Il mondo de' "La notte" nel nuovo video dei Veeblefetzer

Il mondo de’ “La notte” nel nuovo video dei Veeblefetzer

Il 25 gennaio è uscito "More", il secondo album della band. Un viaggio tra le sonorità reggae, hip hop e brass’n’roll dal sapore tropical gypsy
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Roma – Un intreccio di reggae, hip hop e brass’n’roll dal sapore tropical gypsy, questi sono i VEEBLEFETZER del quasi 2020. Una band unica e spontanea, fascinosa e focosa come i poeti e gli artisti di strada.
Fate suonare nelle vostre playlist ‘More’, il nuovo album fuori per Goodfellas dallo scorso 25 gennaio. Uscito a tre anni di distanza da ‘No Magic No Bullet’, esordio che ha tenuto i Veeblefetzer impegnati in un lunghissimo ed estenuante tour senza fine, il disco è stato anticipato dai singoli ‘Katabum’ (brano nella colonna sonora del lungometraggio ‘La profezia dell’Armadillo’) e ‘Love Buzz’ (cover e perla sixties degli Shocking Blue resa celebre dai Nirvana di Kurt Cobain).
Qualche giorno fa invece è uscito il videoclip di “La Notte”.

Veeblefetzer - La Notte [Official Video]
Diretto da Francesco Cabras e Alberto Molinari, il video passa in rassegna volti comuni e noti della vita notturna romana. L’ospite d’eccezione è Jack La Cayenne, ballerino classe 1937 e leggenda vivente che ha portato il rock’n’roll in Italia, lavorato in RAI e condiviso la scena con Adriano Celentano. Guardando bene coglierete l’omaggio/citazione a un suo famoso sketch di “Yuppi Du” (1974), film stravagante, bizzarro, anarchico e sperimentale diretto dallo stesso “Molleggiato”.
La notte è la madre del mondo. Tutto quello che è fuoriesce da essa e i suoi fianchi contengono i germi di tutto ciò che sarà. Così il poeta e filosofo Henri-Frédéric Amiel descriveva quel tempo che sussegue il tramonto e che precede l’alba. “La Notte” è un brano d’amore nella profondità delle ore piccole, custodi dei nostri desideri e delle nostre debolezze.
Con il nuovo album Andrea “Mondo Cane” Cota, Sandro Travarelli, Luca Corrado e Gabriele Petrella riprendono le loro scorribande portando ovunque il loro live multigenere e globale.
In quanto al titolo del disco scegliete voi come pronunciarlo, in italiano, inglese o romano, andrà comunque bene!
«More, perché queste canzoni sono come frutti che nascono dagli arbusti, dalle spine.
More, perché in inglese vuol dire ‘di più’, abbiamo evoluto il nostro sound.
More, perché sempre in inglese è anche anagramma di Rome, la nostra città dove torniamo a rifugiarci dopo ogni scorribanda.
More, perché Roma è bella, ma ‘qui se more’ un po’ ogni giorno.»
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