Un fisico italiano al Jpl della Nasa svela i segreti dei ghiacci

Un fisico italiano al Jpl della Nasa svela i segreti dei ghiacci [VIDEO]

Una caverna, enorme, sotto a un ghiacciaio dell’Antartide. E’ stata scoperta dalla Nasa e se ne è parlato molto, anche in termini allarmistici di danni all’ecosistema. A firmare la ricerca, pubblicata su Science, è stato un italiano, Pietro Milillo: lavora al Jet Propulsion Laboratory di Pasadena e ci ha spiegato quali sono le vere novità che questa scoperta ha rivelato.

Innanzitutto, niente panico. La presenza della caverna non comporta nessun immediato innalzamento del mare.

Lo studio dall’alto, grazie alla costellazione satellitare italiana Cosmo-Skymed e alla tedesca Tandem-X, ha permesso invece di svelare un andamento diverso dei ghiacciai: si sciolgono e arretrano seguendo meccanismi finora ignoti.

Un lavoro lungo almeno tre anni, quello di Milillo. Ventinove anni, nato a Casamassima- Comune pugliese di 20mila abitanti-, Milillo si è laureato in Fisica all’Università di Bari e, durante un dottorato all’Università della Basilicata, è volato oltre oceano per un’esperienza alla Caltech. Ha messo a punto la sua proposta per ottenere un finanziamento post doc e, detto fatto, ha iniziato la sua ricerca sui ghiacci. Un tema importante, da cui dipende anche il futuro del nostro pianeta.



Gli chiediamo subito: la situazione del ghiacciaio con la cavità sottostante è grave?

“Inviterei alla calma- spiega-. Il contenuto di ghiaccio sciolto all’interno di questa caverna subacquea non contribuisce direttamente all’innalzamento del mare, ma contribuisce a destabilizzare il ghiacciaio. Parliamo di livello di innalzamento del mare medio annuo al di sotto del millimetro, quindi non c’è da preoccuparsi nel breve termine. Quello che è interessante capire è che sono stati scoperti nuovi meccanismi di scioglimento e arretramento del ghiacciaio”.

La notizia preoccupante è che le correnti subacquee oceaniche composte da acqua salata si avvicinano sempre di più alla costa e fanno sì che i ghiacciai arretrino sempre più velocemente. E questo accade a causa dei cambiamenti climatici.

“Ci sono dei meccanismi nuovi di arretramento e interazione tra ghiacciai e oceano che precedentemente non erano noti e non erano inclusi nei modelli di predizione. Passo successivo è inglobare queste osservazioni per migliorare i modelli. Un altro meccanismo fondamentale che è stato scoperto è la migrazione della linea di confine del ghiacciaio, la grounding line, in funzione delle maree. Precedentemente si pensava che questa linea di confine non si muovesse in sincrono con le maree e invece abbiamo scoperto che questo succede e che le variazioni sono notevoli, avvengono in una zona di ampiezza di diversi chilometri, due o tre”.

COSMO-SkyMed

La Terra va aiutata, e per farlo, una mano, fondamentale, arriva dallo Spazio. Gli occhi di Cosmo-Skymed, costellazione italiana di satelliti dedicati all’osservazione della Terra, sono stati determinanti.

“Cosmo-Skymed è stato fondamentale per questa scoperta, insieme alla costellazione tedesca Tandem-X. Entrambe hanno operato in sinergia. Di Cosmo-Skymed, abbiamo usato i dati di due satelliti per la mappatura della linea di confine dei ghiacciai. Abbiamo sfruttato la capacità che ha il sistema di acquisire immagini a intervalli temporali di un giorno per poter combinare successivamente queste immagini ed estrarre le informazioni relative alla linea di confine. Contemporaneamente i satelliti tedeschi hanno osservato le variazioni della superficie del ghiacciaio per poter identificare dove la grotta è localizzata”.

“La componente satellitare è fondamentale- prosegue Milillo-, Cosmo-Skymed è fondamentale. Le ultime misure di questo tipo risalgono al satellite europeo Ers, l’ultima misura che avevamo a disposizione risale al 2011. Dopo il 2011 c’è stato un black-out, non c’era nessun satellite in grado di acquisire queste informazioni. Al momento Cosmo-Skymed è l’unicosensore in grado di acquisire misure di grounding line in questo particolare settore. I ghiacciai viaggiano alla velocità di 3, 4 chilometri all’anno. La costellazione italiana è l’unica che può farlo, nemmeno la costellazione Sentinel è in grado di fare questo tipo di misure su quella particolare area”.

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