Giovani, l'esperto: "Il paradosso dell'adolescenza sono gli adulti"

Giovani, l’esperto: “Il paradosso dell’adolescenza sono gli adulti”

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VASTO – L’adolescenza e’ una fase paradossale della crescita, ma forse ancora piu’ paradossale e’ la visione che ne hanno gli adulti e l’approccio educativo che sviluppano con i loro figli. Questa la riflessione di fondo dell’intervento di Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta e direttore dell’Istituto di Ortofonologia (IdO), dal titolo “Il paradosso dell’adolescente: bambino e adulto”, stamattina al liceo Mattioli di Vasto, nell’ambito di “Adventura. Festival settimanale della scienza”.

“Il paradosso inizia gia’ con il figlio quando e’ bambino, il genitore vuole che si comporti bene a scuola, perche’ e’ grande, ma poi gli prepara il biberon prima di uscire”. Questo approccio altalenante con i figli prosegue e si estremizza durante l’adolescenza, quando effettivamente il figlio entra in uno stadio di sviluppo pieno di elementi paradossali. A partire dalle analisi raccolte dagli sportelli d’ascolto dell’IdO, presenti in piu’ di 150 scuole italiane, Federico Bianchi di Castelbianco restituisce un quadro preciso di questi paradossi: i ragazzi hanno un buon quoziente emotivo, hanno i primi rapporti sessuali sempre piu’ precocemente, ma ciononostante fanno fatica a integrare affettivita’ e sessualita’; sono sfrontati e disinibiti, ma anche estremamente vulnerabili.

E ancora, gli adolescenti di oggi sono i cosiddetti nativi digitali e apprendono molto velocemente, ma hanno sempre piu’ difficolta’ scolastiche e necessitano di modelli educativi speciali. Ma il paradosso piu’ forte resta, secondo lo psicoterapeuta, quello fra l’adolescente reale e l’adolescente ideale nella testa del genitore: “Noi adulti pensiamo di sapere cosa sentono i ragazzi, cosa vogliono, questo e’ il vero paradosso. Perche’ gli adulti dicono di ricordarsi di quando erano giovani, ma in realta’ gli usi e costumi di oggi sono completamente diversi. Non possiamo pensare di essere in linea coi ragazzi, arriviamo sempre un attimo dopo. Dobbiamo interloquire con loro, ma senza pensare di essere alla pari”.

Avere un approccio piu’ aperto ed equilibrato con i ragazzi e’ indispensabile per gestire e comprendere i loro atteggiamenti, anche quelli a rischio, inevitabili a questa eta’. “Il rischio e’ fondamentale per crescere e conoscersi, ma bisogna saper distinguere fra i diversi tipi di rischio, da quello necessario e intelligente, a quello stupido e perfino malato, quando ad esempio rischio semplicemente per apparire il piu’ forte in un gruppo”.

Lo stesso discorso vale anche per l’alcol e la sessualita’, un mondo che i genitori tendono a mistificare quando si tratta di ragazzi, nonostante le cifre parlino chiaro: se la maggioranza delle ragazze sostiene di aver avuto i primi rapporti a 17-19 anni, per i ragazzi l’eta’ si abbassa a 14-16 anni. Fare non significa pero’ sapere, come dimostrano le migliaia di richieste di contatto giornaliere che riceve lo sportello psicologico online dell’IdO su diregiovani.it. “

A tal proposito abbiamo aperto una rubrica dal titolo esplicito “Se so e’ meglio” proprio perche’ crediamo che diffondere una corretta informazione sulla sessualita’ sia l’unico modo per prevenire gravidanze indesiderate o malattie sessualmente trasmissibili”. Un sondaggio effettuato su queste tematiche dimostra infatti la poca preparazione dei ragazzi; alla domanda “conosci quali sono le attivita’ dei consultori?” il 71% risponde negativamente, e addirittura il 73% degli intervistati sostiene di non aver mai fatto una visita dal ginecologo o andrologo.

“Anche qui- continua Bianchi di Castelbianco- il paradosso e’ tutto degli adulti che pensano che non dobbiamo insegnargli troppo, perche’ gia’ sanno, o perche’ se non sanno poi lo applicano. Gli adolescenti vengono considerati adulti quando fa comodo, ma bambini rispetto alla sessualita’ e lasciati cosi’ all’oscuro”. E conclude, “in qualche modo siamo noi adulti a indurre gli adolescenti ad essere un paradosso, perche’ il problema e’ il modello che noi gli passiamo. Il problema di fondo e’ lo sguardo che noi portiamo su di loro. Noi per primi, ormai cresciuti, dovremmo uscire dai nostri paradossi per fare in modo che gli adolescenti possano crescere in un ambiente piu’ equilibrato ed affrontare in modo piu’ logico i tanti problemi che derivano dalla crescita”.

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