Noi siamo bambini a Caivano, preside: “Crepa in muro omertà”

Oggi l'evento conclusivo del progetto

NAPOLI – Portare sostegno, ascolto e informazione la’ dove dilagano violenza e omerta’, per rendere i bambini di oggi adulti consapevoli. Si conclude il progetto ‘Noi siamo bambini’, sviluppato per prevenire e contrastare l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori, finanziato dal dipartimento Pari Opportunita’ della presidenza del Consiglio dei ministri e realizzato dall’istituto Morano di Caivano insieme a una rete di scuole tra Lazio e Campania.

Oggi a Caivano, in un territorio difficile in cui violenze e soprusi sono all’ordine del giorno, l’istituto superiore Francesco Morano, capofila del progetto, ha accolto le altre scuole coinvolte nella campagna. Insieme all’Istituto di Ortofonologia, all’agenzia di stampa Dire, al Garante dell’Infanzia del Lazio e alla Societa’ Italiana di Pediatria, e’ stato portato avanti un percorso nelle scuole basato sull’educazione all’affettivita’ che ha coinvolto studenti e docenti.

“Abbiamo parlato ai ragazzi dell’alchimia dell’amore e abbiamo imparato a leggere i silenzi dei bambini- ha raccontato Eugenia Carfora, dirigente dell’istituto Morano- Non vogliamo far piu’ finta di niente. Forse non avremo abbattuto il muro dell’omerta’, ma sicuramente abbiamo creato qualche crepa”. Cosi’ la giornata conclusiva del progetto assume le tinte di una festa che coinvolge in primo luogo i ragazzi, assieme agli attori che hanno contribuito alla realizzazione della campagna.

“Di maltrattamenti e abusi ne vediamo troppi- ha detto la procuratrice Maria De Luzenberger- questo non e’ un problema che riguarda solo la Campania o l’Italia, ma e’ molto piu’ diffuso di quello che si potrebbe pensare. I ragazzini che commettono abusi- prosegue- lo fanno perche’ a casa hanno assistito a modelli negativi, ma ci sono segnali che noi possiamo cogliere per cambiare questa tendenza”.

Il progetto e’ stato anche un’occasione per riflettere sugli altri fenomeni legati al disagio sociale, come la dispersione scolastica, documentata da un report dettagliato la cui sintesi sara’ pubblicata a fine anno. “L’obiettivo e’ far conoscere il progetto e portarlo in tutta Italia per lasciarne traccia- ha detto Federico Bianchi di Castelbianco, direttore dell’Istituto di Ortofonologia- qui il progetto si e’ concluso ma l’attivita’ di attenzione alle situazioni traumatiche continua, con la pubblicazione di un opuscolo che raccogliera’ i racconti dei ragazzi, perche’ la cosa piu’ importante e’ dare spazio alla loro voce”.

Una voce che oggi parla di riscatto e futuro. “Siamo partiti con l’obiettivo di approfondire delle problematiche delicate e loro ci hanno restituito ricchezza in termini di vita ed esperienza- ha commentato la psicologa Francesca Zaza, che ha seguito il progetto- Al di la’ dei numeri il valore aggiunto e’ stato il livello di coinvolgimento dei partecipanti, forse perche’ quando si parla di traumi e bambini siamo tutti coinvolti”. Perche’, come ha sottolineato Rocco Russo della Sip, “il valore del progetto e’ proporzionato al valore dei ragazzi verso i quali e’ stato fatto”.

 


 


 


 


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