The Fuse, Jeffrey Jewell in console infiamma la Capitale

The Fuse, Jeffrey Jewell in console infiamma la Capitale

In console anche il diciassettenne dj inglese Anton Joseph
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ROMA – Il sound irresistibile di The Fuse ha buttato giù la Galleria Contemporary Cluster – Palazzo Cavallerini Lazzaroni (Via dei Barbieri,7), in cui si è tenuto il primo dj listening set italiano, che spazia dalla musica Anni 70 all’elettronica passando per l’hip hop, più atteso della Capitale.

Guest dj della serata il diciassettenne inglese Anton Joseph, membro del collettivo soundofsuede, che ha fatto ballare i moltissimi ospiti dell’esclusivo evento. Tra questi anche Estevan Oriol: leggendario fotografo street, regista, autore del libro This is Los Angeles. Lui è stato definito l’anello di congiunzione tra i fotografi che a New York, oltre quarant’anni fa, hanno raccontato gli inizi dell’hip hop e quelli che hanno cominciato a scattare immagini delle persone appassionate di quel genere.

Photo Credits: Nicolino Selis

In console anche il dj e modello albino francese di origini congolesi Jeffrey Jewell, che ha infiammato la galleria d’arte contemporanea con il suo inconfondibile sound.

Notato da un famoso fotografo mentre passeggiava per le vie di Parigi, Jeff viene selezionato per centinaia di shooting. Agli inizi della sua carriera, nel 2014, il modello ha unito la passione per la moda e a quella per la musica. Nel 2014 infatti ha sfilato per Jean Paul Gaultier e, contemporaneamente, ha iniziato la sua ascesa nel mondo dei dj. Attraverso la musica kwaito (un mix di house, garage music e afro pop) porta avanti da sempre alcuni temi che gli stanno a cuore, come la lotta ai pregiudizi e la sua Africa. Jewell inoltre è stato protagonista di numerosi spot di sensibilizzazione sull’Africa e la diversità genetica albina nonché portavoce di un messaggio positivo:

Non lasciare che sia il modo in cui il mondo ti guarda a definire te stesso”. 

Photo Credits: Nicolino Selis

The Fuse, origini e curiosità

Tutto ha preso vita dalla ‘Boiler Room’, con le sue serate a prospettiva ribaltata: dj in primo piano mentre il pubblico balla alle sue spalle e una politica di inviti molto ristretta.

Nata nel 2010 da un’idea di Blaise Bellville, che allora lavorava come direttore della rivista indipendente Platform, “boiler” significa letteralmente “scaldabagno“, proprio perché Bellville imbattutosi in un ‘locale caldaia’ – situata all’interno di un magazzino londinese che voleva trasformare in uno studio di registrazione – ha avuto  un’idea che si è dimostrata geniale.

Quella stanza era fighissima. Ho spostato li la mia consolle, ho comprato una piattaforma di bassa qualità per i Cd . Il piano era registrare da lì una volta a settimana. Poi ho realizzato che potevo anche filmarmi con una telecamera e trasmettere tutto in diretta. Era come un pigiama party”.

Nel 2011 ‘Boiler Room’ aveva già decine di migliaia di spettatori che seguivano i concerti dal vivo. Negli anni successivi i concerti si sono tenuti in location particolarissime in varie città del mondo e le visualizzazioni dei video delle serate sono aumentate fino a stuzzicare l’attenzione del produttore e discografico americano Carl Cox. I video delle sue performance hanno ottenuto oltre 10 milioni di visualizzazioni.

Successivamente per la Francia è nato CERCLE, un format analogo e adesso finalmente

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