Al Lucrezio Caro di Roma un incontro sulle migrazioni

Al centro del dibattito il tema della disinformazione

ROMA – “Ho girato tantissimo per le scuole perché si sono dette moltissime idiozie sul tema delle migrazioni, che purtroppo ormai per molti sono diventate verità”. Con queste parole Luca Attanasio, giornalista geopolitico che ha pubblicato due libri d’inchiesta sul tema delle migrazioni forzate, spiega la finalità dell’incontro di questa mattina con gli studenti del liceo ‘Tito Lucrezio Caro’ di Roma.

L’evento è stato organizzato da Giovanni Fulvi, operatore sociale che si occupa di minori in difficoltà e coordinatore della ‘Città dei ragazzi’. “Si dicono tante fesserie sui migranti, si parla di invasione quando i numeri reali mostrano tutt’altro- ha detto Fulvi ai ragazzi- Oggi cercheremo di capire cosa può spingere un ragazzo di quindici anni a mettersi in viaggio e rischiare tutto per una vita migliore, attraverso la testimonianza diretta di Talib, un ragazzo senegalese emigrato in Italia e che vive ora alla ‘Città dei ragazzi'”.

Attanasio ha aperto il suo intervento raccontando la storia del ragazzo annegato nel Mediterraneo con la pagella cucita in tasca: “purtroppo nessuno è riuscito a risalire al suo nome, ma è stato possibile conoscere la sua storia grazie a un team, guidato dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo, che cerca di ricostruire l’identità dei morti anonimi nel Mediterraneo a partire dai resti e dagli oggetti che portano con sé per dare dignità a questi corpi, e sperare di poter informare le famiglie delle vittime. Una stima al ribasso – prosegue Attanasio – conta circa 25mila morti nel Mediterraneo dal 2000 ad oggi; si tratta del più grande cimitero a cielo aperto della storia contemporanea”.

Il discorso si focalizza poi sui migranti forzati: “ben 260 milioni di persone sono emigrate nel 2018. C’è chi lo fa per lavoro, studio, amore, interessi o passioni. Purtroppo c’è però una larga fetta di migranti che non lo fa per scelta, ma per salvarsi la pelle. Sono circa 70 milioni, 44mila al giorno, e più del 50 % sono minorenni”.

Il giornalista si è quindi soffermato sulle cause che costringono le persone a questi esodi. Prima fra tutte la guerra, presente attualmente in ben 68 paesi al mondo, e il conseguente mercato delle armi, ma anche mancanza di libertà, dittature e disastri ambientali. Poi la lente si è ristretta sull’analisi della migrazione in Italia, mostrando le cifre reali del fenomeno. “L’anno scorso si sono registrati 28mila arrivi, che rispetto ai 60 milioni di italiani sono come una goccia nell’oceano; perché allora le persone pensano di essere accerchiate?”, ha aggiunto Attanasio, e subito uno studente dalla sala risponde con fermezza “a causa della distorsione dei media”.

Secondo uno studio riportato dal giornalista, infatti, gli italiani risultano i più ignoranti sulla questione dell’immigrazione nel proprio Paese. A fronte del dato reale della percentuale di immigrati nella popolazione, pari al 7%, gli italiani hanno l’erronea percezione che si tratti invece del 30%. Lo stesso accade anche negli altri Paesi in cui l’immigrazione è scarsa, come Polonia e Ungheria, dove assistiamo ugualmente a un divario enorme fra percezione e realtà.

La parola è poi passata a Talib, che ha raccontato in francese la sua toccante esperienza di vita di migrante minore non accompagnato. Ha ripercorso sulle tappe del suo viaggio, durato più di un anno, che l’ha portato dal Senegal al Mali fino alla Libia, dove è rimasto sei mesi, prima di approdare finalmente sulle coste della Calabria. “Nelle prigioni libiche ho assistito alla violenza più sconcertante – racconta – a volte per cinque giorni interi non ti danno altro che un pezzo di pane, picchiano le persone e le sfruttano. Per il cervello umano spesso il livello di violenza è talmente enorme che rischi di impazzire”.

Talib ha poi risposto alle molte domande poste dai ragazzi presenti, visibilmente commossi e colpiti dalla sua testimonianza. Quando qualcuno ha chiesto come si può migliorare il sistema dell’accoglienza, Talib ha risposto genuinamente che “l’indispensabile è collaborare pienamente con l’altro; se io sono convinto di essere in un modo e tu in un altro non c’è comunicazione, non si può creare nulla di positivo”.

A queste parole si è agganciata la riflessione conclusiva di Attanasio, che ha voluto offrire ai ragazzi un messaggio positivo, dopo la lunga disamina delle sofferenze e dell’orrore che incontrano i migranti nei loro viaggi obbligati: “Tutti i ragazzi che ho incontrato in questi anni, oltre alla rabbia e alla commozione che mi hanno trasmesso, mi hanno dato moltissimo. Questo è il bagaglio che mi porto dentro: mi aiutano a rimanere umano, perché le loro storie dimostrano che il rapporto umano viene prima di tutto. Come diceva Vittorio Arrigoni, nonostante tutto e tutti, abbiamo sempre il dovere di restare umani”. 

2019-03-27T15:22:34+01:00