Niki Lauda e i più gravi incidenti di Formula 1

Niki Lauda e i più gravi incidenti di Formula 1

E' morto a 70 anni l'ex pilota autriaco, tre volte campione del mondo
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Imprese memorabili, carriera leggendaria, spirito immortale. E’ morto all’età di 70 anni Niki Lauda, icona mondiale della Formula 1.
L’ex pilota austriaco era ricoverato da diverso tempo in una clinica svizzera per problemi ai reni.

Tre volte campione del mondo di Formula 1 (due volte con la Ferrari una con la McLaren), quella di Lauda era una passione per le piste così ardente da non conoscere tregua.
Una passione che lo spinse a tornare al volante della sua Ferrari appena 42 giorni dal terribile incidente che lo ha visto rischiare la vita il 1º agosto 1976 sul pericoloso circuito del Nürburgring nel Gran Premio di Germania.

Ne uscì sfigurato, ma il suo amore per la Formula 1 totalmente integro: “Preferisco avere il mio piede destro che un bel viso”.

Sebbene terribile, quello di Lauda non è stato il peggiore incidente avvenuto in Formula 1.

Gli incidenti mortali in Formula 1

Dalla nascita della competizione automobilistica ad oggi, si annoverano 43 incidenti mortali avvenuti sulle piste mondiali.

La prima vittima fu Cameron Earl, scomparso durante un test drive il 18 maggio del 1952.
Da allora si susseguirono un numero incredibile di morti, almeno una ogni anno, culminate nel 1973 con i decessi dei due astri nascenti della F1: Roger Williamson e François Cévert.

Fu da quel momento che si aprì il dibattito sulla sicurezza dei piloti nelle gare e nei circuiti.

Tuttavia, dal 1973 in poi, si registrò ancora un elevato numero di incidenti mortali.
Uno dei più tragici coinvolse Gilles Villeneuve nel 1982, che sebbene non vinse mai un titolo mondiale nella sua carriera, è ancora oggi uno dei più celebrati piloti di Formula 1.

Ayrton Senna e Jules Bianchi

Il più famoso incidente coinvolse Ayrton Senna durante il Gran Premio di San Marino.

Era il 1° maggio del 1994 e solo il giorno prima, durante le qualifiche, Roland Ratzenberger perse la vita.

Già tre volte campione del mondo, il pilota brasiliano si preparava a debuttare con la Williams, dopo l’addio alla McLaren.
Al 7º giro, Senna uscì di pista ad altissima velocità alla curva del Tamburello, a causa del cedimento del piantone dello sterzo.
Con la vettura ormai ingovernabile, frenò, ma non riuscì a evitare il muro.
L’impatto fu fatale: il puntone della sospensione anteriore destra, spezzatosi, penetrò nella visiera del casco del pilota, sfondando la regione temporale destra.

Fu trasportato d’urgenza all’Ospedale Maggiore di Bologna, ma tutto fu vano: morì alle ore 18,40, all’età di 34 anni, senza aver mai ripreso conoscenza.

L’ultimo incidente mortale ha coinvolto il pilota francese Jules Bianchi, morto a 25 anni il 17 luglio 2015 a seguito delle ferite riportate alla testa dopo aver perso il controllo della sua vettura al Gran Premio del Giappone a Suzuka il 5 ottobre 2014.

Al giro 42, Adrian Sutil perse il controllo della sua vettura, urtando le barriere alla curva 7.
I commissari esposero una doppia bandiera gialla prima della curva per avvisare i piloti dell’incidente.
In pista fu inviata una gru per il recupero della macchina, da spostare in sicurezza dietro al guardrail.

Tuttavia, durante questa operazione, il pilota della vettura 17, Jules Bianchi, perse il controllo della sua auto, uscendo oltre la via di fuga e colpendo il retro della gru.

Bianchi fu trasportato al reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Yokkaichi, dove subì un intervento per ridurre un ematoma al cervello. Morì 9 mesi dopo.

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