Cinema e arte per la conoscenza dello spazio

Da quassù la Terra è bellissima, senza frontiere né confini.

Queste le parole che il 12 aprile 1961, il cosmonauta sovietico Jurij Alekseevič Gagarin pronunciava per la prima volta nella storia del mondo, guardando il nostro pianeta dallo spazio.

C’è da dire che il tema dell’esplorazione spaziale, viaggiare nello spazio cosmico, recarsi su altri pianeti e magari incontrare abitanti di altri mondi, ha sempre affascinato la mente umana, ben prima che la tecnologia rendesse possibile il viaggio.

Nel 350 a.C., il filosofo greco Aristotele teorizzò l’idea che la natura disdegnasse il vuoto, un principio che sarebbe diventato noto come horror vacui. Questo pensiero fu realizzato in base ad un argomento ontologico del V secolo a.C. del filosofo greco Parmenide, che negava la possibile esistenza di un vuoto nello spazio.

Sulla base di questa idea, in Occidente si è ritenuto per molti secoli che lo spazio non potesse essere vuoto.

Fino a non molto tempo fa, lo spazio era stato esplorato attraverso l’osservazione a distanza, inizialmente ad occhio nudo, successivamente con il telescopio.

Tra le teorie, le osservazioni e le missioni spaziali, esiste un altro modo per far conoscere lo spazio, anche a chi è fuori dai meccanismi, con la cosiddetta “settima arte”. Stiamo parlando della cinematografia.

La sua prima apparizione risale al 1895, quando i fratelli Lumière proiettarono al Grand Café des Capucines di Parigi dieci film, ciascuno della durata di circa un minuto.

Il cinema, dalla fine del XIX secolo, divenne così una delle forme d’arte moderna, nonché uno dei più grandi fenomeni sociali, mediatici e culturali.



Nell’ambito del cinema fantascientifico, la prima pellicola che porta in scena un viaggio nello spazio è “Viaggio nella Luna” di Georges Méliès del 1902. Tra le pellicole più celebri “2001: Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick del 1968 e una serie di film dei “giorni nostri” come Star Trek, Gravity, Interstellar, The Martian, First Man che, oltre a rimanere nella storia del cinema, hanno fatto sì che anche le persone “normali” potessero conoscere lo spazio da un’altra prospettiva.

L’Agenzia Spaziale Italiana, in collaborazione con il Giornale dello Spettacolo del gruppo Globalist, organizza la seconda edizione del Premio SpazioCinema. A salire sul palco artisti, scrittori e scienziati che si sono distinti nel corso dell’anno per attività che hanno favorito la diffusione della cultura scientifica in generale e di quella spaziale in particolare, attraverso le diverse forme di arte.

Nel corso della serata verrà presentato al pubblico anche “EVA 23”, il documentario prodotto dalla Space City Films dedicato all’incidente che il 16 luglio 2013 coinvolse l’astronauta Luca Parmitano che, nel corso della sua seconda attività extra veicolare, rischiò di annegare per una perdita d’acqua nel casco della tuta spaziale. L’astronauta italiano, in partenza nel 2019 con la Missione Beyond, prenderà parte all’evento in collegamento video.

Quest’anno a ricevere la targa saranno l’astrofisica e scrittrice Licia Troisi, il jazzista Paolo Damiani, Paolo Fallai Presidente delle Biblioteche di Roma, la produttrice Matilde Barbagallo e la regista Paola Randi, il produttore e regista Marc Havican autore del documentario Eva 23. Il documentario, inedito in Italia, sarà proiettato per l’occasione.

L’evento si terrà presso la Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, il 19 dicembre dalle ore 21.

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