Liceo quadriennale, questione di qualità e non di quantità

Al Malpighi di Bologna il punto sulla sperimentazione

BOLOGNA – Tante domande e altrettante riflessioni sul modello didattico del liceo quadriennale: perche’ avventurarsi in un progetto cosi’ ambizioso? Gli studenti saranno preparati per il mondo universitario? È possibile ridurre le ore e i contenuti dei programmi didattici in quattro anni anziche’ cinque? Hanno approfondito questi temi, ieri sera, Elena Ugolini, dirigente del liceo Malpighi di Bologna, dove si e’ svolto l’incontro; Carmela Palumbo, capo dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione del Ministero dell’Istruzione; Francesco Profumo, ex ministro dell’Istruzione, e Stefano Versari, direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale Emilia Romagna.

Due ore di confronto sulle sfide che questo modello di didattica vuole cogliere: prima di tutto quella della mobilita’, su cui ancora oggi pesa quell’anno di ritardo con cui gli studenti italiani si affacciano all’estero. Un problema burocratico che crea non pochi problemi a universita’, istituti e consolati dal punto di vista dei riconoscimenti e delle certificazioni. Ma soprattutto una questione di accesso alle risorse e competitivita’ degli studenti italiani rispetto ai loro coetanei nel mondo. Al punto che, secondo Carmela Palumbo “un’abbreviazione dei percorsi didattici stava gia’ prendendo forma, tra mobilita’ e competizione interna, trovando da se’ la strada per realizzarsi tra gli interstizi del sistema scolastico italiano”.

Un punto che pero’ ne chiama immediatamente un altro da chiarire: il liceo quadriennale non consiste nell’accorciamento del periodo di studio, ne’ in una compressione in minor tempo delle stesse attivita’ e nozioni apprese in cinque anni. Si tratta di un modello nuovo in cui gli insegnanti per primi si stanno mettendo in gioco, per fornire agli studenti una didattica differente: lezioni frontali si’ ma anche laboratori, progetti, attivita’ multimediali, viaggi-studio, sport, approfondimenti e confronto.

Al centro di questo modello c’e’ la necessita’, secondo Ugolini, di recuperare “l’efficacia del tempo della scuola”, un valore che nel suo istituto e’ diventato fondamentale e che va di pari passo con la motivazione degli studenti. Se lo studente e’ adeguatamente orientato ed efficacemente stimolato dal punto di vista creativo, la scuola smette di essere faticosa, noiosa e difficile. Su questo punto sono intervenuti anche due studenti del Malpighi che stanno sperimentando la didattica in quattro anni.

I ragazzi hanno raccontato la loro personale esperienza, rassicurando la platea sul fatto che l’impegno e’ necessario, ma che hanno comunque il tempo per vivere la propria vita al di fuori della scuola, coltivando passioni e passatempi. In Italia sono 190 classi, ovvero quasi 4000 studenti, che stanno sperimentando questo nuovo percorso a partire dallo scorso anno scolastico (in Emilia Romagna sono dieci classi per un totale di 224 studenti). Un percorso che prevede un monitoraggio costante secondo linee guida molto precise.

E’ stato Francesco Profumo a sottolineare che “sperimentare non significa improvvisare” ma costruire dei modelli in linea con una societa’ nuova, mutata e che mutera’ ancora di piu’ nei prossimi decenni. Quando si diplomeranno gli alunni che oggi hanno appena iniziato la scuola dell’infanzia sara’ il 2035. Sara’ un mondo in continua accelerazione in cui le conoscenze invecchiano velocemente. Per questo, secondo Profumo, e’ arrivato il momento di lasciarci alle spalle un modello educativo che ancora riflette la societa’ industriale per come era anni fa, ma che gia’ oggi si rivela inattuale.

Questa sperimentazione promossa dal MIUR, ha spiegato Carmela Palumbo, ha pero’ “lasciato le scuole libere di proporre ognuna il proprio modello, senza calarne uno dall’alto”, con la fiducia che mettendo al centro l’apprendimento e lo studente, l’innovazione e la sperimentazione, non siano piu’ solo degli orizzonti incerti o peggio, spaventosi, ma che un modello vincente prendera’ forma e si concretizzera’ negli anni a venire.

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