Squali nel Mediterraneo, ecco le specie più affascinanti dei mari italiani

Squali nel Mediterraneo, ecco le specie più affascinanti dei mari italiani

Delle 47 specie di squali nei nostri mari solo 15 sono definite potenzialmente pericolose per l’uomo
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C’è anche il Grande Bianco tra le 47 specie di squali nel Mediterraneo, a cui si aggiungono 38 razze e 1 di chimere.
Una piccola comunità rispetto alla vasta popolazione nelle acque di tutto il pianeta.
In tutto il mondo esistono più di 500 specie di squali (come noi siamo abituati a conoscerli), raggruppate nel superordine dei Selachimorpha.

Sebbene gli squali nel Mediterraneo siano una piccola realtà, esistono e i loro avvistamenti sono sempre più frequenti.
Delle 45 specie di squali nei nostri mari solo 15 sono definite potenzialmente pericolose per l’uomo.
Ma non c’è da aver paura.

Hai più probabilità di essere ucciso da una noce di cocco che da uno squalo.
Circa 150 persone muoiono ogni anno per la caduta in testa delle noci di cocco, rispetto alle 4 -in media- per gli squali.
Le noci di cocco, dunque, sono più pericolose degli squali.

Gli squali nel Mediterraneo più affascinanti

Escludendo esemplari “solo di passaggio”, ecco i 5 squali più affascinanti dei mari italiani.

Grande squalo bianco
(Carcharodon carcharias)

I temutissimi squali bianchi sono una realtà nelle acque italiane.
In particolare, l’aera compresa nel canale di Sicilia, Malta e Tunisia è una specie di “nursery”, dove i grandi bianchi si riproducono.

Quelli avvistati in Sicilia, infatti, sono giovani esemplari.

A differenza di altre specie di squalo, il grande bianco è a sangue caldo, anche se non mantiene costante la temperatura corporea e deve mangiare molta carne per essere in grado di regolare la sua temperatura.

I grandi squali bianchi sono i più grandi pesci predatori: nuotano fino a 24 km/h, pesano 2 tonnellate e crescono fino a una lunghezza di 4,5 metri.
Tuttavia, sono stati scoperti esemplari anche di 6 metri.

Nonostante la sua stazza massiccia, lo squalo bianco è in grado di compiere spettacolari evoluzioni.

Il cosiddetto “breaching”, comportamento tipico dei cetacei, consiste nel compiere salti e acrobazie fuori dall’acqua.
Almeno tre specie di squali ne sono in grado: il mako, lo squalo pinna nera del reef e, appunto, il grande squalo bianco.

Mako
(Isurus oxyrinchus)

Presente, ma non comune nel Mediterraneo, lo squalo Mako (Isurus oxyrinchus) è un predatore del mare tanto affascinante quanto pericoloso.
Citato nel 1952 da Ernest Hemingway ne “Il vecchio e il mare”, è una vera star cinematografica: la sua faccia è stata utilizzata da Steven Spielberg per la locandina del film “Lo Squalo” ed è il protagonista del fanta-film “Blu Profondo”.

Si tratta di uno degli squali più veloci del mondo.
Grazie alla sua agilità riesce a raggiungere i 70 km/h, riuscendo a coprire lunghe distanze i poco tempo.
Un caso più famoso è quello di un Mako che percorse 2128 km in 37 giorni.

Ma, soprattutto, è una delle poche specie di squalo, come il grande squalo bianco o lo squalo pinna nera del reef, ad essere in grado di effettuare il breaching, ovvero la capacità di compiere grandi salti fuori la superficie dell’acqua, con balzi che lo sollevano completamente fino a 5 metri di altezza.

Bello e affascinante quanto letale.
Il Mako rientra nella rosa dei 5 squali più pericolosi del mondo, insieme al Grande Squalo Bianco, il Leuca, lo squalo Tigre, e il Longimano.

Ogni anno si registrano diversi attacchi all’uomo non provocati, anche se è d’obbligo sottolineare che non siamo le sue prede.
Semplicemente, alcuni squali possono scambiare un uomo per una foca o altri animali di cui si nutrono, e solitamente, si allontanano dopo uno massimo due morsi.
Purtroppo molte volte le ferite inflitte sono così gravi da far perdere la vita alla vittima.

Verdesca
(Prionace glauca)

Tra tutti gli squali nel Mediterraneo, la Verdesca, o squalo azzurro, è una delle specie più prolifiche nelle nostre acque, in particolare nell’Adriatico.
Rispetto ad alcuni suoi simili non è pericoloso, ma attacca solo se spaventato.

Si tratta di una specie a rischio estinzione a causa delle sue pinne, pietanza base di alcune ricette orientali.
La verdesca raramente morde gli esseri umani.

Dal 1580 fino al 2013, è stato coinvolto in 13 incidenti, quattro dei quali mortali.

Si stima che ogni anno vengano uccisi dall’uomo almeno fino ai 20 milioni di esemplari.

Squalo elefante
(Cetorhinus maximu)

E’ il secondo pesce esistente più grande al mondo, dopo lo squalo balena.
Ma non fatevi ingannare dalle sue dimensioni: lo squalo elefante è tanto grande quanto innocuo.

Si ciba di plancton, che cattura aprendo la sua enorme bocca: con le sue branchie può filtrare più di 1800 tonnellate di acqua all’ora.
Comunemente raggiunge i 9 metri di lunghezza, ma sono stati avvistati diversi esemplari anche di 12 metri.

Resta un animale alquanto misterioso.

Solitario ed elusivo, è stato inserito nella Lista Rossa delle specie a rischio di estinzione dell’IUCN.

Questo a causa di una “gestazione” più lunga di quella di qualsiasi altro pesce o mammifero, unita alla pesca intensiva (e accidentale), che, sebbene vietata in diversi  paesi, viene praticata per la ricca quantità di olio che si può estrarre dal suo fegato.

Squalo martello
(Sphyrna zygaena)

Riconoscibile per la tipica conformazione del muso, lo squalo martello comune è stato ripetutamente osservato in grandi gruppi dai sub attorno a Lampedusa, nel canale di Sicilia.
Appartiene ai Sphyrnidae, famiglia che accomunata dalla stessa caratteristica protuberanza ai lati della testa.
Per questo è molto difficile riconoscere una specie dall’altra.
E’ considerato (con tutta la sua famiglia) potenzialmente pericoloso per l’uomo, sebbene il numero di attacchi segnalati sia molto basso.
Esistono diverse ipotesi sul perché la natura gli abbia conferito la testa a martello.
Al momento, quella maggiormente accreditata è che l’ampiezza migliori la capacità di localizzazione elettrica.
Tuttavia, si tratta solo di ipotesi. La vera utilità della testa a martello resta ancora un mistero.

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