L’Italia e il Sudafrica insieme per SKA – Square Kilometre Array [VIDEO]

Lo Square Kilometre Array (SKA) è un progetto internazionale di rilevamento di onde radio mediante un radiotelescopio in costruzione in Australia ed in Sud Africa per sondare lo spazio profondo. Lo SKA avrà un’apertura totale di un chilometro quadrato, opererà su un ampio spettro di frequenze e le sue dimensioni lo renderanno 50 volte più sensibile di un qualsiasi altro radiotelescopio.

Richiederà una centrale elaborativa ad altissime prestazioni e collegamenti a lungo raggio con una capacità maggiore di tutto il traffico internet globale del 2015. Il radiotelescopio sarà capace di analizzare il cielo con una velocità diecimila volte superiori a quanto sia mai stato fatto prima.

L’Italia, tramite l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), è una delle prime nazioni che ha preso parte al progetto per la costruzione dello Square Kilometre Array. L’Italia entra in gioco nel progetto il 10 agosto 2000, quando, in occasione della riunione dell’Unione Astronomica Internazionale a Manchester (Regno Unito), è stato siglato un protocollo d’intesa per istituire il Comitato direttivo internazionale dello Square Kilometre Array (ISSC).

Il rafforzamento del coinvolgimento italiano nel progetto è arrivato successivamente quando sono stati siglati altri accordi nel 2006, nel 2010 e nel 2011. L’Italia siede nel consiglio d’amministrazione della SKA Organisation.



L’INAF è membro del Consorzio Dish (SKADC), guidato dall’Australia (CSIRO), del Consorzio Central Signal Processor (CSP), guidato dal Canada (NRC), ed è coinvolta nelle attività di Correlator and Central Beam Former, Non-Imaging processor e Local Monitor and Control. L’Istituto Nazionale di Astrofisica è inoltre membro del Consorzio Telescope Manager (SKA-TMC), guidato dall’India (National Centre for Radio Astrophysics NCRA-TIFR). Ultimo ma non meno importante, l’INAF è membro del Consorzio Aperture Array Design (SKA-AADC).

Il progetto internazionale di radiotelescopio Square Kilometre Array SKA è uno degli elementi salienti che caratterizzano la cooperazione in materia di innovazione tra Italia e Sud Africa. Lo ha messo in evidenza, incontrando i giornalisti, l’ambasciatore Shirish Soni, che rappresenta il Sud Africa in Italia.

Il progetto Square Kilometers Array (Ska) è uno dei più grandi al mondo nell’ambito scientifico-tecnologico. Stiamo costruendo il più grande network al mondo. La quantità di informazioni che sarà gestita nel progetto è molto maggiore di tutti i dati che oggi circolano su internet in tutto il mondo. Serviranno supercomputer e hardware di diversi tipi affinché questi dati possano essere immagazzinati e utilizzati. Il progetto è in fase di realizzazione ormai da anni. Il governo italiano ha coordinato il Gruppo di lavoro dei partner, a cominciare dai principali, che sono il Sudafrica e l’Australia. In marzo culminerà la prima parte di questa fase. Le parti sono pronte a firmare un accordo. Contiamo che tutti i ministri della Scienza e della tecnologia dei Paesi coinvolti arrivino in Italia per la firma dell’intesa”.

Il progetto, con 130mila antenne radio installate solo in Australia e un secondo baricentro nel deserto sudafricano del Karoo, dovrebbe costare un miliardo e 800 milioni di euro.

Anche in questo senso, le strade porterebbero a Roma: la Convenzione dovrebbe riguardare anzitutto l’impegno dei partner a sostenere Ska nel tempo, anche da un punto di vista finanziario, prima e dopo l’entrata in funzione prevista nel 2020.

In uno studio pubblicato su Astronomy & Astrophysics, per protagonisti tre strumenti che – dal più vecchio al più giovane – coprono un arco temporale di almeno mezzo secolo, due ricercatori dell’Inaf di Arcetri – Marco Padovani e Daniele Galli – sono riusciti a valutare le potenzialità dello Square Kilometre Array per lo studio dell’emissione di sincrotrone nelle nubi molecolari, tramite l’analisi dei dati sui raggi cosmici raccolti dall’Alpha Magnetic Spectrometer e dal Voyager 1.

I ricercatori hanno elaborato un modello teorico per capire cosa sarà in grado di osservare Ska, e siamo arrivati alla conclusione che Ska avrà sufficiente sensibilità per poter osservare facilmente l’emissione di sincrotrone nelle regioni di formazione stellare con poco tempo di osservazione. Inoltre non bisogna dimenticare che il campo di vista di Ska sarà molto grande e si potranno osservare parti molto estese di una nube molecolare. Grazie poi alla sua altissima risoluzione, si potranno avere informazioni sull’intensità del campo magnetico sulle piccole scale.

Sul sito www.media.inaf.it, i ricercatori spiegano lo studio nel dettaglio

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