Arcivescovo di Bologna: "Il vangelo dice di accogliere lo straniero"

Arcivescovo di Bologna: “Il vangelo dice di accogliere lo straniero”

L'incontro con gli studenti del 'Salvemini' di Casalecchio sul Reno
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BOLOGNA – L’integrazione non solo come accettazione passiva ma come tentativo di conoscere, comprendere, entrare in relazione con chi è in condizioni di difficoltà. È questo il tema al centro dell’incontro tra gli studenti dell’istituto ‘Salvemini’ di Casalecchio sul Reno (Bologna) e l’arcivescovo di Bologna Matteo Maria Zuppi. È necessario- ha detto Zuppi- mettersi nei panni del prossimo che- chiarisce Zuppi- non deve essere inteso “solo come categoria evangelica ma come categoria umana”.

Un discorso che prescinde dalla religione perché, prosegue il vescovo, dal punto di vista cristiano non c’è alcun dubbio: il vangelo dice chiaramente di accogliere lo straniero, senza equivoci. Zuppi parla anche della società laica, delle contraddizioni tutte italiane del lavoro nero e dell’evasione, di un paese che è tra i più sviluppati al mondo ma nel quale ancora esiste la schiavitù e in cui molti cittadini stentano ad assolvere ai propri doveri.

Tante le domande dei ragazzi: “pensa che la Chiesa potrebbe amministrare meglio le proprie risorse per aiutare i profughi che arrivano nei nostri paesi?”, perché “il Papa, con la sua influenza diplomatica, non ha ancora negoziato con gli stati africani affinché i loro cittadini possano avere passaporti che gli permettano di volare in aereo, al sicuro, negli stati europei”, hanno chiesto i ragazzi.

Ma non solo, hanno domandato anche come possono fare loro e tutti gli italiani per aiutare “queste persone senza riprodurre modelli di sfruttamento ed emarginazione nei loro confronti”. Domande non facili alle quali Zuppi ha risposto parlando delle difficoltà, delle paure che sono tipiche dell’essere umano, delle resistenze soggettive e di come vadano comprese e superate; che la Chiesa deve fare di più perché la necessità di aiutare va tarata sul bisogno degli altri, non su quanto si ha già fatto.

In conclusione poi l’appello ai giovani: “sbrigatevi a crescere, a essere seri, a studiare e a lavorare, a far lavorare e ad amare questa bellissima casa comune nel quale dobbiamo vivere tutti e tentare di viverci nel modo migliore per noi e per quelli che verranno dopo di noi”. 

 

 

 

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