Dai banchi al teatro per studiare l'antimafia

Dai banchi al teatro per studiare l’antimafia

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MILANO – “Vorremmo dedicare a Giancarlo e a tutte le vittime della criminalità questo progetto, a loro e a tutti i ragazzi che ancora adolescenti si ritrovano coinvolti nelle maglie di un sistema che semina solo morte ed ignoranza”. Giancarlo è Giancarlo Siani, cronista precario del Mattino, ucciso a 26 anni dalla camorra il 23 settembre 1985. E con queste parole viene presentato ‘Il palcoscenico della legalità’, un progetto nazionale di collaborazione tra teatri, istituti penitenziari minorili, scuole, università e società civile, promosso dall’associazione Co2 Crisis Opportunity Onlus.

Attiva dal 2011, questa articolata esperienza di formazione ha girato centinaia di scuole e decine di teatri in tutta Italia grazie a una estesa rete di partner: l’università degli Studi di Milano, i centri di ricerca CROSS e LARCO, la Fondazione Pol.i.s., Libera, la Fondazione Falcone, il Centro Studi Paolo e Rita Borsellino, il Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità, la Fondazione Silvia Ruotolo, DaSud, Italiachecambia.org, con il patrocinio del ministero della Giustizia e del ministero dei Beni e delle Attività Culturali.

Quest’anno, dopo il successo del primo spettacolo ‘Dieci storie proprio così, le registe Giulia Minoli ed Emanuela Giordano hanno proposto il nuovo, già sold out, ‘Se dicessimo la verità’, in scena presso il Teatro Studio Melato di Milano da domani 27 febbraio a domenica 3 marzo. “Dopo otto anni e tante storie raccontate- si legge nel comunicato stampa diffuso dal Piccolo Teatro- la forma scenica si è ulteriormente strutturata sotto la spinta della necessità di capire il nostro prossimo futuro, minacciato da un disimpegno che lascia ancora più spazio al potere criminale, alla ‘prassi’ della corruzione come modus vivendi. Fin dal titolo, si vuole riflettere su quanto la verità possa essere insidiosa e scomoda”.

Più di 500 studenti, di 12 istituti scolastici di Milano, nel mese di gennaio hanno partecipato al progetto ‘Il palcoscenico della legalità’: “E in aprile, dopo lo spettacolo, incontreremo di nuovo più della metà di loro”, racconta alla Dire Gianmarco Crescentini, formatore di Libera a Milano, tra le associazioni partner del progetto. Nel mese di aprile, peraltro, saranno raggiunte anche due scuole della Brianza nelle quali sarà sviluppato un progetto di alternanza scuola-lavoro finanziato da Assolombarda-Confindustria Milano e Monza Brianza intitolato ‘Facci caso’: “In collaborazione con l’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata CROSS approfondiremo i temi dello spettacolo ma soprattutto forniremo ai ragazzi elementi concreti per farci caso, appunto, nel proprio territorio”, ha spiegato la regista Giulia Minoli alla DIRE.

“Il nostro obiettivo è avvicinare i ragazzi sia ai temi della legalità, dell’impegno civile e della mafia sia al mondo del teatro. Per questo motivo ogni classe incontra insieme un attore dello spettacolo e un formatore appartenente all’organizzazione antimafia territoriale aderente al progetto, e questa combinazione funziona molto bene” aggiunge Gianmarco Crescentini di Libera Milano. “La bellezza del progetto- prosegue- è che alle classi non si chiede solamente di assistere allo spettacolo ma anche di partecipare ai nostri incontri di preparazione e di rielaborazione. In circa 4 ore di laboratorio, suddivise in due momenti, cerchiamo di rimuovere gli stereotipi più diffusi sul fenomeno mafioso, specie al Nord, cerchiamo di fornire loro gli elementi per riconoscere la presenza mafiosa sul territorio e soprattutto cerchiamo di fare capire loro che si può fare qualcosa”.

L’equipe di formatori ha ormai un metodo consolidato che risponde al duplice obiettivo di “rompere il ghiaccio coi ragazzi ma anche sviluppare il ragionamento sui temi d’interesse”, sottolinea Crescentini: “Si parte sempre da quello che i ragazzi sanno. Uno dei concetti che affrontiamo prevalentemente e’ l’importanza del gruppo come strumento per combattere fenomeni come il bullismo, le discriminazioni, i soprusi e ogni forma di violenza. Perciò utilizziamo i giochi teatrali. Sono giochi in cui il concetto di potere e’ fondamentale, in cui si cerca di ricreare alcune dinamiche simili a quelle del metodo mafioso. Infatti spieghiamo ai ragazzi come i gruppi criminali mafiosi si sono radicati nel nostro territorio, dove e come agiscono, e soprattutto cosa studenti di 16-19 anni possono fare per contrastare le mafie. A questo scopo quindi approfondiamo le storie e le dinamiche che vengono raccontate nello spettacolo, storie di denuncia, di riscatto sociale, di vittime innocenti di mafia”.

E i risultati paiono “sorprendenti”, confessa Crescentini: “Spesso sono proprio i ragazzi cosiddetti problematici quelli che più si lasciano coinvolgere e partecipano attivamente alla discussione. Quello che più mi sorprende, personalmente, è constatare come la gran parte dei ragazzi all’inizio pensi che non ci siano alternative alla presenza della mafia mentre alla fine, dopo aver sentito le nostre dieci e più storie, si convinca di quanto invece dipende anche da noi”.

Ma non sarà solo il teatro protagonista delle iniziative antimafia organizzate nei prossimi giorni a Milano. Co2, l’Osservatorio Cross, e Piccolo Teatro- in collaborazione con Libera, Punto.Zero e Suoni Sonori- hanno promosso anche il ciclo di eventi ‘Un’altra storia. Festival dell’Impegno civile’ che si terrà negli spazi del Piccolo Teatro, da venerdì 1 a domenica 3 marzo. Tavole rotonde, laboratori, proiezioni, aperitivi e concerti come quello del rapper napoletano Lucariello in scena con i ragazzi dell’istituto penale minorile Beccaria di Milano; o dibattiti come l’incontro tra il giornalista Giovanni Minoli e il procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri (sul sito http://www.unaltrastoria.eu/ informazioni e prenotazioni).

“Trovare un momento per riunire cittadinanza, istituzioni, associazioni e rappresentanti del mondo della cultura per parlare delle mafie e per confrontarsi sui temi della legalità- conclude Giulia Minoli- rappresenta il primo passo per combattere la malavita e diffondere buone pratiche”.

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