Alessio Bondì, il nuovo disco e il Nivuru tour

Alessio Bondì, il nuovo disco e il Nivuru tour

Il talentuoso cantautore siciliano torna sulle scene con un album in dialetto in cui sono racchiusi i colori e i suoni della sua terra
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Roma – La sua lingua ufficiale è il siciliano, le sue sonorità sono ovunque nel mondo. Alessio Bondì, classe 1988, è uno dei cantautori italiani più talentuosi e coraggiosi ascoltati in questi ultimi anni. A distanza di tre anni dalla sua opera prima torna sulla scena con il nuovo disco “Nivuru”, prodotto da Fabio Rizzo per la 800A Records.

Vincitore del Premio De Andrè nel 2013, Targa Siae al Premio Parodi 2014, finalista al Premio Tenco 2015 nella sezione “album in dialetto” con la sua opera prima “Sfardo”, disco successivamente distribuito in 10 paesi e tradotto in sei lingue in collaborazione con SIAE e MIBACT, Alessio Bondì viene definito come “una via di mezzo tra Jeff Buckley e Rosa Balistreri”, un autore dall’indole internazionale che, tuttavia, canta in una lingua arcaica quanto affascinante come il siciliano.

“Nivuru” significa nero ed è il frutto del vissuto e di tutti gli ascolti sedimentati in questi anni dalla decisione di abbandonare la scrittura in inglese per passare al suo dialetto. Nei nove brani che compongono il disco c’è la narrazione di un viaggio dentro la freschezza e la sensualità della Sicilia, terra di origine dell’artista palermitano, tra ritmi vivaci e sospensioni improvvise.

«Sento bollire la Sicilia nel sudore provocato dal contatto con l’altro, nell’inclusione della morte nel sesso, nel senso di festa e di colpa, in un’emozione dolce e violenta» – dice a tal proposito lo stesso Bondì. Canzoni d’amore, in una sorta di fenomenologia del rapporto a due: dal corteggiamento (“Dammi Una Vasata”), alla fantasia di volare sul mare per azzerare la distanza dalla propria amata (“L’Amuri Miu Pi Tia”); dalle promesse di amore dal sapore antico per di dire “ti amo” (“Puddicinu a Luna”), al rapporto travagliato tra padre e figlio, ispirato dalla storia vera di un pilota palermitano di Formula 1 (“Un Favuri”) o a quello disastroso tra un voyeur e la donna desiderata (“Savutu”); dal maremoto che provoca la fine di una storia (“Si Fussi Fimmina”) all’isolamento che ne consegue (“Cafè”).

A un primo ascolto, “Nivuru” potrebbe sembrare caratterizzato da un’atmosfera di festa ma, addentrandosi in profondità, i testi rivelano pulsazioni viscerali, sensualità, carnalità e ricerca di una spiritualità silente: tutti i pezzi si vestono di buio, nella dolcezza e nella disillusione, nel ritmo e nella corona. Gli ultimi anni di Alessio Bondì sono stati caratterizzati da un susseguirsi di viaggi, ascolti, dialoghi con altre lingue e culture, suoni, riflessioni ed epifanie. Questo disco ne è la condensa e la pioggia. Dall’afro-funk alla musica brasiliana, il sound di questa seconda opera è più che mai articolato, ricco di percussioni e arrangiamenti sorprendenti, senza togliere spazio a momenti in cui la chitarra e la voce vellutata di Bondì si prendono la scena.
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