Galanda a studenti: "Importanti non sono le vittorie ma come ci si arriva"

Galanda a studenti: “Importanti non sono le vittorie ma come ci si arriva”

Oggi l'ex cestista ha incontrato gli alunni dell'istituto Salvini di Roma
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ROMA – “Il vincente non è chi conquista una medaglia ma chi riesce a dare tutto quello che può. Fate sport, qualsiasi sport, perché fa bene non solo al fisico ma anche alla testa e al vostro futuro, vi aiuta ad avere degli obiettivi e raggiungerli”. Giacomo Galanda, ex cestista, argento alle Olimpiadi di Atene 2004 e oro agli Europei di Francia del 1999, non potrebbe essere esempio migliore per parlare ai giovani del ‘Valore dello sport’.

Protagonista del periodo d’oro del basket italiano, Giacomo ha scritto le pagine più importanti della pallacanestro, e oggi è consigliere federale della Federbasket e porta lo sport nello scuole con il progetto ‘Easybasket’. Questa mattina i ragazzi dell’istituto Salvini di Roma lo hanno incontrato nell’ambito di un evento organizzato dall’agenzia di stampa Dire e diregiovani.it. Due ore di domande e risposte che hanno toccato tutti gli aspetti della vita di un atleta: dai sacrifici alle vittorie, dai principi dello sport alle scelte che hanno determinato la sua carriera.

“Sono cresciuto con il pallone nella culla- racconta il campione ai ragazzi- la passione per la pallacanestro e’ nata da mio padre, ma solo dopo aver provato vari sport ho capito che quella era la mia strada, perché è uno sport di squadra in cui puoi giocare e divertirti anche da solo”. Dagli esordi ai primi traguardi, Galanda ripercorre tutte le tappe della sua fortunata carriera, dalle prime esperienze ai traguardi con la nazionale. Leonardo, uno degli studenti, gli chiede quanto conti il talento e quanto la costanza nell’allenamento.

“Il talento è fondamentale- risponde Galanda- ma lasciato a sé stesso è un diamante grezzo che non viene apprezzato. Non esiste una bacchetta magica per diventare campione, bisogna allenarsi e migliorarsi sempre”. Dopo un’esperienza giovanile negli Stati Uniti in una high school dell’Iowa, Galanda ha proseguito la sua carriera in Italia, scegliendo di non giocare in campionati esteri. Una scelta di cui in parte si pente, perché “un’esperienza nell’Nba sarebbe stata interessante”, ma che comunque lo rende orgoglioso.

“Quello che mi rende fiero della mia carriera è essere stato onesto e non aver mai abbandonato la mia squadra, anche quando le cose andavano male- prosegue Galenda- Le cose più importanti non sono le vittorie ma come si ci arriva”. Ma dietro ogni risultato ci sono anche grandi sacrifici, “non paragonabili a quelli di un operaio- commenta l’atleta- ma sicuramente ho dovuto rinunciare alle uscite con gli amici, a stare con la famiglia e a proseguire gli studi”. Sacrifici ripagati pero’ dai risultati, perché “la vita sportiva può essere il lavoro più bello del mondo”. 

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