Milano, studenti e docenti del 'Severi' contro lo striscione fascista

Milano, studenti e docenti del ‘Severi’ contro lo striscione fascista

"Ci dissociamo, gesto meschino, spregevole e indegno"
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MILANO -“Una provocazione neofascista”. È così che professori e studenti definiscono lo striscione studentesco contro l’Anpi esposto giovedì davanti all’istituto ‘Severi-Correnti’ di Milano. Un episodio che i docenti impegnati nel progetto di educazione alla cittadinanza hanno voluto commentare con una nota in cui esprimono “profonda riprovazione per un atto che si configura come preclusivo e intimidatorio. Tale episodio- continuano- rafforza ulteriormente la nostra convinzione della necessita’ di promuovere negli studenti, attraverso la conoscenza della storia del nostro Paese, lo sviluppo di una coscienza civile e l’adesione ai valori democratici”.

Anche gli studenti che hanno partecipato al progetto ‘Da Milano a Mauthausen’ si sono dissociati dall’episodio, definendolo un “gesto meschino, spregevole e indegno” che “ci ha fatto riflettere su quanto ancora ci sia da fare da parte di tutti noi per contrastare a pieno questi ideali che noi riteniamo non solo totalmente sbagliati ma soprattutto inammissibili. È inaccettabile- continuano i ragazzi- che gruppi neofascisti compiano simili azioni che hanno come unico fine quello di ottenere visibilità mediatica e visibilità tra gli studenti proprio in una scuola come la nostra, impegnata a combattere queste ideologie. Crediamo che sia necessaria una forte reazione e che la stessa debba partire dagli studenti e dai professori; in momenti come questi è l’intera scuola che deve unirsi per lanciare un messaggio forte, che dimostri la nostra totale dissociazione da tutto ciò”. Solidarietà ad Anpi, dunque, e disponibilità a collaborare “al meglio delle nostre possibilità a qualsiasi segno o azione di condanna da parte della scuola o dell’associazione nei confronti dello striscione affisso”.

Infine, gli studenti del collettivo studentesco del liceo hanno emesso un comunicato in cui si sono dissociati dallo striscione esposto all’entrata della scuola: “ribadiamo che i cancelli della nostra scuola saranno sempre chiusi a ogni tipo e forma di fascismo e che, come studenti, continueremo a diffondere i valori della nostra costituzione, nata dalla resistenza partigiana e antifascista. Viva l’Anpi, viva il 25 Aprile!”.

Ecco cos’è accaduto l’11 aprile:

‘Basta Anpi nelle scuole’ recitava lo striscione affisso all’ingresso dell’istituto superiore ‘Severi-Correnti’ di Milano. A rivendicare l’azione è stata Blocco studentesco, l’associazione giovanile afferente a Casapound. Questa mattina nella scuola si ètenuta la conferenza ‘Fascismi vecchi e nuovi’, promossa da un ex docente dell’istituto, Tiziano Tussi, e a cui hanno preso parte lo scrittore Moni Ovadia e Rossella Montemagnani, presidente della sezione ANPI del municipio 8 di Milano. E a essere presi di mira sono stati proprio la conferenza e l’Anpi.

Lo striscione, affisso lungo il lato dell’ingresso pedonale dell’istituto che si trova in via Alberti, pare sia stato tolto prima ancora dell’arrivo degli studenti: “quando sono arrivato io, alle 8, non ho avvertito nessun particolare fermento a scuola”, ha dichiarato alla Dire Duilio Catalano, professore di storia e filosofia, da sempre molto impegnato a Milano in progetti didattici sulla memoria e sullo studio della storia contemporanea. Ma il professore non ha nascosto il proprio sconcerto: “In tanti anni di attività dedicate a temi sensibili, non era mai successa una cosa simile. Abbiamo invitato Venanzio Gibellini, uno degli ultimi sopravvissuti ai campi di stermino; nella recente cogestione abbiamo parlato di migrazione; io guiderò la delegazione di otto studenti a Mauthausen per il viaggio organizzato col comune di Milano. Insomma- ha proseguito Catalano- se c’erano motivi per far insorgere studenti con simpatie neofasciste dentro la scuola, se ne sono presentati mille negli anni. Invece niente, non abbiamo mai avuto neanche problemi interni. Questo per dire che sicuramente è un’azione che viene da fuori ma di cui parleremo a scuola per cercare di capire”.

Immaginandosi a colloquio con uno dei presunti giovani responsabili dell’atto, Catalano ha citato il caso degli studenti di un liceo di Cuneo che, come punizione per avere fatto un saluto romano, anziché essere sospesi e lasciati a casa, sono stati messi al lavoro con lo studio della resistenza e delle migrazioni; e poi ha concluso: “con adolescenti che manifestino certe posizioni, l’unica alternativa è il lavoro educativo, anche se spesso è molto difficile”.

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