schierano in difesa delle loro madri, compagne, sorelle e amiche.

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