Cantone: “La corruzione si combatte dai banchi di scuola”

Questa mattina l'incontro con gli studenti del Salvini di Roma
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ROMA – “La corruzione si combatte facendo ognuno la propria parte, e il più grande gesto che possiate fare è abituarvi alla legalità, soprattutto a partire dai banchi di scuola”. Raffaele Cantone, magistrato e presidente dell’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione, si rivolge cosi’ agli studenti dell’istituto Salvini di Roma, che questa mattina hanno partecipato all’incontro ‘La corruzione spiegata ai ragazzi’.

Raccolti nella palestra del liceo romano, i giovani ascoltano il discorso di Cantone. Pochi minuti in cui vengono definiti i termini chiave del suo lavoro: cos’è la corruzione, come si combatte e perché è difficile scovarla. Poi, spazio alle domande dei ragazzi, che si susseguono senza interruzione toccando gli aspetti più disparati, dalle ingiustizie che si incontrano nella scuola e fuori, fino agli aspetti politici ancora poco chiari. “E’ importante che i giovani capiscano che la corruzione non è solo un problema degli adulti, perché le conseguenze peggiori le pagano loro, a causa degli effetti depressivi che provoca sull’economia, sulle opportunità e sul futuro”- commenta Cantone all’agenzia di stampa Dire.

I ragazzi non si intimidiscono. A turno, ognuno ‘interroga’ l’ospite sui dubbi che ancora non hanno risposta. Perché c’è differenza tra verità processuale e verità reale, che cos’è la ‘legge spazzacorrotti’ e perché quando c’è una crisi economica la corruzione dilaga. Quesiti complessi che trovano risposte chiare con un linguaggio semplice. E nasce così la metafora della corruzione pericolosa come un virus che si contrae senza neanche accorgersene, un meccanismo pericoloso e latente che si manifesta in modo graduale.

“Il nostro ruolo è quello di intervenire dopo, quando la corruzione è già avvenuta, ma è ancora più importante evitare che accada- continua il magistrato- un risultato possibile solo se si promuove la cultura della trasparenza a partire dai singoli cittadini”. Cita il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa (“la mafia si diffonde perché i cittadini non conoscono i loro diritti”), e commenta il recente scandalo multe che ha interessato la città di Roma, scoperto grazie ad una funzionaria del comune.

Poi invita i ragazzi ad informarsi e coltivare una cultura della legalità non solo attraverso le ore di ‘cittadinanza e costituzione’, perché “dove c’è cultura, non può esserci prevaricazione”. Infine, un commento sulla sua scelta di diventare magistrato, maturata nel contesto del suo territorio d’origine, quello di Napoli: “Si sente l’esigenza del diritto soprattutto quando e’ meno affermato”. Poi spazio all’ultima domanda, ma quando la studentessa parla non c’è nessun quesito da chiarire “in realtà non volevo farle una domanda ma dirle semplicemente grazie per il suo lavoro”.

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