Quanto importa all'Italia dell'Eurovision?

Quanto importa all’Italia dell’Eurovision?

L'approfondimento di diregiovani.it sul passato del nostro paese nella competizione. Una storia non senza polemiche
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Manca sempre meno alla finale dell’Eurovision Song Contest 2019, in programma a Tel Aviv il 18 maggio. A rappresentare l’Italia ci penserà Mahmood con “Soldi”, la canzone che lo ha incoronato vincitore dell’ultima edizione del Festival di Sanremo.

Il nostro paese fa parte dei “Big Five”, cioè di quel gruppo di nazioni che ha accesso diretto alla serata finale della manifestazione, trasmessa in diretta su Rai 1 in prima serata. Un “lasciapassare” concesso soltanto ai paesi che per primi hanno supportato economicamente l’Unione europea di radiodiffusione e di cui godono anche la Spagna, il Regno Unito, la Francia e la Germania. Privilegio ancor più significativo per noi e i “colleghi” francesi e tedeschi: insieme siamo considerati i veri e propri fondatori di questo longevo evento internazionale. Ma la storia che lega l’Italia a tale manifestazione è tutt’altro che lineare.

L’Italia e L’Eurovision

La prima partecipazione italiana all’Eurovision coincide con la prima edizione della manifestazione, svoltasi a Lugano nel 1956. Per la vittoria, però, abbiamo dovuto aspettare otto anni: fu Gigliola Cinquetti con “Non ho l’età” ad imporsi su tutti gli altri partecipanti nel 1964 a Copenaghen. Nel 1981 cominciò la “presa di distanza” della Rai dall’evento: il nostro paese non partecipò, così come avvenne nel 1986.

Quattro anni dopo, l’Italia torna a vincere a Zagabria grazie a “Insieme: 1992”, capolavoro di Toto Cutugno. È così che l’anno successivo l’Eurovision torna in Italia. La manifestazione, però, a detta dei commentatori europei, fu male organizzata, quasi improvvisata e poco curata.

Nel 1994 il nostro paese torna a ritirarsi dall’Eurovision, un’assenza che la Rai giustificò adducendo come motivazione la mancanza di interesse da parte del pubblico. Questa volta l’Italia manca per due anni, fino all’edizione del 1996, a termine della quale l’Unione europea di radiodiffusione non risparmiò le critiche alla nostra televisione di Stato per tale comportamento.

1993 e 1997: i presunti boicottaggi

A gettare ulteriori ombre sul comportamento della Rai è Ettore Andenna, commentatore della manifestazione nel 1993, anno in cui la vittoria di Enrico Ruggieri venne ostacolata in maniera evidente. In un’intervista del 2001 il conduttore milanese affermò:

“Di certo c’è sempre stata un sorta di terrore da parte delle televisioni di ‘alto rango’ di vincere l’Eurofestival, perché questo avrebbe comportato il doverlo organizzare l’anno successivo e non c’era volontà di investire quattrini con la paura di un’audience non all’altezza. Sono cose che sanno tutti, ma guai a dirle”.

Lo stesso scenario sembrò ripetersi nel 1997, quando i favoritissimi Jalisse, già vincitori di Sanremo, si classificarono solo quarti. Andenna, commentatore pure di quell’edizione, rilasciò dichiarazioni ancora più pesanti:

“Un’ora prima dell’inizio chiesi di parlare con il capostruttura e gli dissi che i bookmakers ci davano vincenti o, nella peggiore delle ipotesi, secondi. Ripenso con un sorriso al gelo dall’altra parte. Quando confermai che pure io avevo scommesso sul trionfo del duo, il collegamento venne interrotto e mai ripreso fino alla mezzanotte, quando mi dissero che avevo buttato venti sterline e che anche i bookmakers possono sbagliare. Mi è sempre rimasto il dubbio se standomene zitto non avrei fatto un favorone ai Jalisse”.

Il duo non mandò mai giù le rivelazioni di Andenna e sottolineò a più riprese quanto la mancata vittoria avesse avuto pesanti ripercussioni sulla loro carriera:

“Fummo silurati perché la Rai non ne voleva sapere di organizzare la manifestazione. Tornati dall’Eurofestival fummo ‘cancellati’. Dovevamo fare il Festivalbar, tornare a Sanremo, ma niente. Ci hanno messo contro tutti”.

La lunga assenza dell’Italia e l’Eurovision di oggi

Quella del 1997 è stata, per ovvie ragioni, l’ultima partecipazione italiana alla manifestazione per molto tempo: essa cadde nell’oblio e se ne sentì parlare pochissimo.

Solo dopo 14 anni di assenza l’Italia tornerà a prenderne parte con Raphael Gualazzi, in occasione della 56ª edizione del contest, svoltasi nel 2011. Sebbene negli anni successivi la trasmissione dell’evento non sarà particolarmente seguita dal pubblico italiano, la Rai continuerà a ribadire la propria partecipazione, tanto che, dal 2015, il vincitore del Festival di Sanremo ha il diritto di rappresentare l’Italia in occasione di tale evento.

Proprio a seguito di questa novità apportata al regolamento, lo share ottenuto dall’Eurovision è aumentato esponenzialmente, evidenziando un interesse più acceso da parte degli italiani.

L’ultima edizione è stata affidata a Ermal Meta e Fabrizio Moro con la loro “Non ci avete fatto niente”, arrivati quinti. Ma, in questo caso, la mancata vittoria non è da attribuire alla Rai. L’Italia fa infatti parte dei “Big Five” e partecipa solo alla serata finale dell’evento, il che rappresenta un privilegio, ma spesso anche uno svantaggio in fatto di “visibilità” della canzone, che rischia di essere adombrata da quelle presentate dagli altri paesi e già ascoltate.

Le aspettative per l’edizione di quest’anno sono comunque molto alte, vista la sonorità internazionale del brano di Mahmood.

In ogni caso, ciò che importa realmente è che le eccellenze della nostra musica vengano sostenute dal pubblico, esaltate e fatte conoscere al panorama internazionale, non relegate nei confini italiani per mere questioni materiali.

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