Gli studenti del 'Montanari' di Ravenna sulla Nave della legalità

Gli studenti del ‘Montanari’ di Ravenna sulla Nave della legalità

Hanno realizzato una 'Nomafia Bike' per pedalare verso un futuro senza criminalità organizzata
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BOLOGNA – “Volevamo fare qualcosa di diverso dal mostro, dalla piovra, dall’incubo, i classici simboli della mafia caricati di negatività. E così abbiamo creato la ‘Nomafia Bike'”. Sono le parole di Anna Tassinari, docente della IIID della scuola secondaria di primo grado ‘Mario Montanari’ di Ravenna, scuola vincitrice in Emilia Romagna del concorso promosso dalla Fondazione Falcone in collaborazione col Miur ‘Follow the money. Da Giovanni Falcone alla Convenzione ONU di Palermo contro la criminalità organizzata transnazionale’.

La professoressa Tassinari sta viaggiando verso Civitavecchia per imbarcarsi sulla Nave della legalità con alcuni suoi studenti e il professor Annibale Guarini, che ha coordinato il progetto ‘Ricicletta’, il laboratorio di riciclo, riparazione e customizing interno alla scuola che, una volta riciclate le bici le mette a disposizione dei percorsi di legalità organizzati insieme alla Polizia Municipale di Ravenna.

“Era un pezzo di ferro arrugginito- spiega il professor Guarini- e da zero, utilizzando materiali di recupero e lavorando nel laboratorio interno alla scuola, abbiamo costruito una bicicletta che rappresenta la libertà di pensiero e di movimento, due diritti che la mafia toglie”. Simbolo di progresso e libertà, l’installazione rappresenta l’Italia in movimento ed è stata realizzata a partire da tutto quello che gli studenti hanno recepito durante le attività svolte nel corso dell’anno, legate ai temi delle mafie e della legalità.

Ogni anno la scuola realizza un’installazione e quest’anno, per partecipare al concorso, si sono fatti ispirare anche dalla figura di Mario Montanari, docente a cui la scuola e’ dedicata, martire della Resistenza che spesso viene raffigurato insieme alla sua bicicletta. “Vorremmo tantissimo- prosegue Anna Tassinari- poterla un giorno far vedere a Don Ciotti. Chissà se avremo mai quest’occasione, sarebbe un desiderio che si avvera”.

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