Diritti. Alla Dire con gli studenti: ‘Più informati, più liberi’

 
Dialogo con Rocca (Croce Rossa), Rozera (Unicef), Noury (Amnesty)
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ROMA – L’Italia è un Paese progredito ma “perché la sera ho paura a uscire in gonna?” La Dichiarazione universale dei diritti umani, sì, ma “cosa vuol dire essere liberi?”. “Cosa posso fare per migliorare il mondo, quando sento che tanti leader mondiali non mi rappresentano?” Questi alcuni degli interrogativi proposti dagli studenti delle scuole superiori che stamani a Roma hanno partecipato all’incontro ‘Diritti umani. L’impegno per il mondo riparte dalle scuole’, organizzato dall’agenzia di stampa ‘Dire’.

A rispondere alle domande dei ragazzi e a sollecitarli con spunti e testimonianze sono stati Francesco Rocca, presidente della Croce Rossa italiana e della Federazione internazionale delle società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, Paolo Rozera, direttore generale di Unicef Italia, e Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. Essere liberi significa “non vivere nel bisogno, nel razzismo, nella misoginia” ha detto Noury, portavoce di Amnesty international Italia. Che alla platea di giovani ha suggerito: “Iscrivetevi a un’associazione. Studiate storia e filosofia, materie ‘neglette’ ma che contribuiscono alla formazione della persona. Poi, sui social contrastate i discorsi razzisti, omofobi, misogini, usando un lessico corretto”.

La Dichiarazione universale dei diritti umani, di cui questo mese si celebra il 70esimo anniversario, “si basa sul principio secondo cui l’uomo nasce titolare di diritti, non li acquisisce grazie ai meriti. E sono indivisibili” ha aggiunto Noury. Perché “solo se si rafforzano i tuoi, aumentano anche i miei. Ma oggi purtroppo vige l’idea opposta. La sicurezza della maggioranza si ottiene riducendo i diritti alle minoranze, come dimostrano gli slogan ‘America first’ e ‘Prima gli italiani'”.

“Voi studenti non siete il futuro ma il presente” ha sottolineato Rozera. Convinto che i giovani debbano “rendersi conto del mondo: troppe le cose che non conoscete. I social sono utili, ma offrono un’informazione troppo liquida”. Un esempio riporta al tema dei migranti: “Ci dicono che gli sbarchi in Italia sono stati bloccati. Ma non è vero. Ce lo testimoniano medici e operatori da Lampedusa” ha sottolineato il direttore di Unicef.

“Volete fare la differenza? Allora fatelo con ogni persona che incontrate” ha incalzato Rocca, che propone la questione migratoria come punto di partenza per ragionare sullo stato di salute dei diritti umani oggi nel mondo. “Le violazioni in questo ambito hanno raggiunto un livello inaccettabile” ha detto Rocca. “Partiamo dal presupposto che nessun genitore metterebbe in pericolo la vita dei figli se non fosse costretto a farlo. Vedere che alcuni Paesi fanno fatica a capire questa spinta fisiologica e’ preoccupante”.

Il pensiero torna all’accordo sul Global Compact sulle migrazioni, proposto dalle Nazioni Unite e discusso pochi giorni fa Marrakech, dove ha pesato l’assenza di Paesi come Italia, Stati Uniti e Australia. “Mi auguro che domani il nostro parlamento lo ratifichi”, il commento del presidente di Croce Rossa. Il direttore della ‘Dire’, Nicola Perrone, per sottolineare come la vita degli esseri umani sia “caratterizzata dal movimento”, domanda: “Quanti di voi hanno i nonni nati a Roma?”

Dalla platea si sollevano appena cinque o sei mani, tra gli oltre 70 presenti. “Vedete? Eppure oggi le migrazioni, come quello dei diritti, sono temi difficili. Ma anche attraverso lo scontro positivo si possono trovare soluzioni condivise per fare un passo avanti”. Un altro spunto e’ giunto da Rocca: “Ascoltate l’altro, ascoltatevi tra voi. Per lavoro sono spesso in mezzo ai giovani, percepisco una crescente solitudine. Voi usate tanto i social network, ma temo che spezzettino la comunicazione. Siate piu’ vicini. E fate volontariato perché cosi’ si salvano le vite”. E se anche i politici non ci rappresentano, l’appello di Rozera, “non isolatevi ma siate parte attiva della comunita’”.

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