Da Roma alla Mongolia per riscoprire il valore dei rapporti umani

Da Roma alla Mongolia per riscoprire il valore dei rapporti umani

Il viaggio di tre romani al Mongol Rally, gara a scopo benefico
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ROMA – Due uomini, una donna e un’unica missione: ritrovare i rapporti umani, conoscere, scoprire e aiutare gli altri. È questo, in sintesi, il motivo che ha spinto Chiara, Andrea e Sabastiano a partecipare al Mongol Rally, una gara non competitiva a scopo benefico. Partiti il 22 luglio da Praga, i tre viaggiatori dovranno percorrere 16mila chilometri per raggiungere la Mongolia, passando dalla Turchia, l’Iran, il Turkmenistan, l’Uzbekistan e poi ancora Tirgikistan e Russia.

I tre giovani del team italiano hanno poco più di 30 anni, lavorano come freelance, e per 55 giorni hanno deciso di mettere in stand-by le loro vite per dedicarsi a qualcosa di più grande: aiutare e migliorare il nostro pianeta e gli uomini e le donne che lo popolano.

“È nato tutto alla festa di compleanno di un nostro amico- racconta Sebastiano all’agenzia Dire- c’era un ragazzo che avrebbe partecipato al Mongol Rally e abbiamo deciso di farlo anche noi, abbiamo comprato una macchina e abbiamo iniziato a lavorare per mettere in pratica l’idea”.

I ragazzi attraverseranno circa 18 Paesi e lo faranno insieme ad altri 200 team che partecipano all’iniziativa. Una gara non competitiva, dunque, promossa da Cool Earth e The Adventurists con l’obiettivo di raccogliere fondi per piantare alberi e aiutare altre Onlus a scelta dei partecipanti. Ogni team infatti deve contribuire con mille sterline, 500 per Cool Earth e i restanti per una causa benefica. Nel caso di Chiara, Andrea e Sebastiano, la scelta è ricaduta sul Ghana, Paese dove Chiara ha lavorato e dove vorrebbero contribuire a realizzare uno studio di registrazione musicale.

“Ieri abbiamo fatto quella che dicono essere la strada più bella del mondo- spiega Andrea- la Transfagarasan, costruita da Ceausescu in Romania. Ora stiamo procedendo nel nostro viaggio. Quando abbiamo deciso di partire- continua- si sono allineati un po’ di elementi, primo fa tutti il fatto di essere tutti e tre ancora liberi da impedimenti di ogni tipo, unito alla voglia di esplorare e viaggiare.

I tre romani sono tre freelance e in questo lungo viaggio stanno utilizzando anche le loro competenze. Sebastiano e Chiara, che di professione fanno i filmmaker, racconteranno l’avventura in forma di documentario. Andrea, che ha una sturtup che si occupa di realtà virtuale, girerà con un sensore per “entrare nella vita di chi incontreremo, ma anche per far entrare loro nella nostra- aggiunge Andrea- Viaggiamo con due polaroid per scattare foto, portare un po’ del nostro mondo e lasciare un ricordo a chi conosceremo. Noi viviamo una vita privilegiata in Italia ma nel mondo ci sono altri problemi”.

L’obiettivo, dunque, è ritrovare e riscoprire il valore profondo dei rapporti umani, capire e comprendere le persone. “Un qualcosa che- dicono i tre romani- nel nostro Paese abbiamo un po’ perso”, ma che per fortuna già in questi primi giorni stanno vivendo: “è pazzesco il senso di appartenenza che crea questa iniziativa: quando ti ritrovi con gli altri team, non li conosci ma ti abbracci, ti baci, bevi qualcosa insieme e condividi”. 

 

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