A Roma all’Unicusano incontro sulla ‘storia rimossa’

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ROMA- L’esodo dei giuliano dalmati e il massacro delle foibe sono stati i due macro-argomenti al centro del secondo appuntamento a Roma con gli ‘Imperdibili della Storia’, il ciclo di incontri organizzato da Maria Paola Pagnini, docente dell’Università Niccolò Cusano.

Proprio la docente ha voluto sottolineare come sia “un tema molto doloroso, poco dibattuto e poco studiato, per questo vogliamo integrare le preparazione dei nostri studenti attraverso una serie di lezioni in cui tratteremo appunto pagine della storia imperdibili. Non puoi uscire dalla Cusano se non sai qualcosa di certi argomenti, e questo e’ uno di quelli”.

Al tavolo dei relatori anche Dino Messina, giornalista del Corriere della Sera e autore del libro ‘Italiani due volte’, e Marino Micich, direttore dell’Archivio-Museo Storico di Fiume a Roma. Una storia rimossa, basti pensare che solo nel 2008 l’Italia ha deciso di istituire, il 10 febbraio, la Giornata della Memoria per le vittime delle foibe. Eppure furono circa 11mila i morti e 300mila i profughi giuliano-dalmati che vissero l’esodo delle terre dell’Adriatico settentrionale, molti dei quali italiani. Le vicende delle foibe e dell’esodo hanno inizio nel 1944 e terminano 14 anni dopo.

Lo sfollamento di Zara, l’esodo da Fiume e quello da Pola, sono solo alcuni dei momenti cruciali di una lunga serie di avvenimenti su cui ancora c’è tanto da indagare, come ha confermato anche Marino Micich: “Oltre 300 mila italiani dovettero abbandonare le proprie terre d’origine dopo l’occupazione jugoslavia- ha spiegato il direttore dell’Archivio Museo Storico di Fiume a Roma- per tanti anni non si e’ potuto far luce su quei fatti, venne calato una cappa di silenzio per motivi politici e ideologici. Solo ultimamente si sta iniziando un lavoro di ricostruzione storica e già è emerso che le vittime sono molte di più di quelle dichiarate, con il tempo la storia emergerà e questo anche grazie alla possibilità che abbiamo di consultare non solo gli archivi italiani, ma anche quelli di Zagabria, Fiume e Belgrado”.

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