Emanuele racconta il campo Libera: un'esperienza fantastica

Emanuele racconta il campo Libera: un’esperienza fantastica

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Non solo lotta alla mafia, ma anche antifascismo, resistenza, memoria…e giochi di ruolo.

Ecco le parole per descrivere il campo Libera dalle mafie organizzato a Gattatico, in provincia di Reggio Emilia e alla sua prima edizione, ma con un esordio decisamente positivo.

Si parte sabato 22 giugno, e già dal treno si comincia a sentire odore di Pianura Padan…accipicchia, ho preso quello sbagliato! Cambio a Firenze ed ecco, con la pioggia già la riconosco di più.

Tornando al campo, i programmi della settimana non hanno a che fare solo con la lotta alla mafia, anche perché i ragazzi avevano il privilegio di lavorare affianco alla casa e al museo dei fratelli Cervi, protagonisti di una delle storie drammatiche simbolo della Resistenza; una sorta di milite ignoto per ricordare gli altri caduti in nome dell’Italia. Museo che i ragazzi hanno avuto modo di vivere grazie a spiegazioni e attività, con lavori di cura e servizio per il pubblico.

Dunque, cosa meglio di una bella rinfrescata di storia? E alla interessante visita guidata si aggiunge anche la gita a Marzabotto, nei luoghi degli eccidi nazifascisti, per formare culturalmente i partecipanti. La memoria però non solo a proposito della guerra, come testimoniano i viaggi a Bologna e Reggio Emilia per visitare il Museo della strage di Ustica e la strage del 7 luglio 1960; inoltre, a dimostrazione che memoria non è sinonimo solo di dramma, ci sono state anche le presentazioni dei campisti che hanno portato un ricordo o un oggetto che li ha cambiati. A ciò si aggiungono i tantissimi incontri per raccontare storie di mafia: Paolo Bonacini de “Il Fatto Quotidiano” , una delle voci del “processo aemilia”, Leonardo Ferrante per i beni confiscati, Enza Rando che si occupa della tutela dei figli di mafiosi, e Daniela Marconi con il sito “Vivi” per ricordare le vittime di mafia.

Il fiore all’occhiello del campo di Gattatico era, però, il gioco di ruolo, un modo forse poco usato per capire la realtà in maniera ludica. Dopo una prova come partecipanti ambientata negli anni della guerra, i ragazzi hanno presentato il gioco di ruolo creato da loro stessi, e quando sono tornati a casa hanno scoperto la magia…senza saperlo hanno creato una storia con tantissime somiglianze a quella recente della Sea Watch 3! L’ambientazione è Porto Empedocle, in un futuro distopico con norme sui migranti ancora più severe di quelle odierne; un gruppo di persone chi più chi meno autorevole, presentate in primis con la loro professione ma con tante sfaccettature psicologiche, ha in mano il destino di 30 immigrati, con molti scenari aperti…bisogna scegliere legalità o giustizia? Il nome della nave, neanche a dirlo, è Antigone. Il nome del gioco è “L’isola che c’è” , e visti i risultati l’obiettivo ora è di proporlo addirittura alla sezione nazionale di Libera.

Resisi conto delle analogie, tra i campisti è cominciata l’eccitazione, anche se questa è solo la ciliegina sulla torta di un’esperienza fantastica. Questo a riprova nel fatto che con fantasia, voglia di fare e determinazione si può andare dove si vuole…

di Emanuele Caviglia, studente Liceo Albertelli di Roma

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